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Ue e Turchia. Nei momenti difficili e’ la democrazia e gli accordi che devono affermarsi
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
17 aprile 2017 14:02
 
 Per il momento, il referendum che consente al presidente Erdogan di prorogare il suo mandato in Turchia, sembra che abbia avuto la meglio. Che si facciano tutti i controlli possibili e immaginabili -anche da parte di organismi internazionali e comunitari che siano quotati in merito- viste le basse percentuali di differenza tra vincenti (51,3%) e perdenti. Al momento comunque, prendiamo atto dei risultati che ci sono. E prendiamo atto delle varie reazioni e cerchiamo di capire il futuro, non tanto della Turchia (che lo lasciamo decidere ai turchi, a meno che non comincino a minacciarci con qualche atomica…), ma dell’Unione Europea: se non ci muoviamo in questa logica, sputeremmo solo parole al vento.
Evidenziamo come il “noto europeista” sen. Roberto Calderoli, della Lega Nord, abbia chiesto la fine di ogni possibile negoziato per l’ingresso della Turchia nella Ue (1)… ma cosa gliene frega, a lui che vuole buttar via l’euro e l’Unione stessa? Forse ci e’ sfuggito qualcosa, ma noi siamo tra quelli che ragionano in maniera semplice, a maggior ragione a livello di questioni extra-nazionali, e’ restiamo basiti.
Quello che pero’ ci preoccupa di piu’ e’ il presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo, eletto del Partito Democratico, Gianni Pittella. Perche’, ufficialmente europeista convinto, non si capisce perche’ chieda che “i negoziati di adesione (della Turchia alla Ue - ndr) dovrebbero essere ufficialmente sospesi”, oltre ad inerpicarsi come interprete della maggioranza turca democratica che non sarebbe pro-Erdogan…. ma i numeri (che in democrazia sono decisivi) al momento dicono il contrario… (2).
Per fortuna -di tutti- ci sono altri politici europei che, pur preoccupati per il risultato pro-Erdogan del referendum, non stanno proponendo sanzioni o censure istituzionali alla Turchia.
Se pensiamo che in Ue abbiamo Paesi come Ungheria e Polonia, i cui governi un giorno si’ e l’altro pure sono motivo di preoccupazione per il rispetto delle direttive e la coesione dell’Unione stessa, quanto accade in Turchia dovrebbe portare -a nostro avviso- ad altre considerazioni: accelerare le procedure di adesione di questo Paese all’Unione. I casi sono due:
- si segue quanto dice il duetto Calderoli-Pittella e, grossomodo, dichiariamo guerra alla Turchia.
- si prende atto del risultato referendario e, siccome e’ per l’appunto un referendum e non un golpe, cerchiamo di velocizzare i meccanismi che potrebbero far meno male a tutti, cioe’ l’adesione della Turchia alla Ue. Con la conseguenza, per la Turchia, di una serie di obblighi non soggetti ogni volta a negoziati come avviene oggi (vedi questione rifugiati), ma istituzionalmente condizionanti la loro politica, ammesso che vogliano far parte della Ue.
Qualcuno potrebbe obiettare che l’Ue sta vivendo un momento difficile, e che “appesantirci” con la Turchia potrebbe peggiorare la situazione. Noi crediamo che sia vero proprio il contrario. Un paletto per superare questo dubbio lo mettiamo anche noi: che all’Eliseo francese, alle prossime elezioni, ci vada un europeista. Quindi non ci dovrebbe scombussolare piu’ di tanto aspettare il secondo turno elettorale del 7 maggio per sapere se la signora Le Pen abbia perso o meno. Se vince la leader del Front National occorre rivedere un po’ tante cose; se non vince, quanto scriviamo sulla velocizzazione dei negoziati per l’ingresso della Turchia, crediamo debba essere una dei primi punti dell’agenda comunitaria.
L’apertura dei mercati comunitari alla Turchia come membro, crediamo possa rivitalizzare tutti. L’attuale potenza economica dell’Ue si rafforzerebbe nel suo complesso e farebbe rafforzare i singoli partner, Turchia inclusa; che, toccando con mano i vantaggi in import ed export, non potrebbe che rispettare e incentivare una serie di regole. Le politiche dei e per i consumi sono sempre quelle vincenti
Ovviamente queste sono alcune linee di tendenza, da “approfondire profondamente”. Quando si fa politica democratica, non ci sono alternative a ragionare in questo modo. Altrimenti, vogliamo dare spazio alla guerra del duetto Calderoli-Pittella?

1 - "Da oggi, con il referendum farsa, al termine di una campagna elettorale con opposizioni zittite a suon di arresti e censura ai giornali scomodi, un referendum deciso da appena un 1,3 milioni di voti quando le schede contestate e in odore di brogli sono almeno il doppio, la Turchia è ufficialmente diventata un sultanato islamico con tutti i poteri istituzionali nelle mani del dittatore Erdogan, che adesso potrebbe anche ristabilire la pena di morte". Lo afferma Roberto Calderoli della Lega. "A questo punto - osserva - l'Europa abbia un sussulto di dignità e batta un colpo, annunciando la fine di ogni possibile negoziato per l'ingresso della Turchia nella UE, un Paese che mai potrà fare parte dell'Europa. E comunque complimenti davvero ai geni di Bruxelles, alla Merkel e allo stesso Renzi, che per anni si sono intestarditi illudendosi davvero di aprire le porte dell'Europa a questa Turchia".(ANSA).
2 - "Un altro duro colpo contro la democrazia e lo stato di diritto", un altro "passo decisivo lontano dall'Europa, Erdogan ha chiuso le sue porte all'Ue con questo referendum": lo ha detto il presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo, Gianni Pittella, secondo cui "i negoziati di adesione dovrebbero essere sospesi quando la Turchia deciderà di attuare i 18 emendamenti alla Costituzione". Pittella si dice inoltre convinto che la maggioranza dei turchi guardi alla democrazia e allo stato di diritto come delle pietre miliari, ma "sfortunatamente Erdogan sta trasformando la Turchia in un personale regime autoritario". (ANSA). 
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