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Bonus, a chi giovano?
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Editoriale di Redazione
23 novembre 2021 17:20
 
 E’ un anno e mezzo che andiamo avanti con bonus di vario tipo. Per singoli, famiglie e attività produttive. Se ci si distrae ne spunta fuori uno che non sapevamo neanche esistesse o che avevamo sottovalutato. A parte singoli ed aziende super specializzate nel captare tutto quello che arriva dallo Stato, commercialisti e caf sono diventati indispensabili per non perdere opportunità. Forse, continuando, avremo anche qualche specifica nuova figura professionale così come avviene coi cosiddetti lobbisti in Unione europea (1).
Bonus che per singoli e famiglie sembra che abbiano aspetti positivi nello specifico, anche se l’abitudine (e le delusioni) per uno Stato onnipresente e benefattore può abituarli ed affezionarli con elargizioni (2) e non solo garantendo diritti e doveri.. metodo che alla lunga crea sudditi piuttosto che cittadini.
Bonus per le aziende che, concepiti per risollevarle dalla crisi pandemica, se per alcune è comunque stato utile a riprendere percorsi produttivi e commerciali, non sono poche quelle che non hanno subito questo effetto.
Se si dà uno sguardo ad alcuni settori importanti come il turismo, si tocca con mano questa situazione. Si percepisce come i bonus generalmente siano stati utilizzati per far fronte a situazioni brutte, procrastinando solo nel tempo la dismissione delle specifiche attività. I bonus avrebbero potuto essere utilizzati per reinventarsi e costruire un nuovo mercato che tenesse conto che il consumatore è diverso da quello pre-pandemico (meno disponibilità economica, più diffidente, maggiori elasticità dei contratti), e invece no. Anzi. I servizi turistici di questa ultima stagione estiva, che alcuni hanno impropriamente chiamato normale, si sono quasi sempre distinti per essere più costosi e aggressivi: “abbiamo da recuperare”, ha sostenuto l’operatore medio… avranno pure recuperato ma è possibile che si siano giocati il futuro. Tant’è che ora, a pandemia rinnovata, stanno ricominciando ad annaspare e a pagare l’assenza di investimenti in una nuova normalità, forgiata sulle nuove economie, sui nuovi consumatori e su mercati diversi rispetto ai precedenti.

Questo ragionamento ci porta a riflettere sul fatto se i bonus fossero proprio ciò che serviva ad aiutare. Constatando che siano stati vissuti come carità piuttosto che strumento per investire.
Da una parte abbiamo la crescita di sudditi piuttosto che cittadini, dall’altra aziende che procrastinano le proprie agonie facendo male a se stessi per mancanza di servizi e prodotti per nuovi mercati proiettati al futuro, e facendo male a consumatori considerati come occasione per riprendersi quanto perduto.
Se pensiamo all’uso dei fondi europei del PNRR, se queste sono le logiche…..


1 – indispensabili per captare i fondi europei per le attività economiche. Alcuni di questi lobbisti, veri ed esperti conoscitori della burocrazia comunitaria, svolgono ruolo talmente indispensabile che, singole aziende, li hanno nel libro paga con dimora fissa a Bruxelles.
2 – l’estremo esempio è, per il Comune di Roma, il bonus di fine anno che verrà elargito ai netturbini che si daranno malati.
 
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