testata ADUC
Come la flessibilità è diventata regina della quotidianità e ‘schiava di Roma’
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Vincenzo Donvito
8 febbraio 2019 12:45
 
 Ressa l’altro giorno ad un negozio di Milano della Nike per acquistare delle scarpe a produzione limitata: code notturne di decine di ore e centinaia di persone che, una volta “aperti i cancelli” tra spinte e tutto l’armamentario dell’umano/belva si sono accaparrati il diritto all’acquisto (1). Non è una novità, a livello mondiale: ricordiamo quello a cui si assiste davanti ai negozi quando vengono venduti oggetti di culto consumistico (come i telefoni della Apple), oppure al lancio di particolari e limitati sconti proposti da alcuni negozi.
C’è da evidenziare la differenza tra consumo individuale e piccolo business più o meno clandestino.
Fenomeno a parte quello delle code per le vendite a basso costo: ricordiamo per eccellenza il “Black friday” dove sembra che si tratti veramente di consumatori che acquistano per se stessi.
Il caso milanese delle scarpe Nike sembra che rientri nel piccolo business. Dal reportage (1) si evince che le persone in fila volevano acquistare per poi rivendere queste scarpe che, nel giro di poche ore dall’apertura ed esaurimento delle partite, erano vendute in web a prezzi decuplicati. Potenza del web e potenza della flessibilità.
Siamo tutti imprenditori, come quelli che affittano le camere di presunte case proprie ai turisti, o ci offrono gli oggetti delle loro soffitte in mercatini ad hoc? In teoria sì, per chi crede che il mondo sia quello dei film americani: con i liceali che lavano le auto agli angoli delle strade, o il babbo che espone gli oggetti della cantina sul prato davanti a casa sua.
Dalla teoria (film), passando alla pratica le cose sono diverse.
Per chi fa la fila davanti ai negozi per le Nike, possiamo escludere un racket, cioè gruppi organizzati da “capibastone” che hanno poi una sorta di struttura più o meno illegale per immetterle nei circuiti delle vendite online? No.
Per chi affitta le camere di casa “sua” ai turisti, possiamo escludere che non si tratti di camere di case proprie ma appartamenti ad uso esclusivo di turisti e che sono in pratica degli alberghi? No.
Per chi “svuota le soffitte e le cantine” in appositi mercatini possiamo escludere che per farlo non debbano aderire - con quote cospicue -  ad associazioni che si fanno tramite verso le autorità comunali per avere delle sorte di autorizzazioni (basate sulla filosofia “chiudo un occhio”)? No, non possiamo escluderlo.
E tutto questo avviene con ricadute fiscali inesistenti (denuncia redditi) o ridicole (tipico quello delle imposte comunali per chi affitta camere a turisti), inesistenti tutele previdenziali e sanitarie degli addetti.
Anche questo è flessibilità. Morbidezza che di per sé non è sinonimo di insicurezza e illegalità delle prestazioni, ma che, sbarcata nella nostra economia dove regna l’evasione fiscale e la furbizia, non poteva far altro che adeguarsi all’andazzo.
Mandiamo tutti in “galera”, impediamo loro di farlo? No, considerato anche che il divieto, riducendo e limitando il fenomeno degli addetti per conto proprio, è altamente probabile che passerebbe, molto più di quanto oggi marginalmente lo sia, nelle mani della delinquenza organizzata.
Non c’è una soluzione immediata a questo fenomeno. Certamente si possono fare norme che facilitino, per la loro semplicità e il loro minimalismo economico, che certe attività possano essere in regola; oltre a norme che facilitino e rendano più economica le attività simili meno flessibili (si pensi, per esempio, ai costi di chi fa l’albergatore vero e non quello finto). Norme che, nel lungo periodo, potrebbero dare i loro frutti: riduzione dei costi (imprenditoriali e di consumo), aumento di occupazione, aumento del mercato imprenditoriale e delle offerte.
Ci vuole, cioè una economia sempre più libera, sul lato della domanda, della offerta e del consumo e che – di conseguenza – aprirebbe canali innovativi e creativi oggi tarpati.
Un’economia che sarebbe, per esempio, il perfetto contrario di quello che prevede il progetto di legge governativo per la limitazione degli orari degli esercizi commerciali (2), le intenzioni governative di nazionalizzare alcuni servizi autostradali, di monopolizzare i servizi idrici, di “salvare” le banche dalle loro scorribande economiche (3). Un'economia, per l'appunto non "schiava di Roma" .... quella attuale...

NOTE
1 - https://milano.corriere.it/19_febbraio_08/nikelab-ressa-milano-fila-sneaker-nike-air-max-coda-reseller-scarpe-209d27ce-2b6d-11e9-8efb-2677649d01c7.shtml?intcmp=googleamp
2 - https://www.aduc.it/comunicato/liberta+commercio+limitazione+orari+negozi_29124.php
3 - https://www.aduc.it/comunicato/governo+banche+migranti+caso+carige_29008.php
 
 
ARTICOLI IN EVIDENZA
 
AVVERTENZE. Quotidiano dell'Aduc registrato al Tribunale di Firenze n. 5761/10.
Direttore Domenico Murrone
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori