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Nel cuore del Ceta (accordo Ue/Canada). 2: agricoltura sacrificata?
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Stati uniti d'europa di Redazione
9 novembre 2016 15:52
 
 Il quotidiano le Monde e il sito web tedesco Correctiv.org si sono messi a spulciare dall'inizio di novembre nelle duemila pagine dell'accordo commerciale Ceta, siglato domenica 30 ottobre tra l'Unione Europea e il Canada, per tentare di capire se le paure dei suoi oppositori sono fondate o meno.
1mo articolo – i tribunali di arbitraggio minacciano la democrazia?
2do articolo – l'agricoltura europea sara' sacrificata?
3zo articolo – Ceta e il clima si accoppiano bene?
4to articolo – la democrazia europea sara' diseredata?
5to articolo – i servizi pubblici sono minacciati?
6to articolo – il CETA e' inarrestabile?
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Produttori di automobili, laboratori farmaceutici e grandi operatori di servizi si sono spesi nel salutare l'accordo commerciale recentemente siglato tra l'Unione Europea (UE) e il Canada, perche' dovrebbe favorire i loro interessi commerciali. L'atmosfera e' lungi dall'essere la stessa dalla parte degli agricoltori, dilaniati tra produttori di latte e allevatori di bovini e maiali che si sentono sacrificati sull'altare del libero scambio. Facciamo un quadro sommario ci cio' che il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) cambiera' quando entrera' in vigore.
A – Una minaccia per gli agricoltori europei?
Quello che il CETA cambiera'
La principale evoluzione introdotta dal CETA in materia agricola vedra' l'estensione delle quote di importazione, che definiscono quante tonnellate di ogni prodotto sono autorizzate ogni anno su un mercato senza diritti di dogana.
I produttori canadesi vedranno le loro quote progressivamente crescere per diversi prodotti strategici sul mercato europeo:
- Bovini: una quota totale di 60.788 tonnellate sara' concessa (contro le 7.640 di oggi).
- Maiali: 75.000 tonnellate (contro 12.500).
- Grano: 100.000 tonnellate (contro 38853).
- Mais dolce: 8.000 tonnellate (contro 1.333).
In contropartita l'Europa ha ottenuto l'aumento della sua quota di esportazione di formaggi verso il Canada senza diritto di dogana, da 2.950 a 18.500 tonnellate all'anno.
Questo e' pericoloso?
I produttori francesi temono che la concorrenza indotta dall'aumento delle quote li metta in difficolta'. Per rassicurarli, le autorita' francesi sostengono che queste quote non rappresentano che una molto piccola proporzione della produzione europea annuale (0,6% per i bovini, 0,4% per i maiali), e che non subiranno degli incrementi, su una periodo di transizione di sette anni.
“Ma cio' che i canadesi inviano, sono essenzialmente dei pezzi con forte valore aggiunto”, dice il sindacato francese della filiera bovina Interbev. La quantita' canadese rappresenterebbe un colpo del valore del 16,2% delle 400.000 tonnellate di carne equivalente prodotta ogni anno in Europa.
In caso di improvviso “disequilibrio del mercato di un prodotto agricolo”, l'UE potrebbe sempre attivare una clausola di salvaguardia per ridurre temporaneamente le quote canadesi.
Quello che la Vallonia ha ottenuto con le sue discussioni all'ultimo minuto con Bruxelles, non e' la creazione di questa clausola (che esisteva gia'), ma la possibilita' per una regione belga di domandare la sua attivazione all'UE in caso di disequilibrio sul proprio mercato locale. Il solo vantaggio che il Canada ha conservato in rapporto all'Europa e' una clausola di salvaguardia specifica su un numero limitato di prodotti (come il pollame e le uova) per i quali nessun diritto di dogana preferenziale era stato negoziato. Quando i diritti di dogana di questi prodotti sarebbero stati superati del 200% (e non saranno toccati dal CETA), una tale clausola sarebbe stata praticamente inutile da parte europea.
B – I bovini agli ormoni e gli OGM saranno autorizzati in Europa?
Il problematici
L'aumento delle quote canadesi relative ai bovini ed ai maiali ha fatto venire il timore della carne con gli ormoni di crescita o geneticamente modificati, pratica molto diffusa in Canada, sia autorizzata all'interno del mercato europeo.
E' falso
L'Europa non ha accettato l'importazione di bovini agli ormoni, dei polli al cloro, dei maiali alla ractopamina o di nuovi organismi geneticamente modificati (OGM). “Tutte le importazioni canadesi devono sempre conformarsi alle esigenze europee”, spiega un portavoce della Commissione europea. I produttori bovini canadesi devono quindi costruire una linea di prodotti senza ormoni per esportare la loro carne in Europa.
Al contrario, il sindacato Interbev fa notare che gli europei non avrebbero “nessuna garanzia sull'uso di antibiotici e di OGM nelle parti” di animali, pratica frequente in America del Nord ma molto ben delimitata in Europa.
Infine, il CETA creera' dei nuovi forum all'interno dei quali dei rappresentanti europei e canadesi discuteranno sulle future armonizzazioni o equivalenza di norme, ma questo funzionera' basandosi sul volontariato. Ogni eventuale modifica delle regole sugli ormoni, la ractopamina o gli OGM dovra' essere approvata dalle autorita' europee.
C – I marchi protetti europei saranno sacrificati?
Il problema
Alcuni responsabili politici, come José Bové (EELV – Verdi) o ou Jean-François Copé (I repubblicani) sostengono che l'Ue ha venduto, con il CETA, le proprie indicazioni geografiche protette (IGP) dei prodotti alimentari, consentendo ai canadesi di utilizzarle come meglio credono.
E' falso
L'obiettivo del CETA e', al contrario, di migliorare la protezione delle IGP europee, che sono poche protette sul territorio canadese. Se si esclude il vino, protetto in virtu' di un accordo bilaterale del 2003, i produttori canadesi sono oggi solamente tenuti a rispettare le regole di base dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), che offrono una protezione moto debole contro le contraffazioni delle IGP. Per esempio, il prosciutto di Parma italiano non puo' attualmente essere esportato in Canada col suo nome originale, perche' un'impresa canadese ha depositato il marchio “prosciutto di Parma” per vendere il suo prosciutto canadese.
Il CETA vincolera' il Canada a riconoscere 145 marchi che proteggono 173 prodotti, dal formaggio (parmigiano, roquefort, feta) alla frutta (prugne di Agen), passando per i frutti di mare (ostriche di Marennes-Oléron) e la pasticceria ( Nürnberger Lebkuchen, un pan di zenzero tedesco).
Questo significa che vietera' ai suoi produttori locali di utilizzare questi nomi -anche se delle eccezioni rimarranno per alcuni prodotti: prodotti “tipo feta” saranno sempre autorizzati, mentre il foie gras d'anatra del Sud-Ovest coesistera' coi loro omologhi canadesi sul mercato nord-americano.
Diversi critici hanno notato che le 145 definizioni protette non rappresentano che una piccola proporzione dei 1.500 IGP europei esistenti. Ma la Commissione europea fa notare che e' gia' un buon risultato di negoziazione (in confronto, il Canada non ha protetto nessuna sua definizione), e che le 145 definizioni coinvolte sono le piu' comunemente contraffatte in Canada.
Occorre inoltre notare che, contrariamente a cio' che alcuni pretendono, le regole per l'importazione di prodotti in Europa “non cambieranno”: nessun formaggio canadese che non risponda agli IGP sara' autorizzato sul mercato europeo.
 
(articolo di Maxime Vaudano)
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