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Un grande economista italiano ci ha lasciato
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Editoriale di Alessandro Pedone
8 gennaio 2014 18:32
 
Durante queste vacanze di fine anno, esattamente Sabato, ci ha lasciato un grande economista italiano, molto poco ascoltato, purtroppo, dalla politica ed anche dall'economia main stream: Augusto Graziani.
E' stato un caposcuola, un maestro del pensiero economico eterodosso. Ha fondato la Teoria del Circuito Monetario che si è diffusa oltreché in Italia anche in Francia, negli Stati Uniti ed in Canada.
Graziani aveva capito che la moneta, il denaro, è una variabile centrale che influenza l'economia.
Gli economisti tradizionali considerano la moneta sostanzialmente neutrale, come un velo posto sulle grandezze reali. Loro studiano il libero scambio, la moneta è sostanzialmente un mezzo neutro che non modifica le belle equazioni che stanno alla base delle loro teorie.
Purtroppo la realtà è ben diversa.
Capire come funziona la moneta è centrale per avere politiche economiche efficaci. Il tipo di moneta che abbiamo modifica drasticamente il comportamento degli agenti economici, cioè delle imprese, dei lavoratori, dei consumatori ed amplia o riduce le possibilità dello Stato di intervenire per regolare il comportamento del mercato il quale, da solo, non può autoregolarsi e tende necessariamente verso crisi sempre più profonde.
Se si comprendesse il reale funzionamento della moneta, così come spiegato da Graziani, si capirebbe facilmente che non è vero – ad esempio - che l'allargamento della base monetaria produce necessariamente inflazione.
Graziani ha dato un contributo fondamentale nello spiegare mirabilmente che non è affatto vero, come si pensa comunemente, che sono i depositi che consentono alle banche di prestare il denaro. E' vero l'esatto contrario, sono i prestiti che creano i depositi. La corretta sequenza logica che avviene nella realtà è che le banche concedono prestiti alle imprese, sostanzialmente creando il denaro dal nulla (1), e questi usano questi soldi per remunerare tutte le risorse del ciclo produttivo, compresi ovviamente i salari.
Ciò che conta, quindi, non è l'offerta di denaro, ma la domanda di denaro.
La Teoria del Circuito Monetario è stata sviluppata tra gli anni settanta ed ottanta. Da allora l'economia main stream e – soprattutto – la politica, sostanzialmente la ignora, ma nessuno è stato in grado di confutarla. Semplicemente la ignorano.
In altre parole, sappiamo che la teoria economica dominante è gravemente fallace, ma facciamo finta che vada bene così. Continuiamo a ragionare come se il tipo di moneta fosse una variabile indipendente, come se gli operatori economici fossero razionali, ecc.
E' triste osservare, sebbene non stupisca, che nessuno nel mondo delle istituzioni che contano abbia sentito il bisogno di onorare il suo ricordo dando l'ultimo saluto ad un grande economista italiano.

(1) L'espressione “sostanzialmente creando il denaro dal nulla” può far arricciare il naso a qualcuno. Sono perfettamente consapevole delle tecnicalità legale alla concessione di prestiti. Creare denaro dal nulla è chiaramente una semplificazione per far comprendere il punto, ma è sostanzialmente vero. Il denaro, questa forma di denaro che abbiamo scelto di avere, viene creata dal debito.
 
 
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