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A chi appartiene l’arte e la storia? L’arroganza a Firenze e il diritto all’aria
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Comunicato di Vincenzo Donvito
29 giugno 2021 8:46
 
Una città nella morsa del timido post-covid che governa il suo patrimonio culturale e artistico solo con divieti e arroganza. Dopo la movida abbandonata a se stessa, dopo l’esplosione della rabbia giovanile post-lockdown ora è la volta del patrimonio artistico. Una campagna pubblicitaria dello stesso Comune (tramite Alia/Rifiuti) con l’uso delle immagini delle opere d’arte che rendono secolare la città (David, Venere, Medusa) è stata bloccata: non ci avete chiesto l’autorizzazione - dicono i padroni/gestori dei musei dove sono esposte queste opere (chissà nel mondo quante altre autorizzazioni non sono state richieste ... magliette, monili).
La caratteristica comune tra movida, giovani e opere d’arte è l’incapacità di gestione per il bene comune.
A noi la campagna pubblicitaria piaceva: ecologia e promozione/attualizzazione dell’arte. E’ giusto pagare per andare a vedere gli originali nei musei, ma la loro esistenza a chi appartiene? Alle scelte individuali di un direttore di un museo o al mondo intero? Devo fare attenzione quando berrò il mio té con l’immagine del David sulla tazza?
Certo c’è la questione dell’uso di queste immagini non a fini di lucro… ma è forse lucro un Comune che invita i suoi amministrati ad essere ecologicamente responsabili? E che dire delle immagini di Firenze nel mondo, esiste forse una sorta di diritto al panorama (come avevano cercato di imporre alcuni anni alcuni amministratori giocherelloni per alcuni panorami toscani)?
Abbiamo l’impressione che qualcuno si è sentito ferito nella sua lesa maestà (“non mi hai chiesto l’autorizzazione”) e che lo abbia esternato con arroganza.
Sia chiaro, non stiamo facendo gli avvocati d’ufficio del Comune/Alia, ma di noi stessi utenti dell’arte e della città in cui viviamo, città nota nel mondo proprio per questa arte che, profit o no-profit, fa parte della nostra aria.
 
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