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Legalizzazione cannabis. Le lezioni americane
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Comunicato di Vincenzo Donvito
6 dicembre 2020 0:13
 
 Il voto del Congresso Usa che ha levato dalla clandestinità la cannabis a livello federale, è un voto importante. Per gli Usa, per il mondo e per l’Italia. Per gli Stati Uniti è la conferma di un percorso, molto federalista, che partito dalla base ora sta prendendo piede nelle massime istituzioni del Paese. E' quasi sicuro che il voto verrà ribaltato al Senato, ma è innegabile che siamo di fronte ad un processo in crescita e in affermazione. Questo significa che sulla questione ci si ragionerà e confronterà di più e in modo più pacato e razional/scientifico e verranno sempre meno le tipiche argomentazioni dei proibizionisti, spesso basate sulla percezione “di pancia” e su slogan datati. Il fatto che lo schieramento pro-cannabis sia sempre di più trasversale lì dove il confronto e l’esperienza è andata avanti (nei singoli Stati, per ora, che non a livello federale), ci indica che l’argomento non è più solo di partigianeria, ma ha coinvolto i principi basi fondanti del contratto costituzionale di quel Paese, la libertà dell’individuo. Repubblicani e Democratici si mescolano per il consenso alle norme e per l’attuazione delle stesse.

Lezioni americane?
E’ probabile. Non in generale e per chiunque, ma in non pochi casi.
Se pensiamo all’Unione Europea, siamo ancora in alto mare per l’aspetto ricreativo mentre siamo a buon punto per quello terapeutico. Per la cannabis ricreativa, nei singoli Stati dell’Ue la situazione va vista caso per caso, con Paesi in “avanguardia” e altri in alto mare o a mezza strada (la depenalizzazione, come in Italia). Ma oltre questo non si va.
In Italia: progetti di legge di iniziativa popolare nei cassetti del Parlamento, progetti di legge praticamente arenati nelle commissioni parlamentari. Ci sono scogli che non si riesce a superare. I partiti e i loro esponenti che hanno mostrato un qualche interesse alla legalizzazione ricreativa, sembra che siano più dedidti agli equilibri coi partner con cui governano in un determinato momento che non alla riforma in sé. Pensiamo ad un partito come il M5S che è al governo da due legislature e che tra i suoi principi fondanti non ha mai negato la legalizzazione ricreativa… ma prima perché governava coi proibizionisti tipo Lega, ora perché governa con i legalizzatori da salotto tipo Partito Democratico… il principio fondante lo ha lasciato nel proprio cassetto.

Questo fa sì che la legalizzazione non è mai all’ordine del giorno.

Ci sono due aspetti che vanno valutati.
1 - Sentiamo l’eco di discorsi tipo: “Ma come, ora con il covid ci si viene a proporre la cannabis, suvvia, ci sono cose più urgenti e importanti”...
E’ qui un aspetto della lezione americana. Gli Usa, uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia coronavirus, alle ultime elezioni hanno votato per diversi referendum legalizzatori e qualche giorno fa il Congresso ha proceduto alla depenalizzazione federale.
2 – Il voto americano sembra conseguenza di quanto già in essere negli Stati, dove le legalizzazioni sono tutte avvenute tramite referendum, mentre i passaggi legislativi sono solo per conseguenze ed attuazione di quanto deciso dagli elettori. Un metodo che ha fatto piazza pulita di tutti i vari equilibri dei partiti per il governo di uno o di un altro Stato, equilibri che non consentivano prese di posizioni nette pro o contro la legalizzazione, ma che si sono dovuti piegare alla volontà popolare.
Qui che c’è il secondo aspetto della lezione americana. Forse la chiamata al voto del corpo elettorale potrebbe servire a superare le dimenticanze di qualcuno e le opportunità di qualcun altro, oltre a cercare di far ragionare ogni elettore al di là delle bandiere, facendogli usare il cervello piuttosto che la pancia.
Certo, il nostro è un Paese dove talvolta i risultati dei referendum sono ignorati dal legislatore. Ed è possibile che possa accadere anche nell’opportunità che stiamo qui perorando. Ma è questo un motivo per farci desistere?
L’America è l’America e noi siamo l’Italia nella Unione Europea. Ma qualcuno conosce altri metodi per rompere il “muro del silenzio e del finto impegno”?
 
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