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Legalizzazione cannabis. Un 20 aprile storico per la Thailandia
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Articolo di Redazione
21 aprile 2019 16:53
 
 Questa giornata del “four-twenty”, o 20 aprile, giornata mondiale i cui i sostenitori della legalizzazione rimettono in discussione la legislazione sulla cannabis e si ritrovano, ha un sapore speciale in Thailandia quest’anno. Alcune situazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti erano inimmaginabili solo pochi mesi fa in questo regno molto conservatore. Un festival dedicato alla marijuana si svolge fino ad oggi domenica 21 aprile nella provincia rurale del Burinam, a qualche centinaio di chilometri a nord-est di Bangkok.
Diverse migliaia di thailandesi assistono questo sabato 20 aprile a questa prima Festa della cannabis organizzata nel regno dopo la legalizzazione della marijuana ad uso terapeutico. Tra loro, giovani, malati, scienziati, ma anche persone comuni e dei politici. Numerose bandiere multicolori, percorsi bianchi e capitelli installati per l’occasione. Alcuni stand propongono foglie da rollare o delle pipe che suonano canzoni del profeta del reggae, Bob Marley. Altri espongono prodotti di serra e delle lampade necessarie per la coltivazione, oltre a diverse conferenze sulle diverse qualità della cannabis e sulle loro qualità.



Attesi 2,7 miliardi di euro l'anno di profitti
Chaivisit Visitvekin, un monaco di 62 anni, è in fila per ottenere il prezioso aiuto per la sua salute dal Ministero della Sanità che gli permetterà di usare la marijuana per alleviare il dolore alla spalla. “Ho utilizzato dell’olio e non ne ho avuto nessun effetto secondario”, assicura. Surrerati Ruangnoy consuma cannabis per avere sollievo dalle sue emicranie. “Al festival ho visto delle persone anziane. Ho fatto delle foto e le farò vedere ai miei genitori” in modo che comprendano meglio la sua situazione, dice la giovane donna di 26 anni.
A dicembre del 2018, la Thailandia è diventata il primo Paese in Asia del sud-est a legalizzare la coltivazione della cannabis ad uso medico, un mercato dominato fino ad ora dal Canada, l’Australia, Israele e diversi Stati degli Usa. La vendita di marijuana in forma di erba o di olio potrebbe portare benefici per qualcosa come 2,7 miliardi di euro all’anno, secondo le stime date all’agenzia France presse (AFP) da Prapat Panyachartrak, presidente del Consiglio nazionale degli agricoltori.
La legalizzazione ad uso terapeutico dovrebbe anche permettere ai contadini di diversificarsi, in un Paese dove l’agricoltura è focalizzata sul riso e gli alberi della gomma per produrre caucciù.
Questa potenziale manna finanziaria ha permesso ad un piccolo partito politico di affermarsi durante le elezioni di marzo, le prime dopo il colpo di Stato del 2014 che ha portato al potere una giunta militare. Il Bhumjaithai (orgoglio thailandese) ha fatto campagna per la legalizzazione della cannabis ma anche per permettere ad ogni famiglia di coltivare qualche pianta a casa propria.
Una scommessa vincente perché dopo gli scrutini è diventato una forza politica non secondaria. Si ritrova in posizione di arbitro, corteggiato dalle due principali fazioni (pro-giunta militare e pro-democrazia) per sperare di ottenere una maggioranza alla Camera dei rappresentanti. I risultati ufficiali saranno resi noti il prossimo 9 maggio.
Ma questo non impedisce che la Thailandia resti un Paese molto duro nei confronti delle persone arrestate per possesso di marijuana, ricorda il quotidiano The Nation: cinque anni di prigione per chi viene arrestato con meno di 10 Kg di marijuana, anni che diventano quindici quando si superano i 10 Kg.

(Elaborazione da un lancio dell’agenzia France Press – AFP – del 21/04/2019)
 
 
 
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