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Governo. Di Maio: che disastro!
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Comunicato di Primo Mastrantoni
20 settembre 2018 10:26
 
 Promettere, raccontare bufale e mezze verità, alzare cortine fumogene è sempre stata l'attività di alcuni esponenti politici per acquisire consenso, ma chi è per il "Cambiamento", non dovrebbe seguire la vecchia e cattiva strada ma imboccane una buona e nuova. 

Quale buona e nuova strada ha imboccato Luigi Di Maio, capo del M5S, vice premier, ministro allo Sviluppo Economico e ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali?
Vediamo per punti:
a) propone e fa approvare una legge sul lavoro, per diminuire i lavori precari, il risultato è che aumenteranno i disoccupati;
b) vuole la chiusura delle acciaierie Ilva, ma firma l'ultimo documento per il proseguimento dell'attività dell'impianto; 
c) propone il sistema contributivo per le cosiddette pensioni d'oro, ma non si accorge che il suo capogruppo alla Camera dei deputati ha presentato una proposta di legge di tutt'altro segno;
d) vuole applicare il contributivo ai vitalizi, ma Corte Costituzionale e Consiglio di Stato hanno sentenziato e scritto che non si può fare;
e) prometteva il taglio degli stipendi dei parlamentari al primo Consiglio dei ministri, ma del provvedimento non c'è traccia; sempre al primo Consiglio dei ministri, prometteva di tagliare 30 miliardi di sprechi e privilegi, per aiutare famiglie, disoccupati e pensionati, ma del provvedimento non v'è traccia; 
f) vuole sforare il 3% in deficit, cioè vuole fare più debito, ma i patti sottoscritti dall'Italia, in sede europea, non lo consentono, e questo lo sa; 
g) intima al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, di fare deficit, dichiarando: "Un ministro serio 10 miliardi li trova",  ma in campagna elettorale aveva sostenuto che 17 miliardi per il reddito di cittadinanza, cioè per i suoi elettori, c'erano già e ora chiede a Tria; 
h) grida "onesta, onestà", poi  governa con chi accusava di dover restituire "decine di milioni ai cittadini". 

Insomma, la strada imboccata non è quella del "Cambiamento" ma è quella vecchia. L'importante è che il popolo ci creda.

Che disastro!
 
 
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