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Precarietà, futuro, lavoro…: i giovani italiani e francesi sono più preoccupati dei polacchi
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Articolo di Redazione
19 ottobre 2018 15:48
 
 Come i giovani europei vedono il futuro? Hanno fiducia? Non proprio, almeno a credere al risultato di un sondaggio dell’istituto Ipsos per Secour Populaire, diffuso oggi 18 ottobre.
Prima constatazione: i giovani europei dell’Ovest (Francia, Italia, Gran Bretagna) giudicano più severamente rispetto a quelli dell’Est (Polonia) la propria situazione economica. Rispetto ai francesi, Il 62% stima che la precarietà sia in crescita in Europa, così come lo pensano il 55% degli inglesi e degli italiani. Nello stesso tempo, il 64% dei francesi, il 68% degli inglesi e il 65% degli italiani ritengono che la precarietà è aumentata nel loro Paese. Al contrario, i giovani polacchi sono solo il 34% a valutare la precarietà in crescita nel proprio Paese e il 32% in Europa.
Secondo Ipsos, questo scarto tra i polacchi e gi altri può spiegare perché “la crescita del loro Paese li rende molto più ottimisti”. I giovani polacchi sono comunque i più numerosi a lavorare, sia che si tratti di un impiego a tempo fisso, a tempo parziale o di un piccolo lavoro: l’87% lavora per far fronte ai propri bisogni rispetto all’84% degli inglesi, l’80% dei francesi e il 77% degli italiani. Questi ultimi sono i più numerosi (60%) a vivere presso i loro genitori, seguiti dai polacchi (55%).
Si nota inoltra che i 15-25enni italiani sono i più numerosi a vedere la propria situazione non benevola: il 32% giudicano in aumento la precarietà nel proprio Paese. I francesi sono dietro di loro, con il 27% degli intervistati.
Alla domanda “pensate che esiste un rischio molto importante, piuttosto importante, piuttosto che non importante o non importante in assoluto che nei prossimi mesi voi vi ritroviate in una situazione di precarietà o di povertà?”, gli italiani (56%) e i francesi (44%) hanno risposto massicciamente “molto importante” e “piuttosto importante" rispetto agli altri. Solo il 28% degli intervistati polacchi non era “sereno”, e solo il 7% “per niente sereno”.
Altra constatazione: le ragazze, indipendentemente dal loro Paese, sono più numerose dei ragazzi a dire di avere difficoltà ad accedere a dei beni o a delle attività culturali e di svago (47% rispetto al 39% dei ragazzi), di procurarsi un’alimentazione equilibrata (46 contro 39%), di vestire per bene (41 contro 38%), di pagare alcuni farmaci (36 contro 31%) e di pagare i loro abbonamenti ai mezzi di trasporto (30 contro 28%). Le case in affitto sono comunque costose per tutti, visto che il 31% delle ragazze e dei ragazzi hanno difficoltà nel pagarli, sia che lavorino o che siano in cerca di occupazione (38% per i primi e 39% dei secondi sostengono di avere difficoltà a trovare alloggio).

(articolo di Kim Hullot-Guiot, pubblicato sul quotidiano Libération del 18/10/2018)
 
 
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