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GKN. Dall’elogio della catena di montaggio alle responsabilità istituzionali
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Comunicato di Vincenzo Donvito
12 agosto 2021 9:16
 
“… non vorrei essere qua, ma ad assemblare pezzi in fabbrica”.. catena di montaggio. Così un rappresentante dell’assemblea permanente della fabbrica Gkn * di Firenze, in una manifestazione pubblica accanto alle istituzioni.

Questa “nostalgia” della catena di montaggio fa venire in mente una denuncia contro quel tipo di lavoro fatta nel 1936 dal film “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin, un film simbolo storico e culturale di come il lavoro poteva all’epoca essere alienante. Denuncia grazie alla quale si sono poi sviluppate lotte contro quel tipo di produzione e per una umanizzazione che, per fortuna, ha sempre trovato più spazio nell’organizzazione aziendale.

Ma… “si stava meglio quando si stava peggio”? Nel 2021 siamo al punto di rimpiangere il lavoro alienante (otto ore: sì, ancora otto ore) purché si possa portare a casa uno stipendio? Questo nel Paese dove un partito di governo (il più grande in Parlamento) sostiene di aver sconfitto la povertà?

Sono inutili i diritti dei lavoratori conquistati ed è un falso la Costituzione fondata su lavoro?

Viviamo per scelta in un Paese capitalistico e sarebbe assurdo negare ai capitalisti il loro diritto di esser tali, anche di chiudere un’azienda che non capitalizza.
Nel contempo viviamo in un Paese tra i più avanzati al mondo, in un contesto europeo che ha al primo posto l’armonizzazione sociale tra libertà economiche e lavoro.
C’è qualcosa che non torna, per chi investe capitali e per chi presta la propria opera. Dimostrato dalla nostalgia per la catena di montaggio e l’impotenza di lavoratori e sindacati di fronte a queste prevedibili dinamiche.
Quello che facciamo, noi e i nostri Stati, è per vivere meglio, più sereni, non abbruttirsi e soffrire pur di avere un reddito. Al primo posto ci deve essere DIGNITA’. Quindi non “nostalgia” per la catena di montaggio e non inerzia istituzionale verso Gkn e milioni di altri simili problemi.
Quanto opera lo Stato e l’Ue per questa dignità?


* Una fabbrica di proprietà straniera che di recente ha licenziato 422 persone e deciso di chiudere. Licenziamento contro il quale sono in corso diverse iniziative di pressione, sulla proprietà e sulle istituzioni.
 
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