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L'audacia della Tunisia
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Articolo di Redazione
21 giugno 2018 18:24
 
 L’importanza del dibattito avviato in Tunisia dal Colibe, la commissione incaricata dal presidente Béji Caïd Essebsi di proporre misure favorevoli alle libertà individuali, non dovrebbe essere sottostimato. Niente è scontato: “proponete, io sceglierò”, ha detto in sostanza il Presidente, un uomo che ci tiene alla sua autorità. Ma se la commissione continua, è una rivoluzione che si prepara, che piazzerà la Tunisia in cima alla riforma dei Paesi musulmani.
Con il metro di #MeToo, della lotta femminista, della giusta emancipazione delle minoranze sessuali, queste misure sembrerebbero elementari. Ma comparandole con le legislazioni medievali che sono in vigore nella maggior parte dei Paesi islamici, è una rottura decisiva. La commissione propone di stabilire l’uguaglianza uomo-donna in materia di eredità (la legge islamica prevede che la donna riceva la metà di ciò che è riservato all’uomo in questa circostanza), di depenalizzare l’omosessualità (punita con pena carceraria), di sopprimere il test anale sempre praticato per gli uomini presupposti omosessuali, di abolire la pena di morte, tra le altre riforme che toccano dei tabù nella terra musulmana.
Tutto questo è formulato in modo prudente. In materia di eredità, la donna potrà per esempio scegliere di sottomettersi alla tradizione se la sua volontà è liberamente espressa; per la pena di morte, la commissione popone di procedere a tappe, etc. Il Presidente, valuterà il momento giusto secondo lui e non rispetto al rapporto del Colibe. Si può presupporre che la sua valutazione dei rapporti politici di forza e dell’effetto elettorale delle sue decisioni, peserà pesantemente sul bilancio. Una coalizione di autorità islamiche ha già criticato il progetto spiegando che un governo non dovrebbe andare contro la lettera del Corano e che l’adozione di queste riforme sarebbe una minaccia per “l’identità tunisina”. La posizione del partito Ennahdha, da tempo vicino ai Fratelli musulmani, che si suppone che operi discretamente contro ogni cambiamento, giocherà un ruolo essenziale. Curiosamente, l’argomento identitario si collega alle tesi del nazionalismo europeo, perché la democrazia, facendo crescere senza sosta i diritti dell’uno e dell’altro, potrebbe incrinare l’identità delle nazioni. Tra gli islamisti e quelli che li denunciano con maggiore virulenza, esiste una paradossale parentela…
Ma la presidente della commissione ha ben da sperare e promette che un progetto di legge sara’ sottoposto al Parlamento in estate. La cosa non è impossibile: il presidente Essebsi si rifà alla tradizione di Bourghiba, che fa del miglioramento della condizione femminile una delle sue caratteristiche storiche più potenti. Il dibattito, in ogni caso, ha un clamore che andrà ben lungi dalla sola sfera tunisina. Nel mondo musulmano, l’abbandono della lettera del Corano a vantaggio di una interpretazione modernizzata dell’islam incoraggerà tutti coloro che lottano in questi Paesi per l’emancipazione degli individui, le donne e gli omosessuali in modo particolare. Se il presidente e il Parlamento seguono la commissione, la Tunisia si ritroverà in testa alla riforma islamica, così come a suo tempo aveva dato il segnale delle rivoluzioni arabe. La Tunisia farà entrare in contraddizione tutti coloro che essenzializzano l’islam e giudicano i Paesi musulmani incapaci di adattarsi alla modernità. Universalismo dei diritti contro identitarismo religioso. Si capisce che la questione non ha niente di secondario.

(editoriale di Laurent Joffrin, pubblicato sul quotidiano Libération del 21/06/2018)
 
 
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