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Finanza islamica. AD 2016. AH 1437. E poi?
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Editoriale di Vincenzo Donvito
6 dicembre 2016 18:32
 
 Lo Shariah Gold Standard e' il nuovo codice di condotta che chiarisce come investire in oro senza violare la shariah, cioe' i precetti religiosi dettati dal Corano e dagli altri testi sacri dell'Islam. Le linee guida messe a punto dall'Accounting and Auditing Organization for Islamic Financial Insititutions (Aaoifi) con la collaborazione del World Gold Council (Wgc) stabiliscono che i prodotti finanziari debbano avere come sottostante oro fisico e che le transazioni si debbano chiudere entro un giorno. Una rivoluzione di non poco conto, considerato che la speculazione su prodotti tipo argento, grano, orzo, datteri e sale non e' consentita; prodotti (ribawi) che in caso di compravendita vanno trasferiti immediatamente e non devono mai essere accumulati per un profitto. Nel mondo ci sono 1,6 miliardi di musulmani e la finanza islamica ha in gestione quasi 2 mila miliardi di dollari che, secondo Standard & Poors potrebbero salire a 5 mila entro il 2030 (1). Con l'oro che entra in gioco nel mondo musulmano, si parla di una domanda aggiuntiva di circa mille tonnellate di metallo (come una nuova Cina).
Nell'Anno Domini (AD) 2016, cioe' l'Anno Hegira (AH) 1437, avviene questo. Il primo passo di una finanza che non conosce piu' frontiere, avendo anche scalpito il muro dei dettami islamici? Puo' darsi. Per noi che viviamo nel mondo occidentale suona in modo anomalo una novita' del genere: molti e' probabile che non sanno neanche che l'economia islamica funzioni in questo modo, meno di quei molti islamici che non sanno come funziona l'economia che fa riferimento all'AD. Ma se pensiamo ai libretti di istruzione di molti apparati elettronici che acquistiamo, nonche' alle etichette alimentari di alcuni prodotti, dove i caratteri arabi sono di casa insieme al cirillico, al greco, al persiano, al cinese (mandarino), al giapponese, al coreano, al thai, al filippino e al latino, non ci dovremmo stupire di questo nuovo ingresso. La differenza e che questi ultimi sono prodotti di consumo (che con i vari accorgimenti possono andare bene un po' dovunque), mentre quando si parla di finanza, passando dal consumo all'investimento, il risvolto etico sembra essere piu' determinante.
Certo, il mondo musulmano ci va -storicamente- coi piedi di piombo rispetto alle ali del mondo giudaico-cristiano. Ma diamo tempo al tempo. E dobbiamo porci una domanda: e' il mondo giudaico-cristiano quello per il quale dovranno arrivare i nuovi codici di condotta per vivere insieme o non potra' essere viceversa, cioe' il mondo giudaico cristiano che si pone nuovi codici di condotta per essere col e nel mondo islamico? Nel contempo, non possiamo non rilevare che il mondo giudaico-cristiano e' da tempo che non ha codici di condotta condivisi al suo interno e verso l'esterno, poiche' non ha nessun tipo di compattezza come il mondo islamico; e quest'ultimo non ha avuto bisogno di particolari codici per, ad esempio, comprare armi prodotte nel mondo giudaico-cristiano: fabbriche di armi i cui proprietari e lavoratori magari vanno alle loro funzioni religiose per venerare il proprio dio, fabbriche che hanno anche la benedizione pastorale. Rilievo che ci lascia il dubbio sui codici di condotta di qualunque religione, e sui comportamenti religiosi di quelli che non hanno codici (considerato che nessuna religione -a parte le forzate interpretazioni di chi cerca un alibi alla propria sete di potere- vuole affermarsi ammazzando il diverso).
E quindi? Forse e' solo un gioco delle parti e, per esempio, ha ragione lo scienziato Edoardo Boncinelli -solo per citare una recente edizione letteraria- quando sostiene che “le religioni ci rendono stupidi”?
Il dibattito e il confronto e' immenso. Noi, come utenti e consumatori e risparmiatori, in un mondo globalizzato che ha bisogno di regole condivise (che oggi sono quasi inesistenti o delle barzellette per accontentare i potenti di turno) poniamo il problema. E intanto cominciamo ad affrontarlo dialogando e cercando di capire, senza barriere nella testa e nel corpo.

1 – Il Sole24Ore del 06/12/2016
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