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Imposta-canone Rai. Riduzione del 30% per le aziende. Una beffa? Ridurranno anche gli stipendi in Rai?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
22 marzo 2021 16:55
 
  Il decreto Ristori ha ridotto il cosiddetto canone per il possesso di un apparecchio tv del 30%. Si tratta di cosiddetti canoni speciali versati dalle aziende. Dopo la beffa del mese scorso in cui a metà febbraio avevano stabilito che c’era un proroga del pagamento al 31 marzo… peccato che la scadenza del pagamento fosse il 31 gennaio… ora si aggiunge questa. Chi ha già pagato avrà un 30% di credito d’imposta.

La beffa è perché non si prende in considerazione il 2020, quando l’uso del servizio era decisamente stato molto più limitato, ma si prende in considerazione il 2021 prevedendo una limitazione parziale con la speranza che le campagne vaccinali portino a qualche riduzione sui divieti di mobilità e, di conseguenza, bar, alberghi etc dovrebbero ricevere un po’ di clienti.
Insomma, è una carità. Non un calcolo o qualcosa del genere. Anche perché quello che chiamano canone è a suo modo altrettanta beffa: si paga per il possesso del tv non per i servizi dello stesso. Un guazzabuglio che nasce dal fatto che l’informazione di Stato la si paga attraverso una imposta diretta che parte da un presupposto: hai un contratto della luce? Allora hai un tv. E se non ce l’hai, ogni anno devi inviare dichiarazione di non possesso.

Il nostro caso è il canone per aziende e ci poniamo una domanda che può sembrare provocatoria, ma non lo è: questo minore ingresso per la Rai comporterà qualche riduzione di stipendi e compensi nella radio-tv di Stato? Ne dubitiamo e quindi ci poniamo altra domanda: se i soldi per pagare stipendi e compensi ci sono nonostante il minore introito per la carità alle aziende, perché non calare in assoluto gli importi dell’imposta/canone e, magari, cominciare una progressiva abolizione della stessa, sì da dismettere l’abuso di posizione dominante verso gli altri operatori radiotelevisivi?
 
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