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Liberalizzazione spiagge. Governo prende in giro Europa e cittadini
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18 gennaio 2024 13:21
 

Il governo ha risposto all’ultimatum dell’Ue per giustificare i propri tempi rispetto al riordino delle spiagge in linea con la Bolkstein, che prevede l’assegnazione dopo una gara a cui possa partecipare chiunque: abbiamo bisogno di quattro mesi per fare il punto della situazione.

La vicenda è notoriamente squallida: governi di ieri e di oggi hanno sempre rinviato il tutto per far guadagnare gli attuali gestori delle spiagge e confermare la propria vocazione antiliberista e protezionista: è diventata una questione di principio (loro) visto che gli imprenditori e lavoratori coinvolti che dovrebbero essere la loro cassa di risonanza elettorale, sono un numero limitato. Proprio come per i taxi e il sostegno alle specifiche corporazioni. 

Il governo, dopo che aveva chiesto tempo per un mappatura e l’ha fatta, ha incluso nelle spiagge anche porti e scogliere: le spiagge risultano percentualmente meno e quindi sarebbe assolto l’impegno della Bolkstein ad una % delle coste da liberalizzare. Ma nonostante questo dall’Ue è arrivato un ultimatum ed ecco che si chiedono ancora quattro mesi. Nel frattempo va avanti la procedura d’iinfrazione e si avvicina un multone che verrà pagato ovviamente coi soldi dello Stato.

In questo contesto si è inserito anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha chiesto di rispettare l’impegno comunitario, pur avendo validato una legge che dice il contrario.

Questi ulteriori quattro mesi è evidente che non serviranno a nulla nello specifico. Sono solo un’ulteriore presa di tempo per arrivare alla conclusione delle prossime campagne elettorali (regionali, comunali ed europee) dopo aver invitato gli elettori a votarli visto che loro sono quelli che riescono a tenere testa alla cattiva Bruxelles che vuole regalare le nostre coste alle altrettante cattive multinazionali. Poi, quel che accade dopo il voto… chi s’è visto s’è visto….

Questa vicenda, è un’ulteriore dimostrazione di come il governo, e i suoi sodali della cosiddetta opposizione, intendano affrontare il rinnovo del Parlamento europeo alle elezioni di giugno: non un contributo italiano alla definizione di un nuovo soggetto europeo politico ed economico che - come dimostrato dai fondi del Pnrr, dalla vicenda energetica e dall'inflazione - è fondamentale per la nostra vita, ma una passerella alla ricerca di consensi dimostrando quanto siamo bravi a non farci mettere i piedi in testa da Bruxelles, mantenendo ed alimentando le rendite di posizione, balneari in questo caso.


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