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Tossicodipendenze e riduzione del danno. Le scelte del Portogallo
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Articolo di Redazione
20 aprile 2018 13:01
 
 Venti anni dopo aver decriminalizzato il consumo di tutti i tipi di droga con l’intento di “curare piuttosto che punire”, il Portogallo avra’ le sue prime narcosale per aiutare i tossicodipendenti che, durante la crisi economica, sono cresciuti.
Questa decisione rappresenta “un passo in piu’ nel quadro di una politica che fino ad oggi ha mietuto successi, cioe’ non considerare i tossicodipendenti come dei criminali, ma esseri umani in difficolta’”, ha detto il Sindaco di Lisbona, il socialista Fernando Medina, nell’ambito della presentazione “di questi programmi di consumo assistito”.
Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, due strutture fisse ed una unita’ mobile saranno create in dei quartieri della capitale portoghese dove, i consumatori che oggi si iniettano droga per strada, potranno farlo con particolare attenzione ai problemi legali alla loro salute.
In virtu’ dei risultati “totalmente positivi” con i provvedimenti relativi alla decriminalizzazione del 2001, “registriamo una recrudescenza del consumo tra la popolazione piu’ fragile”, spiega Joao Goulao, presidente del Servizio di intervento sui comportamenti additivi e le dipendenze (Sicad), che dirige le politiche di lotta contro la tossicodipendenza in Portogallo.
“Si tratta piu’ che altro di vecchi consumatori di eroina che sono ricaduti nella dipendenza dopo la crisi economica e sociale”, che e’ seguita alla crisi finanziaria del 2011, provocando un tasso record di disoccupazione”.
In base alle iniziative presentate il 19 aprile dalle istituzioni che ogni giorno sono in contatto con le parti piu’ marginalizzate della popolazione, le narcosale si rivolgeranno a circa 1.400 consumatori, 80% dei quali uomini e con una eta’ media superiore di 40 anni.
Il Portogallo seguira’ cosi’ l’esempio di una decina di Paesi in tutto il mondo, la maggior parte dei quaii in Europa, dove esistono gia’ queste narcosale sotto il controllo delle pubbliche autorita’.
“Abbiamo intenzione di proteggere sia i consumatori che le comunita’ locali”, che perorano l’apertura di queste strutture “poiche’ non vogliono piu’ vedere persone che si fanno delle iniezioni davanti alle porte delle loro case”, dice l’assessore incaricato all’Insegnamento dei diritti sociali, Ricardo Robles.
Nonostante la legge sulla decriminalizzazione del 2001, il consumo di droghe e’ vietato in Portogallo, ma non e’ un reato passibile di un seguito giudiziale. I consumatori fermati dalla polizia devono comparire davanti a delle “commissioni di dissuasione dalla tossicodipendenza” che, sotto l’egida del ministero della Salute e composte da psicologi, giuristi e assistenti sociali, devono cercare di trovare una risposta utile per ogni persona, sia che si tratti di un consumatore occasionale che di un tossicodipendente problematico.
Grazie a questo approccio riconosciuto come “umano e pragmatico”, i servizi anitari e diverse ONG hanno potuto entrare in contatto con i tossicodipendenti per offrire loro dei programmi di trattamento o di riduzione dei rischi associati al consumo di droghe.
Alla fine degli anni 1990, “l’eroina era il nemico numero uno del nostro Paese, con qualcosa come 100.000 consumatori problematici, che rappresentavano l’1% della popolazione”, ricorda il dottor Joao Goulao.
Da quando il numero di consumatori problematici si e’ ridotto della meta’, il numero di infezioni di HIV presso i tossicodipendenti e’ drasticamente diminuito e l’eta’ media del primo contatto con queste sostanze e’ passato dai 12 ai 15-16 anni.
In base all’ultimo rapporto annuale dell’Osservatorio europeo sulle droghe (OEDT), il Portogallo ha registrato nel 2015 circa sei morti per overdose ogni milione di abitanti, di eta’ compresa tra 15 e 64 anni, cioe’ tre volte meno della media europea.
“Quello che e’ un fattore unico in Portogallo, e’ la capacita’ del Paese di analizzare i problemi e di trovare risposte adatte alla propria realta’”,dice Dagmar Hedrich, specialista sulle politiche di riduzione di danni in seno all’OEDT.
Il modello portoghese di decriminalizzazione ha resistito alla prova del tempo e, nel corso degli ultimi anni, “numerosi Paesi si sono ispirati ai suoi insegnamenti”, fa presente questo esperto.

(da un lancio dell’agenzia France Press – AFP del 20/04/2018)
 
 
 
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