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 ITALIA - ITALIA - Telefonino e tumori. Corte d'Apello Torino: c'è nesso
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15 gennaio 2020 8:45
 
Arriva dalla Corte d'appello di Torino la conferma che l'uso scorretto e prolungato del telefono cellulare puo' provocare l'insorgenza di tumori cerebrali. Lo comunicano gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio dello studio Ambrosio e Commodo, che hanno seguito il caso di Roberto Romeo, l'uomo che aveva trascinato l'Inail davanti al tribunale di Ivrea, deducendo la natura professionale del neurinoma acustico destro di cui e' affetto. La sentenza, nel 2017, aveva dato esito favorevole al lavoratore. Ora la conferma dalla Corte d'appello di Torino: "Il neurinoma acustico e' stato causato da uso lavorativo del cellulare". "Il caso Romeo contro Inail", spiegano i legali, "e' il primo nella storia giudiziaria mondiale ad aver avuto sue sentenze di merito consecutive favorevoli per il lavoratore".
Secondo la Corte d'appello di Torino "esiste una legge scientifica di copertura che supporta l'affermazione del nesso causale secondo criteri probabilistici 'piu' probabile che non'". Roberto Romeo, dipendente di una grande azienda, tra il 1995 e il 2010 ha utilizzato in maniera intensiva telefoni cellulari, anche per coordinare il lavoro dei colleghi. Un uso che la Corte ha quantificato in "quattro ore al giorno, 840 ore l'anno e di 12600 ore per 15 anni", inoltre "all'epoca non esistevano strumenti che consentissero di evitare il contatto diretto del telefono cellulare con il viso, come cuffiette o auricolari". "Il mio caso deve far ragionare - spiega Romeo - ho iniziato a usare il telefonino a 35 anni e mi sono ammalato a 50. Appoggiavo sempre il cellulare tra la spalla destra e l'orecchio per poter avere le mani libere. Il neurinoma mi e' venuto proprio all'orecchio destro". Secondo Romeo "in Italia manca la prevenzione. Sui cellulari ci dovrebbe essere scritto di usarli con moderazione perche' nuocciono alla salute, come avviene per le sigarette. Non sono cose da poco, sono tumori cerebrali, nel mio caso benigno, ma altri lavoratori sono meno fortunati". Per l'avvocato Stefano Bertone "la cosa importante dal punto di vista legale e' la conferma che gli studi negazionisti finanziati dall'industria non possono andare a fondare, influenzandolo, il ragionamento dei consulenti dei Tribunali nelle cause che riguardano la telefonia mobile. La Corte d'appello aggiunge - ci da' ragione con un concetto tanto semplice quanto decisivo: siccome l'industria ha interesse all'esito degli studi, chi lavora per lei o con i suoi soldi esprime pareri meno attendibili di chi fa ricerca senza tornaconto". "Mi auguro - aggiunge Bertone - che la notizia di questa decisione, spinga i genitori a riconsiderare attentamente il rapporto e la vicinanza dei loro figli con i dispositivi mobili".  
 
 
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