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La finanza comportamentale entra nei santuari dei regolatori
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Editoriale di Alessandro Pedone
8 gennaio 2019 13:14
 
Sono circa 15 anni che sosteniamo, con tutte le nostre "forze", che la teoria alla base della legislazione sulla tutela del risparmio è fallace. Le norme sono inefficaci non solo e non tanto per il fatto che non vengono applicate, quanto perché sono sbagliate in linea di principio, o meglio, vedono un aspetto molto parziale e lo fanno assurgere a caposaldo della tutela dell’investitore.

Il presupposto teorico che sta dietro a tutte le norme di tutela dell’investitore è che l’uomo che sceglie uno strumento d’investimento - se è correttamente informato - è in grado di prendere decisioni utili per lui e, conseguentemente, per tutta la società.

Da questo presupposto – completamente infondato – nascono tutte le norme che hanno come cardine il principio di trasparenza.

Una istituzione finanziaria può benissimo proporre un prodotto insensato e strutturalmente dannoso per gli investitori, però – per essere legale - deve scrivere centinaia di pagine di informazioni che la quasi totalità dei clienti non sarà in grado di comprendere (e la maggioranza neppure si prova a leggere).

Piano piano, l’assurdità di tutto questo sta finalmente emergendo ai più elevati livelli.

Ho letto con grandissimo piacere l’introduzione del Direttore Generale della Banca d’Italia ai lavori del II Workshop su Regolazione e Politiche Finanziarie Comportamentali promosso da Banca d’Italia e Herbert Simon Society. Scrive Rossi (le evidenziazioni sono nostre):
"... l’economia comportamentale ha modificato irrevocabilmente la maniera stessa con cui inquadriamo nel nostro modo di pensare i fenomeni economici del mondo reale. [...] Quanto piu? si consolida un corpus di conoscenze condiviso nelle scienze economiche comportamentali, tanto piu? definito e robusto risulta l’insieme di strumenti normativi non tradizionali che possono essere impiegati. [...]
Ad esempio, la ricerca più recente nel campo della finanza aziendale comportamentale ha notevolmente ampliato la nostra comprensione dei comportamenti manageriali, dimostrando che anche i top manager, un insieme di individui particolarmente sofisticato, non sono immuni da pregiudizi e decisioni apparentemente irrazionali, e che i loro tratti caratteriali e le loro esperienze di vita sono valutate dai mercati.

Ancora più rilevanti sono i tratti comportamentali nelle decisioni finanziarie delle famiglie. Le decisioni di investimento e consumo basate su modelli impliciti di contabilità mentale (mental accounting), sulla eccessiva preferenza per il presente (present bias) e su punti di riferimento per i consumi (reference point consumption) sono state più volte indicate come possibili spiegazioni del comportamento “non tradizionale” di questi soggetti desumibile dai dati.

Come Banca d’Italia e IVASS, nella nostra attività di tutela dei consumatori, consideriamo ora attentamente l’economia comportamentale.

In passato, come Autorità, facevamo affidamento prevalentemente sull’efficacia di puntuali disposizioni di trasparenza. Ma offrire alla clientela la massima trasparenza, se da un lato sana formalmente le asimmetrie informative, per altro verso non consente di superare le criticità derivanti dalle distorsioni comportamentali.

Nel mondo reale le persone sperimentano limiti cognitivi ed emotivi e hanno difficoltà a elaborare una grande quantità di informazioni. Per di più, molte decisioni finanziarie vengono prese così raramente nella vita dalle famiglie e dai singoli che raramente i soggetti riescono a imparare dall’esperienza diretta.

Quindi, abbiamo ri-orientato l’impostazione delle nostre policy, rispetto sia alla regolamentazione, sia all’enforcement.

L’azione di vigilanza si è progressivamente spostata dalla verifica della conformità formale a un approccio più concreto, che impone agli operatori una correttezza sostanziale nei rapporti con la clientela.”

Questi passaggi dimostrano in modo chiarissimo come la fallacità strutturale delle norme a tutela degli investitori sia ormai chiarissima anche agli stessi regolatori di secondo livello, cioè le Autority del sistema finanziario. Il problema, ovviamente, è che le norme primarie sono fondate sul principio di trasparenza. La consapevolezza su questi temi dovrà avanzare ancora per alcuni lustri, forse un paio di decenni prima che le scienze comportamentali riescano ad influenzare sostanzialmente il modo in cui si scriveremo le leggi.

PS Uno dei relatori del convegno dal quale abbiamo tratto la citazione di Rossi è il prof. Riccardo Vitale che recentemente ha scritto un bellissimo saggio: “Oltre il Nudge” nelle quali illustra le più recenti scoperte delle scienze comportamentali. Le idee di Kahneman, Tahler e Susnstein (e molti altri), che sono ancora ben lontane da essere utilizzate dai legislatori, sono state rielaborate in modo ancora più affascinante dalle ultime scoperte. Per i lettori che sono appassionati di questa materia, questo libro sarà certamente una lettura molto gratificante.

PS2 Desideriamo ricordare uno degli articoli che negli anni abbiamo pubblicato proponendo una riforma radicale della normativa a tutela degli investitori ispirata dalle scienze comportamentali che, finalmente, sono totalmente sdoganate almeno a livello di regolatori. Quando scrivemmo questo articolo i più ci prendevano per pazzi visionari, riletto a distanza di molti anni, oggi appare – forse – meno folle: “Tutela del risparmio. Un diverso approccio”.
 
 
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