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C’è un’alternativa a Erdogan? La Turchia attende lo sfidante adatto
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Articolo di Redazione
2 marzo 2018 9:03
 
 Nel 2019 in Turchia ci saranno tre elezioni tutte insieme: regionali, politiche e presidenziali.
Attualmente in Parlamento siedono tre partiti di opposizione: il socialdemocratico CHP [partito popolare repubblicano], il nazionalista MHP [Partito del movimento nazionalista] e lo HDP curdo [partito democratico dei popoli].
Erdogan ha tirato dalla sua parte il MHP e ne ha ottenuto l’adesione a un’alleanza elettorale. Così facendo ha rafforzato il suo potere in vista di queste scabrose elezioni.
I co-presidenti dello HDP, secondo partito di opposizione per dimensioni, li ha fatti incarcerare. Il suo molto promettente, popolare presidente Selahattin Demirtas, nonché dieci deputati e diversi sindaci sono sempre dietro le sbarre. E per quello che riguarda il partito guida dell’opposizione CHP …
Ai socialdemocratici, che rispetto a Erdogan restano sempre sotto il 25%, semplicemente non riesce di essere quella speranza che ci si attende. Il capo del partito Kemal Kiliçdaroglu si vede esposto alle critiche, perché contro Erdogan ha già perso otto volte. E tuttavia nel fine settimana [5 febbraio 2018] è stato rieletto dal Congresso del partito. Viene anche criticato il fatto che il CHP segue il governo nella recentissima operazione siriana.
Erdogan sembra dunque avere messo sotto il proprio controllo tutti gli avversari e l’opposizione sociale. Sarebbe possibile che lui usasse l’ondata di nazionalismo provocata dall’offensiva in Siria per fissare nuove elezioni questa estate, prima che la congiuntura minacci di tornare a indebolirsi. Sembra effettivamente che per il presidente tutto vada liscio, ma i sondaggi mostrano che il terribile equilibrio 51:49 dell’ultimo referendum dura ancora. La repressione è massiccia, l’opposizione è frantumata, eppure la metà della società turca segue sempre il regime sultanistico di Erdogan.
Chi ha perso ogni speranza nell’opposizione punta su un’altra possibilità: la nascita di un movimento contrario nello stesso partito di Erdogan. Quasi tutti i compagni, con cui aveva rotto diciassette anni fa, Erdogan li ha nel frattempo eliminati. Per questo motivo ha creato nel partito un esercito di persone impermalite. In più si aggiungono parecchi sindaci, che ha deposto negli ultimi tempi, perché secondo lui avevano fallito. Da parte di alcune di queste perone impermalite, nel frattempo, le “accuse” si stanno facendo rumorose. Al loro vertice c’è Andullah Gül, che è stato presidente della repubblica prima di Erdogan, e che nel partito continua ad avere un peso. Nell’ultimo mese ha attirato su di sé i fulmini di Erdogan, quando ha criticato il decreto, col quale le milizie formate da civili godono dell’immunità se combattono gli oppositori. Il presidente ha reagito in modo talmente duro a questa critica minimale che è venuta alla luce la sua vera preoccupazione: proprio nel momento in cui aveva messo all’angolo l’opposizione, non poteva tollerare voci divergenti all’interno.
Da tempo Erdogan si è dichiarato candidato alla presidenza. Questo sarà l’inizio del suo sogno di assolutismo e di instaurazione di un sistema autoritario in Turchia. Il candidato dell’opposizione, invece, non è ancora certo. L’attesa di una personalità che sia capace di riunire sotto uno stesso tetto le forze democratiche del Paese e di sfidare coraggiosamente Erdogan, in questi giorni, dà l’impressione dell’attesa di Godot …

(Articolo di Can Dündar, da “Die Zeit” n. 7/2018 del 7 febbraio 2018)
 
 
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