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Legalizzazione cannabis in Usa. Intervista all'on Tulsi Gabbard, candidata presidenziale
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Articolo di Redazione
20 novembre 2019 0:55
 
 La deputata Tulsi Gabbard è una delle più impegnate nella politica sulla cannabis al Congresso da quando è stata eletta per la prima volta nel 2013. Gabbard aveva ricevuto l'appoggio dell’associazione NORM durante la campagna elettorale per il Congresso, e per una buona ragione.
A differenza di alcuni dei suoi concorrenti nelle elezioni del 2020, l’on Gabbard è da molti anni dalla parte giusta della storia quando si tratta di politica sulla cannabis.
Durante il suo mandato alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard ha presentato o sponsorizzato una serie di progetti di riforma della cannabis. Ora Gabbard è in lizza per l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti e non sta certamente rinunciando alla politica sulla cannabis.
... Campagna elettorale in corso, abbiamo intervistato Gabbard sulle sue opinioni in merito alla politica sulla cannabis.

ICBC: Qual è la sua posizione per autorizzare gli Stati di esportare / importare cannabis attraverso i confini statali?

Gabbard: gli elettori, in un numero crescente di Stati hanno fatto ben comprendere che vogliono che la cannabis sia legale per i maggiorenni e regolamentata come l'alcol. Proprio come l'alcol dovrebbe essere acquistata e venduta legalmente e in sicurezza attraverso il commercio interstatale.
La California ospita la più grande industria della cannabis della nazione, eppure i ricercatori devono importare cannabis dal Canada per i loro studi. Questo non ha senso. Se riusciamo a trovare un modo per importare in sicurezza la cannabis da un altro Paese, allora possiamo ovviamente trovare un modo per farlo da uno Stato a un altro.

ICBC: Qual è la sua posizione sulla riforma della cannabis per uso ricreativo?

Gabbard: se qualcuno può acquistare legalmente cannabis da un dispensario autorizzato dallo Stato, possederla legalmente e consumarla legalmente, dovrebbe anche avere luoghi legali in cui svolgere tale attività, custodendola in modo che non finisca in mano ai minorenni ed evitando che possa essere utilizzata quando si guida un mezzo.
Gli avversari della legalizzazione della cannabis si comportano come se negli Stati Uniti non esistessero luoghi in cui già si consuma della cannabis per uso ricreativo. La città di Denver, per esempio, ha autorizzato dei locali in cui la cannabis ricreativa viene consumata, ed altrettanto accade anche in alcune parti della California.
Questi locali dovrebbero essere incentivati con una specifica regolamentazione, e sarebbero luoghi sicuri in cui si potrebbe meglio evitare che a consumare cannabis siano anche i minorenni. Sarebbe inoltre necessario un forte sforzo di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, con gli introiti, per esempio, di una tassazione per il consumo ricreativo.
 Come presidente, mi impegnerei a sostenere i nostri Stati e le giurisdizioni locali perché adottino politiche sanitarie che comprendano il consumo di cannabis ricreativa.

ICBC: Qual è la sua posizione per un'equità sociale in materia di cannabis?

Gabbard: A differenza della maggior parte delle altre grandi industrie, quella della cannabis è costruita sulla sofferenza e sulla persecuzione di milioni di persone. Il divieto ha rovinato molte vite e continuerà a farlo fino a quando non sarà abolito a livello federale. Dobbiamo garantire che l'industria della cannabis abbia il maggior numero di possibilità e che le comunità più colpite negativamente dalla proibizione abbiano la possibilità di impegnarsi in questo ambito. Parlo di politiche pubbliche che per incoraggiare l'equità sociale in questa industria prevedano esenzioni fiscali per la concessione di licenze, nonché riservare una parte di queste licenze proprio in virtù di questa equità. Come presidente, sosterrei la creazione di un programma di sovvenzioni pubbliche per prestiti alle piccole imprese nel settore della marijuana, per persone socialmente ed economicamente svantaggiate. E darei indicazioni anche all'Ufficio di statistica del lavoro perché raccolga dati per aiutare in questo senso anche le persone di colore. Se una politica pubblica di equità sociale deve avere successo, deve favorire a lungo termine coloro che hanno sofferto di più a causa del divieto sulla cannabis. Coloro che avranno una licenza grazie a questa politica di equità sociale non possono semplicemente esistere: devono disporre degli strumenti e dei vantaggi che possano loro garantire di dar corpo alle loro potenzialità, al loro talento e al loro duro lavoro.

ICBC: Cosa pensa dei politici che stanno sinceramente operando in materia di politica sulla cannabis rispetto a quelli che intendono semplicemente assecondare gli elettori?

Gabbard: ora la riforma della cannabis è molto popolare, ma ovviamente non è sempre stato così. Come per qualsiasi questione politica, anche in materia di cannabis ai candidati deve essere consentito di maturare le proprie posizioni.
Se qualcuno era solito opporsi alla riforma della cannabis e ora vuole sinceramente andare dalla parte della storia e sostenere la riforma, dovrebbe essere in grado di farlo. Comunque questo va bilanciato rispetto a quei candidati che in campagna elettorale non mostrano di essere molto sinceri nelle loro convinzioni.
Quando un candidato è stato anti-cannabis per lungo tempo e ha cambiato la sua posizione solo dopo che un sondaggio in materia ha dimostrato il favore della maggioranza, gli elettori dovrebbero ovviamente essere scettici verso di lui. Gli elettori dovrebbero informarsi per vedere cosa questo candidato ha fatto di recente per introdurre e/o promuovere la riforma sulla cannabis.

ICBC: Qual è il più grande ostacolo che impedisce la fine del divieto federale sulla cannabis?

Gabbard: Il nostro attuale sistema di giustizia penale mette le persone in prigione per aver fumato marijuana, pur consentendo a corporazioni come Purdue Pharma, che sono responsabili delle morti di migliaia di persone per gli oppioidi, di restare liberi e con le casse piene. Negli ultimi anni ho più volte chiesto politiche progressive sulla marijuana, chiedendo una riforma della giustizia penale.
Più di recente, ho presentato una legge per depenalizzare la marijuana a livello federale rimuovendo la sostanza dalla lista di quelle controllate (Controlled Substances Act), chiedendo anche che i tribunali federali annullino le precedenti condanne.
Un sondaggio Gallop pubblicato alla fine di ottobre 2019 mostra che il 66% degli americani sostiene l'uso ricreativo della marijuana. Un sostegno che probabilmente aumenterà solo negli anni a venire. Abbiamo avuto un certo successo nel presentare una riforma sulla marijuana negli Stati Uniti, ma dobbiamo far fronte ai blocchi del Senato, in particolare quelli del leader della maggioranza Mitch McConnell.
Le prossime elezioni del 2020 potrebbero eliminare il più grande ostacolo per porre fine al divieto federale sulla cannabis. Eleggendomi come presidente e abolendo il blocco del Senato, che include anche diversi democratici, e fare una volta per tutte la cosa giusta sulla marijuana. Un altro strumento che prenderò in considerazione è di usare il potere esecutivo del presidente per dare sostengo e spinte in avanti alla legislazione.

(intervista pubblicata sulla rivista della ICBC – International Cannabis Business Conference – del 18/11/2019)
 
 
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