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Inflazione stabile. Ci sono ancora spazi per liberalizzazioni e mercato
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Comunicato di Vincenzo Donvito
29 luglio 2011 13:50
 
 I dati Istat che ci indicano l'inflazione come stabile e' a nostro avviso un segnale che ancora siamo in tempo per cambiare direzione, e riprendere il percorso verso un'economia dove mercato, concorrenza e liberalizzazioni siano al centro di provvedimenti e iniziative.
Inflazione stabile vuol dire che, pur coi differenti bilanciamenti riguardo ai prodotti, ci sono ancora spazi. Casi eclatanti di aumenti, come benzina e turismo, riescono ad essere compensati, per cui non e' guerra totale: ci sono ancora diffuse componenti economiche, imprenditoriali e di consumo, che non hanno ancora scelto la “guerra per bande” che abitualmente si scatena quando il Titanic del ministro Giulio Tremonti sta per affondare. Ci sono nella nostra economia parti mature e consapevoli, in chi offre e in chi consuma, che, per esempio, non sono come il nostro Governo dove, con sempre meno soldi e risorse da spartire ai vari clienti, la fuga e la “guerra per bande” hanno cominciato a manifestarsi.
Gli attori di un'economia che, quindi, vogliono ancora sperare e impegnarsi.
Le strade da scegliere non sono tante, ma e' una sola: mercato, concorrenza e liberalizzazioni. Cioe' la fine della logica, per esempio, dei “bonus bebé” e l'avvio, in materia, di agevolazioni fiscali per chi acquista e consuma. Non imposte di bollo sui titoli che diventano una sorta di patrimoniale, ma detassazione. Non privatizzazioni con presenza quasi totale di capitale pubblico per la gestione di servizi pubblici essenziali, ma liberalizzazioni con divieto di presenza di capitale pubblico. Non “bonus vacanze”, ma detassazione del settore per facilitare concorrenza, e quindi prezzi piu' bassi. Non aumenti sui ticket sanitari, ma abolizione di Province e finanziamenti pubblici a partiti e sindacati.
Una logica cioe' che metta al centro il cittadino utente e consumatore e, intorno ad esso, servizi e prodotti che invoglino per qualita' ed economicita' ad essere fruiti.
Un libro dei sogni? Forse. Ma c'e' un'Italia che lo chiede, e ci sembra sia quella che, nonostante tutto, non ha ancora scelto la “guerra per bande”, ma si muove ancora con professionlit'a e partecipazione.
 
 
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