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I diamanti da investimento al bivio del giudice di primo grado
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Articolo di Marco Solferini
17 febbraio 2020 11:09
 
 La situazione dei c.d. diamanti da investimento che vede quali protagonisti contrapposti numerosissimi risparmiatori ad alcune Banche fra cui la più nota BPM, si sta radicando, come previsto e più volte scritto, nel contenzioso avanti al Giudice di primo grado.

Le trattative che ci sono state, seppure spesso a macchia di leopardo e in un clima di “stop & go” in parte condizionato e in altra misura inflazionato da una caccia (alimentata on line) a chi otteneva di più, hanno in realtà prodotto un effetto distorsivo di quello che da subito è apparso essere il vero nocciolo della questione: il diritto del risparmiatore / investitore a vedersi restituire l'intera somma corrisposta.

Un investimento, quello in diamanti che per quanto non ricada, secondo un orientamento per il momento maggioritario nell'alea dei contratti finanziari in base alla definizione più condivisa degli stessi, non sarebbe mai stato compiuto, nella maggioranza dei casi, se non fosse stato promosso e sopratutto “piazzato” dagli Istituti di credito coinvolti.

Banche che hanno agito in conflitto di interessi per via di commissioni particolarmente generose.

La giurisprudenza ad oggi si è assestata su due distinti orientamenti, un primo meno favorevole ai consumatori ed un secondo, più recente, che sembra aver correttamente interpretato la responsabilità derivante dalla violazione degli obblighi di buona fede, sopratutto precontrattuale in rapporto alla natura di contratto in essere con la Banca per l'acquisto dei diamanti e in ragione dell'attività che veniva svolta nelle filiali, come pure dei servizi che venivano offerti.

Nel mentre, la lunga fase delle trattative che, come più volte ribadito, ha visto aumentare progressivamente gli importi che venivano offerti ai risparmiatori ed ha in qualche maniera condizionato le aspettative di quest'ultimi.

Come Aduc da subito abbiamo avuto una posizione molto intransigente. E' corretto rivendicarla perchè a differenza di chi ha reputato utile inseguire le posizioni delle Banche con il cappello in mano pur dovendo assecondare, se richiesti, le posizioni dei clienti, abbiamo sempre contestato anzitutto il reale valore di questi preziosi.

In pratica, c'è sempre stata una differenza non solo nel prezzo di vendita con cui venivano piazzati ma anche nella materiale possibilità di rivendita degli stessi, cioè nel mercato post accoglimento di eventuali accordi transattivi.

E come più volte ribadito la sensazione è che le Banche abbiano aumentato le loro offerte proprio in ragione di questa consapevolezza, il tutto man mano che purtroppo alcuni risparmiatori in difficoltà o mal consigliati hanno accettato compromessi intorno al 50 – 60% (se non in alcuni iniqui casi addirittura tra il 40 – 50%) per poi apprendere che i diamanti non si riuscivano a vendere.

L'idea che ha animato molti risparmiatori coinvolti di “limitare le perdite”, o di cercare il compromesso vincente sulla percentuale offerta dalla Banca, per poi pensare di “tenersi per molto tempo” questi diamanti (in attesa di un tutt'altro che scientificamente provato eventuale recupero di valore), ha rappresentato un vero e proprio errore di valutazione cui le Banche hanno spesso traghettato i risparmiatori, ed oggi addirittura questi diamanti li troviamo persino su ebay dove ci sono aste e trattative a dir poco deprimenti.

Le Banche hanno alzato l'asticella delle offerte per il banale motivo che le persone, dopo aver accettato con il “closing” delle trattative le proposte, si sono poi ulteriormente risentite quando hanno constatato che il mercato non gli consentiva rivendite se non a prezzi che oscillano tra il 15 – 20% di quanto pagato.

E' positivo invece il fatto che una larga parte di consumatori abbia deciso, dopo lo svolgimento dell'iter stragiudiziale, di rivolgersi alla magistratura. Il Giudice è la figura in cui riporre le proprie legittime aspettative di giustizia.

Fondamentale è farsi assistere da un professionista specializzato nel diritto bancario e dei mercati finanziari, forti e consapevole della verità che i fatti testimoniano, e cioè di essere rimasti vittime di una vendita che, per contenuti e condizioni, non avrebbe mai e poi mai dovuto essere anche solo lontanamente pensata. Figuriamoci poi messa in pratica su vasta scala.

Nel mondo degli investimenti spesso la paura di perdere è più grande del desiderio di guadagnare, pertanto si corre il rischio di lasciarsi convincere ad accettare quello che sembra il disagio o la perdita minore, ma occorre ricordarsi che la paura è prima di tutto saggezza verso il pericolo. Tutti abbiamo paura. Ma è come decidiamo di usarla che cambia da persona a persona.

Avere fiducia nello Stato di diritto è sempre un buon punto di partenza.
 
 
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