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Le trappole da evitare nella legalizzazione della cannabis in Canada
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Articolo di Redazione
10 aprile 2017 19:09
 
 Espansione del mercato nero, moltiplicazione di produttori in proprio, intossicazioni e furti. Il governo Trudeau deve trarre lezione dai problemi provocati dalla legalizzazione della marijuana in Colorado nel 2014, prevenendo quelli che sono stati i problemi in prima linea di questa rivoluzione. Se la legalizzazione ha permesso a Denver di aumentare di 30 milioni di dollari i propri introiti fiscali nel 2015, ci sono state anche delle cattive sorprese. Nel momento in cui il Canada si appresta ad andare avanti col proprio progetto di legge nei prossimi giorni, gli esperti americani hanno individuato le trappole da evitare, nonche’ i consigli da seguire.
Esplosioni nella catena
La legalizzazione della marijuana a fini ricreativi in Colorado ha portato alcune persone ad improvvisarsi esperti nell’arte di produrre l’olio di cannabis. Il fatto e’ che questo metodo comporta seri rischi di esplosione in virtu’ dell’uso di liquidi infiammabili, tra cui la nafta, che sono necessari per trasformare le foglie di marijuana in olio.
Il portavoce della contea e della citta’ di Denver, Dan Rowland, spiega che sette esplosioni domestiche si sono verificate nella regione di 700.000 abitanti, nel 2014, anno della legalizzazione. Questo ha portato il consiglio comunale a rendere illegale questa produzione artigianale senza che sia stata ottenuta una licenza.
“Le persone hanno cominciato a fare questo dopo la legalizzazione. C’e’ un modo di estrarre questi oli e i professionisti lo fanno con un permesso nei propri luoghi autorizzati. Ma ci sono anche dei neofiti che si procurano una macchina usata per farlo o che tentano di fabbricarne una da soli e lo fanno nel proprio garage, nella propria cucina o nella loro cantina, e fanno esplodere la loro casa”.
Confusione sulle confezioni e turisti al pronto soccorso
La legalizzazione della marijuana ricreativa ha anche portato diverse persone ad accedere a dei prodotti commestibili confezionati a base di marijuana e venduti legalmente; cioccolato, biscotti, dolci, etc. Delle modifiche hanno dovuto essere apportate alla confezione dei prodotti per meglio definire che cosa e’ una “dose”. Visto che la ricerca di questa sostanza da parte dei consumatori non si esplicita subito, diversi tra loro si spazientiscono e ne consumano quantita’ 10 volte superiori, ritrovandosi poi al pronto soccorso.
“Diverse persone hanno imparato a conoscere i propri limiti con l’alcool, poiche’ e’ tanto tempo che questo e’ legale. La marijuana e’ qualcosa di completamente nuovo e molte persone non sono educate sul fatto che certi prodotti sono molto potenti”.
Sembra tuttavia che questi siano soprattutto i turisti che vogliono gustare di piu’, secondo uno studio pubblicato nel New England Journal of Medicine. I dati rivelano che il numero di visitatori provenienti dall’esterno nelle infermerie dei pronto soccorso del Colorado e’ duplicato tra il 2013 e il 2014, anno della legalizzazione. Si contano 85 persone provenienti dall’esterno su 10.000 visite ai pronto soccorso nel 2013, rispetto alle 168 dell’anno seguente.
L’emergenza di un altro mercato nero
Se la legalizzazione della marijuana ricreativa ha essenzialmente soffocato il mercato nero della marijuana in Colorado, essa come reazione ha provocato o accentuato l’emergenza di un altro tipo di mercato nero, quello che ha trasferito la vendita di cannabis negli Stati vicini.
Per esempio, la marijuana proveniente dal Colorado puo’ essere venduta illegalmente a 6.000 dollari la libbra nelle strade di New York, nel momento in cui essa e’ tre volte meno cara quando e’ acquistata legalmente nello Stato di origine.
