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Lockdown e servizi non resi. I consumatori non devono pagare
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Editoriale di Vincenzo Donvito
16 febbraio 2021 15:55
 
  Con la vicenda della chiusura all’ultimo momento degli impianti sciistici e di tutte le strutture connesse, si ripropone il problema di chi paga. Allo stato dei fatti, la risposta è semplice: ognuno per sé. Sperando che il governo non venga fuori con provvedimenti come quelli di un anno fa che hanno fatto pagare ai consumatori le chiusure per epidemia: voucher che, successivamente, si è stabilito che - non utilizzati - devono essere rimborsati dopo 12 mesi (per i soli trasporti) o dopo 18 mesi (per i pacchetti turistici).

Nella vicenda delle vacanze sulla neve, chi ha prenotato deve avere il rimborso integrale di quanto pagato. Il consumatore può anche accettare un voucher, ma solo di sua scelta. Ogni consumatore, anche senza vacanza effettuata e col rimborso, ha comunque i suoi danni a cui pensare. Gli operatori turistici avranno danni giganteschi (personale, organizzazione e scorte non utilizzate), ma per questo possono solo rivolgersi alle autorità nazionali e locali, che si spera non li abbandonino a se stessi.

Situazione tragica per tutti, di fronte alla quale la lotta tra poveri è bene non riaparta come è accaduto la primavera scorsa coi voucher di fatto obbligatori per chi aveva anticipato somme in denaro.

Aduc, nel caso, ha i suoi servizi gratuiti di consulenza, online e in presenza, a disposizione di chiunque
 
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