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 MONDO - MONDO - La Terra in quarantena trema di meno
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Notizia 
29 aprile 2020 9:06
 
La pandemia di coronavirus ha portato il caos nelle vite e nelle economie di tutto il mondo. Ma gli sforzi per frenare la diffusione del virus potrebbero implicare che il pianeta si muove un po' meno.
I ricercatori che studiano i moti della Terra riferiscono un calo del rumore sismico – il ronzio delle vibrazioni nella crosta del pianeta – che potrebbe essere il risultato dell'interruzione delle reti di trasporto e di altre attività umane. Dicono che questo potrebbe permettere ai rilevatori di individuare terremoti più piccoli e aumentare gli sforzi per monitorare l'attività vulcanica e altri eventi sismici.
Una riduzione del rumore di questa portata, di solito, si sperimenta solo per poco tempo intorno a Natale, spiega Thomas Lecocq, sismologo dell'Osservatorio Reale del Belgio a Bruxelles, dove è stato rilevato il calo.
Eventi naturali come i terremoti fanno muovere la crosta terrestre, ma lo stesso accade per le vibrazioni causate dai veicoli in movimento e dai macchinari industriali. E anche se gli effetti delle singole sorgenti possono essere modesti, insieme producono un rumore di fondo, che riduce la capacità dei sismometri di rilevare altri segnali che si propagano con la stessa frequenza.
I dati di un sismometro dell'osservatorio belga mostrano che le misure per frenare la diffusione di COVID-19 a Bruxelles hanno causato la riduzione di circa un terzo del rumore sismico indotto dalle attività umane, dice Lecocq. Le misure comprendevano la chiusura di scuole, ristoranti e altri luoghi pubblici a partire dal 14 marzo, e il divieto di tutti i viaggi non essenziali a partire dal 18 marzo.
L’attuale calo ha aumentato la sensibilità delle apparecchiature dell'osservatorio, migliorandone la capacità di rilevare onde che sono nella stessa gamma di alta frequenza del rumore. Il sismometro di superficie dell'impianto ora è sensibile alle piccole scosse e alle esplosioni di cava quasi quanto un rilevatore posizionato in un pozzo a 100 metri di profondità, aggiunge. "In Belgio si è davvero fermato tutto".
Se le chiusure continueranno nei prossimi mesi, i rilevatori delle città di tutto il mondo potrebbero individuare meglio del solito i luoghi in cui si verificano le scosse di assestamento dei terremoti, dice Andy Frassetto, sismologo dell'Incorporated Research Institutions for Seismology di Washington. "In superficie avremo un segnale con meno rumore, il che permetterà di ottenere un po' più di informazioni da quegli eventi", dice.
La diminuzione del rumore potrebbe essere utile anche ai sismologi che utilizzano le vibrazioni di fondo naturali, come quelle derivanti dal frangersi delle onde oceaniche, per studiare la crosta terrestre.
Poiché l'attività vulcanica e il cambiamento delle falde acquifere influiscono sulla velocità di propagazione di queste onde naturali, gli scienziati possono studiare questi eventi monitorando il tempo che impiega un'onda a raggiungere un determinato rilevatore. Un calo del rumore indotto dall'uomo potrebbe aumentare la sensibilità dei rivelatori alle onde naturali a frequenze simili, dice Lecocq, il cui gruppo ha in programma di iniziare a fare dei test a riguardo. “Si apre una grande opportunità di fare misurazioni migliori", dice.
I sismologi belgi non sono gli unici a notare gli effetti del lockdown. Celeste Labedz, geofisica al California Institute of Technology di Pasadena, ha twittato che una diminuzione di rumore simile è stata rilevata da una stazione di Los Angeles. "La riduzione è davvero incredibile", ha dichiarato.
Ma non tutte le stazioni di monitoraggio sismico vedranno un effetto così pronunciato come quello osservato a Bruxelles, dice Emily Wolin, geologa della US Geological Survey di Albuquerque, nel New Mexico. Molte stazioni sono collocate di proposito in zone remote o in pozzi profondi per evitare il rumore umano, e quindi dovrebbero vedere una diminuzione minore, o nessun cambiamento, nel livello di rumore ad alta frequenza che registrano, dice.

Da: LeScienze.it, 20/4/2020 (L'originale di questo articolo è stato pubblicato su "Nature" il 31 marzo 2020)
 
 
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