La legalizzazione della coltivazione della marijuana a domicilio, destinata ad un consumo personale, ha anche avuto l’effetto di creare una “zona grigia” nella legge che ha stimolato e fatto intervenire il crimine organizzato o alcune persone motivate dall’appetito del guadagno.
La coltivazione a domicilio resta una delle principali “sfide” a cui deve far fronte il Colorado, indica l’ex-direttore incaricato di coordinare le politiche legate alla marijuana nello Stato del Colorado, Andrew Freedman.
“Ci sono molte iniziative per vendere la marijuana al mercato nero in Usa. Abbiamo dei problemi con la coltivazione domestica legata al crimine organizzato che approfitta del sistema”, spiega colui che e’ stato soprannominato lo “zar della marijuana” e che ora lavora come consulente presso gli Stati che intendono seguire i passi del Colorado.
Per far fronte a questo problema, il Colorado sta portando avanti un provvedimento che portera’ a diminuire da 99 a 12 le piante la cui coltivazione domestica sara' consentita.
Seguire le tracce della marijuana
Per evitare che la produzione commerciale legale di marijuana nei luoghi riconosciuti dallo Stato non finisca poi sul mercato nero di altri Stati, il Colorado ha messo a punto un sistema di tracciabilita’ e di inventariato “dei semi in vendita”. Questo sistema fa in modo che ogni pianta di cannabis abbia un’etichetta identificativa con radio frequenza registrata nell’inventario del governo.
Freedman raccomanda quindi al Canada, da una parte di limitare la coltivazione a domicilio, e dall’altra di assicurarsi di avere un tale sistema di tracciabilita’ per le installazioni che hanno un permesso. E crede che questo ridurra’ i punti di potenziale discordia tra Canada e i suoi vicini del sud.
“Altrimenti, ci saranno troppe iniziative per distrarre questa marijuana dal sistema legale e destinarla ad altri Paesi. Per cui, e’ importante avere un sistema che la regolamenti in modo stretto”.
Ondata di furti
La legalizzazione della marijuana non ha portato ad una proliferazione dei furti, essenzialmente negli stabilimenti riconosciuti e destinati alla coltivazione di questa sostanza, dice Rowland, il portavoce della contea e della citta’.
Secondo i dati piu’ recenti, i reati legati alla marijuana non rappresentano che l’1% di tutti i reati rilevati a Denver. Tuttavia, nel 2016, i furti di questo tipo rappresentavano il 78% di reati legati alla marijuana.
Non solo, ma anche circa il 10% dei furti nell’ambito del commercio sono stati fatti in stabilimenti legati alla marijuana, nel momento in cui questo settore d’attivita’ rappresenta meno dell’1% del commercio di Denver.
Rischio di artifici tra le province
Se Freedman ritiene che per il Canada e’ preferibile non adottare un approccio unico per tutto il Paese, nel contempo crede che le province dovrebbero avere un “confronto rigoroso” tra loro per evitare modelli troppo differenti gli uni dagli altri.
Pur se la legge e’ ovunque la stessa in Colorado per quanto riguarda il possesso e la coltivazione personale di marijuana, e’ tuttavia compito delle contee e delle amministrazioni comunali decidere se permettere o meno la commercializzazione della sostanza.
“C’e’ la regolamentazione di Stato, ma c’e’ anche quella delle contee. Voi sapete se quel che e’ bene per Ottawa lo possa essere o meno per tutte le altre”, spiega l’esperto.
“Bisogna quindi preoccuparsi che le province non siano troppo differenti fra loro. Dovete quindi verificare se e’ piu’ facile coltivare in una provincia che non in un’altra, e se la coltivazione rischia di andare oltre lo specifico luogo”, continua Freedman, e questo rischia di rendere l’applicazione della legge meno efficace.
Il portavoce di Denver crede anche nell’importanza di non adottare un modello unico per tutto il Paese. “Piu’ controllo tu puoi avere localmente, meglio e’”, dice Rowland.

(articolo di Dominique La Haye, pubblicato sul Journal de Montréal del 10/04/2017)
 
 
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