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Equilibrio demografico e sovrappopolazione. Come affrontarlo male stracciando principi, liberta’ e futuro. Spunti di riflessione
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Articolo di Vincenzo Donvito
25 febbraio 2017 14:14
 
Il Pianeta sta scoppiando di abitanti. Le risorse sono quelle che sono, ma in crescita grazie ai continui interventi essenzialmente dei Paesi ricchi e democratici, ma gli scenari delle Nazioni Unite non promettono niente di buono. Il problema demografico e’ diventato tale perche’ per anni, purtroppo, e’ sempre stato relegato ai margini, demonizzato visto il modo di affrontarlo del secolo scorso (essenzialmente da parte del Nazismo). Oggi siamo in una situazione paradossale. Nei Paesi del cosiddetto primo mondo la natalita’ e’ in calo, mentre e’ esplosa nei Paesi in via di sviluppo e poveri. Il paradosso e’ che mentre da questi ultimi Paesi le pressioni migratorie sono diventate piu’ frequenti e numerose, nei Paesi ricchi si cerca di mettere in pratica politiche per la crescita demografica. E lo fanno un po’ tutte le parti, a modo loro, con politiche sostanzialmente schizofreniche. In Italia, per esempio, mentre i governi degli ultimi anni a guida di sinistra hanno sfornato incentivi e soldi come non mai per i neonati ed hanno agito umanitariamente per l’accoglienza degli immigrati dai Paesi piu’ demuniti, le opposizioni di destra, pur criticando blandamente gli incentivi alle nascite, hanno sviluppato politiche di ostracismo (piu’ o meno xenofobo) per impedire l’arrivo e la legalizzazione degli immigrati. Caratteristica non solo italiana, ma diffusa un po’ dovunque, in Europa e non solo. Politiche schizofreniche, dicevamo. Perche’ non prendono atto che oggi viviamo in un villaggio globale, dove sono una realta’ inarrestabile i flussi di migranti da qualunque parte a qualunque altra parte del mondo (ovviamente maggiori quelli dai Paesi poveri verso i Paesi ricchi). Ragionare e fare politiche di sviluppo demografico all’interno di propri confini, accogliendo o meno i migranti, e’ indice di suicidio politico, umano ed economico. Sarebbero piu’ coerenti coloro che vogliono chiudere le frontiere ad ogni immigrazione e far crescere i nati autoctoni. Ma, come si dice in gergo, sarebbe una coerenza “col braccino corto”: dovrebbero farlo militarizzando le frontiere; bloccando i trattati di scambi commerciali (che si basano anche sui movimenti di persone); bloccando quella realta’ che consente acquisti di prodotti a prezzi abbordabili perche’ vengono dai luoghi piu’ lontani del mondo e/o prodotti da lavori che spesso gli autoctoni non vogliono fare; bloccando (non ultima, ma prima) l’Unione Europea, etc. Cioe’ negare e cominciare a demolire lo standard attuale di vita, e compromettere in negativo quello futuro. Qualcuno lo vuole fare? Ne dubitiamo. Ma nel frattempo, chi fa queste politiche schizofreniche ci governa, e quelli piu’ “distratti” (tipo Brexit e i vari partiti nazionalisti) stanno aumentando i consensi.
Queste righe vogliono essere spunto di riflessione per meglio capire il fenomeno di sottovalutazione e disinformazione del problema demografico. Soprattutto per meglio capire come questa sottovalutazione non sia patrimonio di una destra o di una sinistra, di un liberaldemocratico o di un nazionalista, di un conservatore o di un libertario, ma trasversale a tutte queste opzioni di governo. E’ una questione culturale che -visto il contesto mondiale e migratorio ed economico a cui abbiamo accennato- e’ bene chiamare suicida (nel senso collettivo della pratica, perche’ individualmente -per noi- ognuno e’ libero).
Dicevamo capire. Proprio oggi abbiamo letto di una proposta di “ripopolamento” che viene da uno dei Paesi che per anni e’ stato riferimento (e per molti continua ad esserlo) per le liberta’ individuali e lo Stato sociale, la Svezia. Per noi e’ il tipico esempio di come il problema demografico venga sottovalutato da ognuno a modo suo. Nel consiglio comunale di Overtornea e’ stato proposto (e pare con buone possibilita’ che sia approvato) che agli impiegati pubblici, durante l’orario di lavoro sia concesso -sempre remunerati- di andare a casa, fare sesso e, oltre ai benefici rilassanti di una tale pratica, contribuire a far crescere la popolazione in calo. Dicevamo “a modo suo”. In Svezia, Paese in cui il sesso non e’ un tabu’ come nella maggior parte del mondo, e’ questo un modo per affrontare il calo demografico. Impensabile quasi ovunque per il “ripopolamento” (se non in qualche film nazistoide sul ripopolamento forzato), e’ naturale e spontaneo in Svezia. Rimandiamo alla lettura dell’articolo che linkiamo per i particolari e le evidenti difficolta’ e perplessita’ comportamentali e logistiche. Ma rimane questa sorta di candore che ha spinto il consigliere comunale Per-Erik Muskos a fare una proposta del genere. Candore con cui si affronta il problema demografico anche in un Paese, la Svezia, dove le politiche per l’accoglienza degli immigrati, pur se molto restrittive, sono programmate, e quindi il “ripopolamento” non dovrebbe essere una sorta di incubo come, per esempio, in Paesi come il nostro, la Francia, la Spagna, la Grecia, etc, cioe’ quelli che per politiche confusionarie e contraddittorie e per ubicazione geografica, campano alla giornata.
Per chi ancora fosse scettico, e’ bene ricordare che il nostro futuro a partire dall’oggi, si gioca e si sta giocando proprio sull’equilibrio demografico. E se lo stato dei nostri strumenti culturali e politici e’ in queste condizioni, dire che siamo in alto mare e’ solo -per chi non fa finta di non vedere e capire- essere gentili con noi stessi.
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