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Europa troppo cauta sulla transizione energetica
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Articolo di Redazione
5 dicembre 2016 16:50
 
La Commissione europea ha reso noto, lo scorso 30 novembre, il suo “pacchetto energia”, un'impressionante serie di proposte legislative (otto regolamenti e direttive, di piu' di un migliaio di pagine in totale) concentrate sull'efficacia energetica e le performance energetiche degli immobili, le energie rinnovabili, le regole di governance del mercato europeo dell'elettricita'. “Le proposte presentate concernono tutti i settori delle energie pulite -dice Maros Sefcovic, vice-presidente della Commissione incaricato dell'energia-. Queste misure daranno a tutti i consumatori e a tutte le imprese d'Europa i mezzi per ottenere il miglior profitto dalla transizione energetica”.
Le ONG e gli eletti Verdi al Parlamento europeo non sono completamente d'accordo in merito, e ritengono che il pacchetto, per quanto tonificante sia, manca seriamente di ambizione. Volendo risparmiare troppe grandi aziende energetiche e Paesi molto gelosi della loro sovranità energetica -la Francia sul nucleare, la Polonia sul carbone, etc- la Commissione ha perso l'occasione di fare dell'Europa un leader mondiale della transizione energetica. “E' il primo crash-test per l'Unione europea, che a meta' novembre aveva dichiarato, durante la conferenza sul clima di Marrakech, che voleva riprendere la leadership sulla transizione energetica. Ora si va piuttosto verso un muro, ha detto Denis Voisin, portavoce della Fondazione Nicolas Hulot.
La finalita' di questo voluminoso insieme legislativo e' di mettere conformita' alle politiche dei ventotto Paesi con gi obiettivo dell'accordo di Parigi sul riscaldamento climatico, ratificato dall'Ue il 4 ottobre. Le proposte del 30 novembre si iscrivono nel “pacchetto clima-energia" adottato in autunno del 2014, articolato allora intorno a tre obiettivi verso il 2030: una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 40% in rapporto al livello del 1990, un miglioramento dell'efficacia energetica dell'Ue di almeno il 27% ed un mix energetico europeo che includa almeno il 27% di energie rinnovabili.
Precarieta' energetica
Il pacchetto del 30 novembre ha ugualmente per obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dell'Ue, nel momento in cui il 30% del suo gas naturale viene dalla Russia. E di lottare contro la precarieta' energetica, considerato che sempre piu' le famiglie europee non hanno accesso all'energia o devono sopportare un aumento delle loro bollette elettriche del 3% all'anno dopo il 2008 e del 2% per il gas.
Per i suoi detrattori, la scelta della Commissione europea di portare dal 27 al 30% il suo obiettivo di efficacia energetica entro il 2030 e di renderlo vincolante (attraverso un sistema di tracciamento degli Stati membri e, se necessario, di richiami all'ordine) non e' sufficiente. Bruxelles assicura che permettera' di spingere il mercato del rinnovo immobiliare, nel momento in cui il riscaldamento degli immobili conta per il 40% del consumo di energia nell'Ue. E facendo fiducia alla Commissione, l'impatto dell'obiettivo del 30% di efficacia energetica, creerebbe 400.000 impieghi supplementari in rapporto all'obiettivo del 27%, e potrebbe far uscire dalla “poverta'” energetica tra 500.000 e 3,2 milioni di famiglie.
Nell'ambito della revisione della direttiva sulle energie rinnovabili Bruxelles propone tra l'altro che i fornitori di elettricita' basati sulle energie fossili aumentino dell'1% all'anno fino al 2030 la parte delle rinnovabili nelle loro offerte di energia. Al contrario, la priorita' di accesso alla rete di cui beneficia dal 2009 l'elettricita' da fonti rinnovabili, e' rimessa in causa, e la Commissione propone di non applicare piu' questa disposizione per i nuovi progetti di raccordo o di funzionamento delle reti.
“Sovvenzioni occulte ai combustibili fossili e fissili”
Le ONG denunciano ugualmente l'assenza di obiettivi di rinnovabilita', Paese per Paese, per il periodo 2020-2030, mentre il pacchetto clima-energia del 2014 fissa dei punti chiari. E si arrabbiano inoltre per il posto accordato da Bruxelles ai “meccanismi di mercato”. Questo dispositivo, richiesto dagli energetici in confronto ai prezzi di un mercato particolarmente basso, consiste nel remunerare le centrali non piu' per la loro produzione, ma per la loro capacita' di produrre in caso di picchi di consumo, di fronte ad un'ondata di gelo, per esempio.
Gia' in vigore in Germania e Regno Unito, questo sistema di “sovvenzioni occulte alle energie fossili e fissili”, secondo Denis Voisin, si estendera' alla Francia nel 2017 o ancora alla Polonia, senza che alcun criterio ambientale, come le emissioni di CO2, riguardi le loro capacita' di produzione in atto.
Nel momento in cui BusinessEurope, la principale associazione padronale europea, ha prudentemente salutato il “pacchetto energia”, alcuni attori, compresa la destra dello scacchiere europeo, si interrogano chiaramente sulla scelta della Commissione. “Io mi inquieto del sostegno apportato al carbone. Tutte le energie fossili non possono essere messo nello stesso sacco, sottolinea l'eurodeputato Françoise Grossetête, membro del partito Les Repubblicains. La Commissione europea avrebbe dovuto indicare la fine del carbone e permettere lo sviluppo delle centrali a gas, e questo e' tutto il senso della nostra attuale riforma del mercato del carbone”.
Disparita' considerevoli
Sul versante della governance del mercato europeo dell'energia, Bruxelles propone un sistema di sorveglianza dei progressi realizzati dagli Stati membri, dal 2018, con dei bilanci periodici da dare ogni due anni. Le capitali sono tenute ad inviare i loro primi “piani nazionali”, al 2018, alle autorita' comunitarie. La Commissione promette, se i Paesi dovessero troppo allontanarsi dall'obiettivo collettivo all'orizzonte del 2030, di richiamarli all'ordine inviando loro delle “raccomandazioni” di revisione dei loro piani energetici nazionali.
Questi testi devono essere ancora approvati dal Consiglio e dal Parlamento europeo, un processo che potrebbe prendere diversi mesi e non dovrebbe concludersi prima del 2017 o dell'inizio del 2018. Anche se Bruxelles agisce a favore dei Ventotto, alcune capitali rischiano di esitare, essenzialmente sulla sorveglianza dei prezzi al dettaglio che vuole instaurare la Commissione, constatando che in materia le disparita' tra Stati membri sono considerevoli, con delle spese energetiche al rialzo del 4% sulle spese delle famiglie a Malta, rispetto al 14% della media in Slovacchia.
A discapito della Commissione, l'istituzione comunitaria dispone di competenze limitate: secondo il trattato dell'Ue, la legislazione europea non puo' impedire “il diritto di uno Stato membro di determinare le condizioni di funzionamento delle risorse energetiche, la sua scelta tra differenti fonti energetiche e la struttura generale del suo approvvigionamento energetico”.

(articolo di  Cécile Ducourtieux et Simon Roger pubblicato sul quotidiano Le Monde del 05/12/2016)
 
 
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