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Ministro dell’Agricoltura. Oltre il ridicolo (“Sembro Gesù quando parlava nel deserto...”), a che serve?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
30 novembre 2018 14:34
 
  In una recente intervista (1) il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, ha dispensato le sue ricette per il rilancio di un settore, quello dell’export alimentare, che lui ritiene in crisi, normativa e strutturale.
La sua preoccupazione nasce dal fatto che sarebbero troppi gli interlocutori istituzionali e non con cui gli acquirenti dei prodotti italiani avrebbero a che fare: le fiere, l’Ice, l’Enit, le camere di commercio, le camere di commercio estere, le ambasciate, le regioni, i comuni, i consorzi. Preoccupazione che rimane tale e, a nostro avviso, sterile, visto che lui non propone nulla, a parte i soliti “vedremo”, “mi sentirò coi colleghi”, etc. Non solo, ma dichiarandosi contrario all’accordo Ue/Canada in materia (CETA), dichiarando che farà di tutto chè il Parlamento non lo ratifichi, ma siccome è gia’ in vigore, “vediamo come butta” dice, non si sa mai… Un ministro che ha le idee chiare, e futuribili!!
Quindi il nostro ministro sembra che auspichi una sorta di dipartimento unico del suo ministero che tratti con tutti gli acquirenti del mondo (manco la Repubblica Popolare Cinese, arriverebbe a tanto) , nonché una chiusura dei nostri mercati ad accordi internazionali come il CETA.
Noi crediamo ad una soluzione più semplice e più consona al funzionamento della nostra economia agricola verso i mercati internazionali: abolire il ministero dell’Agricoltura, così come avevano deciso alcuni anni fa gli italiani con un referendum, ma che tutti i governi succedutisi a quel referendum non hanno mai preso in considerazione (2). La logica è semplice: il nostro Paese non ha un coltura e una cultura unica in agricoltura, e accordi come il CETA (che essendo tra UE e Canada sono possibili e fattibili solo da organismi come l’Unione e non certo da singoli Stati come il nostro, coi loro “mercatini”, per autorevoli e di qualità che siano) stanno moltiplicando il business di un nostro “made in Italy” basato sulla qualità… che è quello per cui già oggi nel mondo abbiamo più che un merito.
Questo però comporterebbe l’assenza di poltrona per il ministro Centinaio… ma questo è un altro problema, che ci interessa in particolare e in generale.
Soprattutto perché in questa intervista da cui siamo partiti, il nostro ministro, sulla necessità di cooperazione o unicità da lui auspicata per le politiche verso l’export, disconoscendo l’Ue e accordi come il CETA, salvo il suo “vediamo come butta...”, afferma: “Sembro Gesù quando parlava nel deserto...”. Comprendiamo la sua difficoltà a farsi ascoltare, ma che lui sia un novello Gesù Cristo….
Ribadiamo. Crediamo di non aver bisogno di predicatori o Gesù per far valere la nostra operosità e la nostra qualità. Anzi, visto quanto ha fatto in questi mesi il nostro ministro dell’Agricoltura, se non ci fosse in assoluto sarebbe un bene per tutti. E pensare che Centinaio ha anche il compito di una sorta di ministero del Turismo (altro gioiello della nostra qualità ed economia), ministero anch’esso abolito a suo tempo da un referendum (2)…..

1 - http://www.tespi.net/NotaAlimentare/LNA301118.pdf
2 - https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1993_in_Italia
 
 
 
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