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Illegalità delle droghe. Il caso Firenze esplode
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Comunicato di Vincenzo Donvito
3 novembre 2019 10:29
 
 Il questore di Firenze ha chiuso per una settimana i locali del ristorante Mc Donald’s in piazza della Stazione. Aperto 24 ore su 24, specialmente durante la notte sarebbe diventato punto di riferimento di spacciatori e delinquenti vari mettendo in pericolo la sicurezza della zona. Nonostante il ristorante sia dotato di un servizio interno di vigilanza e che abbia fatto sapere alla Questura di essere disponibile a collaborare per agire, coi propri limiti, per la sicurezza che sarebbe incrinata, i locali di piazza della Stazione continuano ad essere chiusi.

Le proteste delle associazioni di categoria sembrano provenire da un altro pianeta: arrivano sempre quando “il latte è stato già versato”: prevenzione e iniziative uguali allo zero… comunque non c’è da aspettarsi null’altro visto che a loro interessa difendere la specifica categoria, costi quel che costi, sia che la sicurezza ci sia che la stessa non ci sia, l’importante è poter vendere la propria merce… non è una “colpa” ma un dato di fatto, ché anche in questo caso la responsabilità non è loro. Comunque sia queste associazioni che alcuni osservatori hanno fatto un giusto rilievo: il problema non sarebbe lo specifico ristorante ma la città, e la situazione nella specifica zona. Tant’è che già a suo tempo (periodo “zone rosse”) si erano mostrati contenti e disponibili a dar man forte alle autorità… ma non avevano fatto i conti, come del resto l’autorità comunale, col fatto che la sicurezza si garantisce mantenendo le libertà costituzionali e legali e non reprimendole; il Tar della Toscana, su nostra denuncia, ha per fortuna cancellato quell’obbrobrio della disposizione comunale sulle “zone rosse” che, per il periodo in cui era stata in vigore era solo servita ad impedire che qualcuno (solo perché denunciato, ma non condannato) transitasse da quelle parti… che la sicurezza non ne aveva subito nessun vantaggio.

Alcuni reportage di media locali (1) hanno informato su come il problema centrale che ha portato il questore a chiudere il ristorante è rimasto, cioè lo spaccio di droga: viene esercitato come prima e - il caso è spesso “diabolico” - proprio nelle strade lì intorno oggi si è registrata una morte per overdose di droghe. Nel contempo, sempre grazie alle informazioni di un altro media locale (2) si è venuto a sapere che in due ospedali di Firenze (Torregalli e Careggi) sarebbero circa venticinque i neonati risultati positivi a sostanze stupefacenti (inclusa cocaina), nell’ambito di altrettanto positività registrate in Toscana.

E il Mc Donald’s della Stazione è stato chiuso! Perchè? Certo, ognuno fa il suo mestiere, incluso il questore di Firenze, ma forse questo ognuno dovrebbe valutare motivi, ragioni, pro e contro… altrimenti si fa, per l’appunto, come con le “zone rosse”, che sembravano la soluzione ai mali ma invece erano solo illegali e non servivano a nulla.

Il problema, al di là dell’inutile iniziativa della chiusura del Mc che immaginiamo il questore ritenga “forte”, rimane gigantesco. E va oltre i poteri delle autorità locali, amministrative e di polizia. E’ il mercato libero delle droghe illegali, mercato che nella nostra città ha molti luoghi di smercio, Stazione inclusa (con Mc chiuso o aperto che sia). Mercato che al momento sembra che abbia grandi prospettive di continuare ad essere sempre tale e non regolamentato, visto che governo e Parlamento sono molto impegnati a tassare i contribuenti e poco attenti, anche e non solo, a questo tipo di problemi, che sono sia di ordine pubblico che sanitari e di libertà personale.

E quindi, cosa dovrebbe fare il questore? Certamente non chiudere i ristoranti ma cercare con gli stessi (che si sono resi disponibili e i mezzi comunque non gli mancherebbero) soluzioni di riduzione del danno. Della serie: alla comunità tutta costa di più chiudere dei locali pubblici piuttosto che, anche per il fatto che essere aperti 24 ore su 24 sono un presidio di civiltà, non garantire la sicurezza negli stessi? Ci sono diversi metodi per affrontare l’ordine pubblico: il più semplice è agire di imperio non andando molto per il sottile rispetto ai principi base della nostra comunità civica ed economica, il secondo è operare nel rispetto di questi principi. Il secondo costa (economicamente) più del primo, ma sembra che i risultati del primo non siano portatori di futuro e prosperità, ma proprio il contrario (dovunque sono utilizzati è una vera e propria strage, di persone, di economie e di diritti). Allo stato dei fatti, visto che le legalizzazioni delle droghe oggi proibite non è questione di polizie e amministrazioni, noi non conosciamo altri metodi. L’alternativa è la barbarie.

Nel contempo, come fanno vari soggetti e corpi di polizia nonché amministrazioni locali, in tutte le parti del mondo, non sarebbe male che ponessero il problema a governo e legislatori, auspicando modifiche dell’attuale improduttivo e dannoso sistema basato sulla proibizione.

1 - Corriere della Sera
32– La Repubblica
 
 
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