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Libertà di espressione e manifestazione. Gli stanchi riti repressivi della Toscana
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Comunicato di Vincenzo Donvito
13 marzo 2019 12:09
 
  Sta facendo maretta il divieto che il Sindaco di Prato ha emanato per una manifestazione del gruppo neo-fascista Forza Nuova per il prossimo 23 marzo. E mentre si aspetta la pronuncia della Prefettura, è tutto un andirivieni di solidarietà dei vari Sindaci della zona, fino al presidente della Regione Toscana. Tutti antifascisti!! Fa specie che proprio l’11 marzo scorso, il Comune di Empoli abbia deciso di levare la cittadinanza ordinaria a Benito Mussolini, conferita a maggio del 1924 all’allora presidente del Consiglio dei Ministri e Duce del Fascismo. Chissà perchè non l’hanno fatto prima, magari poco prima o subito dopo la proclamazione della Repubblica negli anni ‘40 del secolo scorso quando ancora il ferro era molto rovente…
Comunque, sembra che in questa manifestazione di Prato ci dovrebbe essere un tripudio di lodi al fascismo… e non ne abbiamo dubbi, visto che i fascisti di Forza Nuova in materia, non solo ne sanno una più del diavolo, ma per attirare l’attenzione mediatica sono adusi a fare questo e altro, grazie anche al clamore che tanti antifascisti sollevano in occasioni del genere (non sono da escludere manifestazioni di piazza contro con problemi di ordine pubblico).
Il problema (e lo è realmente) che si pone è che, invece di relegare la vicenda a questioni di ordine pubblico, con le autorità che dovrebbero garantire la libera espressione del pensiero di ognuno, la questione è spiccatamente politica. L’Italia, Paese sconfitto nell’ultimo conflitto mondiale del secolo scorso, ma risollevatosi diventando fondatore dell’Unione Europea e punto di riferimento tra i Paesi liberi nel mondo, oggi si barcamena su queste vicende. I nostri codici dicono che l’apologia di fascismo è un crimine, ma nello stesso tempo affermano che la libertà di pensiero vale per tutti. A noi qualcosa non torna e, viste le esperienze in tanti altri Paesi del mondo, soprattutto Usa e Uk, propendiamo perché sia bandito qualunque reato che punisca la cosiddetta apologia (fascismo incluso). Siamo nel 2019, e anche i fascisti di Forza Nuova, al di là degli aspetti burleschi e provocatori, non si sognano (a parte qualche cretino) di voler instaurare un regime simile a quello degli anni 30 del secolo scorso in Italia. Sanno che non gli converrebbe e, infatti (orrore per quanto ci riguarda) blaterano di “Patria Europa” e si ritrovano in alcune amministrazioni locali a sostenere partiti che oggi governano l’Italia intera.
Il passato fascista dell’Italia andrebbe combattuto con le armi della cultura, non certo “abboccando” alle provocazione di questi fascistelli di Forza Nuova… che non gli par vero tutto ‘sto baccano sulle loro aspettative di manifestare. E invece no. Tutti lì: sindaci, amministratori vari, politici, consigli comunali che si scordano di avere Mussolini come cittadino onorario, etc a fare da gran cassa alle loro turpi proposte di governo dell’Italia e dell’Europa. Certo, potremmo parlare a lungo sul significato e l’uso dell’aggettivo fascista che si fa soprattutto in Italia… e ci domandiamo – senza neanche tanta provocazione: sono fascisti alcuni scalmanati col braccio teso a ‘mo di saluto romano e con canti ridicoli/nostalgici, al pari di coloro che, ricoprendo responsabilità decisive istituzionali, fanno morire in mare degli immigrati colpevoli solo di voler vivere? Chiamiamo forse fascisti questi responsabili istituzionali? Alcuni lo fanno, ma sbagliano secondo noi. All’epoca del fascismo i responsabili istituzionali mandavano nelle camere a gas gli ebrei, i rom, i sinti e gli omosessuali per il solo fatto che erano tali, oggi i responsabili istituzionali fanno morire in mare persone solo perché sono tali, cioè persone in fuga dai loro Paesi in guerra e/o senza lavoro. I primi erano fascisti, i secondi sono ministri della repubblica antifascista…. Torna tutto? Noi siamo perplessi e vorremmo che ci fossero dei principi base che valessero come punto di riferimento per tutti: la libertà di espressione e di manifestazione. Forse, se questi principi fossero scevri dal filtro del codice penale, capiremmo tutti meglio cosa è stato e cosa è oggi il fascismo e, forse, ci indirizzeremmo meglio per combattere ciò che fa male alle nostre libertà.
 
 
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