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Il costo implicito della  'consulenza finanziaria'…
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Editoriale di Alessandro Pedone
28 febbraio 2018 7:28
 
 E’ stato da poco pubblicato sul sito della Consob  il discussion papaer n. 8 dal titolo: Il costo dei fondi comuni in Italia Evoluzione temporale e confronto internazionale”  Si tratta di una lettura interessante per chi si occupa del settore perché evidenzia due dati sicuramente già conosciuti ma è sicuramente utile vederli pubblicati su un sito certamente autorevole come quello dell’autorità di settore: 1) il 51% degli utili prodotti dai fondi comuni se ne va in costi; 2)  circa il 70% delle commissioni riconosciute alle società di gestione del risparmio è assorbito dai costi di distribuzione.
La terza “cattiva notizia” è che i fondi comuni d’investimento, fra i prodotti di risparmio gestito, sono il “meno-peggio” sia in termini di costi che di trasparenza. Molto più costosi sono le gestioni patrimoniali, le polizze unit-linked ed i vari prodotti strutturati.
Quel 70% dei costi che vanno al settore della distribuzione dovrebbero pagare il servizio della presunta “consulenza finanziaria”, ovvero dovrebbero fare in modo che gli investitori facciano scelte realmente consapevoli.
E’ evidente che c’è una contraddizione. Se il consulente facesse il suo lavoro seriamente dovrebbe spiegare che non c’è valore aggiunto nei fondi che vende (il 95% dei fondi non crea valore aggiunto, questo è un dato statistico indiscutibile), ma se lo facesse non potrebbe fare quel lavoro perché non sarebbe retribuito dalla sua banca .
Con l’introduzione della MIFID 2, da quest’anno, i costi di consulenza e la sua qualità non indipendente dovranno essere resi espliciti.
Non sappiamo ancora come le banche applicheranno, nella pratica, quest’obbligo di legge.
Purtroppo, nei primi tempi, queste informazioni passeranno probabilmente in cavalleria seppellite dalle montagne di carta le banche inviano ai clienti, e che spesso non vengono neppure aperte.
Una fetta di clienti più accorti, però, inizierà a valutare se la consulenza che pagano così profumatamente apporta realmente un valore aggiunto, oppure se si tratta – come nella maggioranza dei casi – solo di costi meramente commerciali che servono non all’investitore, ma alla rete di distribuzione.
La consulenza finanziaria è uno di quei pochi settori nei quali è possibile avere un servizio molto più elevato riducendo i costi.
L’unico ostacolo è la consapevolezza.
 
 
 
 
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