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Prodotti economici cinesi venduti nel mondo. Piu’ di centomila muoiono ogni anno per produrli
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Articolo di Redazione
30 marzo 2017 12:58
 
 Comprare prodotti fatti in Cina e’ molto economici per i cittadini dei Paesi ricchi e' terribilmente caro per i cinesi. L’enorme inquinamento atmosferico generato dall’industria cinese e disperso nel vento, provoca 3.100 morti premature ogni anno in Europa occidentale e Stati Uniti, secondo uno studio internazionale. Il vorace consumo di prodotti cinesi in Ue e Usa e’ legato a quasi 110.000 morti premature ogni anno in Cina grazie all’inquinamento dell’aria provocata dalla produzione. I cittadini dei Paesi ricchi hanno computer, telefonini e giochi economici, e le multinazionali guadagnano molto denaro, ma in cambio ci sono centinaia di migliaia di morti nel Paese asiatico.
Il uovo studio, diretto dell’economista Dabo Guan, e’ il primo che calcola gli impatti sanitari transfrontalieri del commercio internazionale e l’inquinamento atmosferico ad esso collegato. Il lavoro, che e’ pubblicato oggi sulla rivista Nature, utilizza dati dell’inquinamento da particolati fini (PM2,5) rilevati nel 2007 in tutto il mondo. Questi particolati, di una dimensione minore di 2,5 millimetri, penetrano nel profondo dei polmoni, e possono giungere nella circolazione sanguigna provocando malattie respiratorie e cardiovascolari. Dei 3,45 milioni di morti premature relazionate con questo inquinamento quest’anno, circa il 12% (411.000) sono dovuti ai contaminanti atmosferici emessi in altre regioni del Pianeta. Per gli autori, il 22% delle morti (762.400) sono collegate alla produzione di beni e servizi in una regione, ma sono prodotti che poi sono consumate in un’altra.
“Alcune regioni consumano mentre altre producono e subiscono gli effetti sulla salute”, ha detto in una conferenza stampa Guan, ricercatore dell’Universita’ dell’Anglia orientale a Norwich (Regn Unito). Ad ogni milione di consumatori in Europa occidentale corrispondono 416 morti associati alla contaminazione tramite PM2,5 in altre regioni del mondo, secondo lo studio. Il numero di queste morti si riduce a 339 per ogni milione di consumatori in Usa. Al lavoro hanno partecipato una ventina di scienziati di istituzioni di punta in Cina e Usa, come l’Istituto Tecnologico della California o le Universita’ di Princeton e Pechino.
“Se il prezzo dei prodotti importati e’ basso, e’ perche’ nelle regioni di produzione le leggi contro l’inquinamento sono meno restrittive, quindi i risparmi dei consumatori possono essere derivati grazie alla spesa in vite perdute in altre regioni”, dicono gli autori. Studi precedenti calcolano che, nel mondo, il 90% delle morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, si devono in particolare al PM2,5.
“Il nostro studio calcola fino a che punto l’inquinamento dell’aria sia un problema globale in un’economia globale”, spiega Qiang Zhang, un ricercatore specializzato in chimica atmosferica dell’Universita’ di Qinghua a Pechino. “I Paesi sviluppati dovrebbero stimolare un consumo responsabile per ridurre gli effetti negativi sull’ambiente. E i Paesi in via di sviluppo dovrebbero migliorare l’efficienza delle proprie economie per ridurre le emissioni locali”, propone Zhang.
Il fisico Julio Diaz, autore di numerosi studi sull’inquinamento in Spagna, plaude al nuovo studio, ma allerta sui suoi “limiti tipici di un lavoro globale”. La ricerca diretta da Guan, secondo Diaz, non ha calcolato i livelli di inquinamento necessari per provocare effetti sulla salute in ogni regione, per esempio, in funzione delle diverse piramidi di popolazione. Lo studio di Guan estrapola attraverso studi precedenti. “Non e’ altro che un modello informatico approssimato di emissioni e di questioni sanitarie”, avverte Diaz.

(articolo di Manuel Ansede, pubblicato sul quotidiano El Pais del 30/03/2017)
 
 
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