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Qual è il vero problema delle banche italiane?
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Editoriale di Alessandro Pedone
14 dicembre 2016 13:10
 
 Il governo Gentiloni parte malissimo sulla questione banche. Se, da una parte, Gentiloni ha rassicurato i mercati nello specifico del Monte dei Paschi di Siena, garantendo che il Governo è pronto a “intervenire per banche e risparmiatori”, dall'altra ha ripetuto anche il solito refrain del sistema bancario che sarebbe “solido” e, udite udite, darebbe perfino il proprio “contributo alla ripresa economica dell'Italia”.
Questo ritornello va avanti dall'epoca dei governi Berlusconi con l'ineffabile Ministro Giulio Tremonti che continuava a dire che le Banche italiane erano fra le più solide del mondo, come fa notare il nostro Anti Patico.
Sia chiaro, nel 2007/2008 c'era un fondo di verità in quelle parole, perché è vero che le nostre banche non hanno i problemi connessi ad operazioni finanziarie molto discutibili che avevano travolto diverse banche Americane ed Europee e che, ad esempio, stanno creando problemi a banche un tempo ritenute solidissime come Deutsche Bank.
Nel frattempo, però, ci sono stati moltissimi anni di crisi economica che ha impattato sui bilanci delle banche italiane con un ammontare di sofferenze nei crediti incredibilmente elevato.
Le sofferenze lorde dell'intero sistema bancario superano la quota di 200 miliardi euro.
Abbiamo già scritto, in passato, in modo più approfondito su questo tema delle sofferenze bancarie. E' un tema delicato che non può essere affrontato “sparando cifre” in modo allarmistico. Qui abbiamo approfondito.
Ciò che dobbiamo sapere, però, è che all'inizio della crisi le sofferenze bancarie lorde erano circa un decimo di quelle attuali. In altre parole, questa lunghissima crisi economia ha aumentato il problema di oltre 10 volte!
E' da irresponsabili continuare a negare che esiste un grande problema generale del nostro sistema bancario. Ciò non significa mandare messaggi allarmistici che possano far scattare “code agli sportelli”. Non significa che il nostro sistema bancario sia sull'orlo del fallimento, significa invece prendere atto che c'è un problema sistemico da affrontare che consiste nel risolvere in via definitiva il problema delle sofferenze bancarie generate da questi lunghissimi anni di crisi economica.
Al momento si è scelta la strada di far risolvere la cosa ai privati.
Le banche più solide lo stanno facendo. In questi giorni Unicredit ha annunciato un aumento di capitale monster da 13 miliardi, la maggior parte dei quali serviranno a svalutare le sofferenze bancarie di oltre il 70%.
Molte banche, però, non hanno la forza di chiedere al mercato aumenti di capitale sufficienti a coprire le sofferenze bancarie. Perché? Qual è il vero problema?
Il nodo della questione è la fiducia nella qualità di gestione di molti istituti bancari e conseguentemente dei possibili buchi che che possono essere stati nascosti nelle pieghe di bilancio.
Diciamola tutta come va detta: i mercati non si fidano del fatto che i crediti in bonis, cioè quelli non classificati dalle stesse banche come “in sofferenza”, in realtà siano poi così “buoni”.
Spesso, una banca in difficoltà di bilancio, con ha troppe sofferenze, attua pratiche poco corrette per “nascondere” sofferenze che renderebbero necessari ulteriori aumenti di capitali. Una delle pratiche più diffuse è quella di concedere altri finanziamenti ad aziende che non possono ripagare i precedenti crediti con il solo scopo di spostare il problema di qualche tempo (così detto: evergreening). Con i nuovi finanziamenti le aziende pagano quelli vecchi, ma si ritrovano con più debiti ancora sulle spalle... che non pagheranno mai. Ciò nonostante non risultano nei bilanci delle banche come crediti in sofferenza.
Sappiamo che la Banca Centrale Europea ha in corso un'analisi sui crediti in bonis del Monte dei Paschi di Siena. I risultati dovrebbero essere resi noti a Gennaio. E' evidente che questo ha un peso rilevante sull'aumento di capitale che dovrebbe essere sottoscritto entro fine dicembre.
Ma, dal momento che il problema non è affatto circoscritto a questa o quella banca, bensì si tratta di un problema sistemico (chiaramente non tutte le banche hanno le stesse difficoltà, ma il problema è generale) l'unico modo serio di affrontarlo è una soluzione generale. Serve una sorta si “whateveriitakes” per il sistema bancario italiano. Una soluzione, ciò, definitiva, che fughi qualsiasi dubbio ragionevole sulla reali condizioni dei bilanci delle banche italiane.
I provvedimenti che si sono presi fino ad oggi, e quelli che si annunciano nelle prossime ore, sono provvedimenti emergenziali, non sistemici. Ma tappata una falla, in questo contesto di sfiducia, se ne crea poco dopo una ancora più grossa. “Salvata” (si fa per dire...) Banca Etruria, ci si trova per l'ennesima volta il Monte dei Paschi. Sistemato, provvisoriamente, il Monte dei Paschi, fra poche settimane ci si troverà una delle due banche Venete... ecc. ecc.
Più tempo facciamo passare più la situazione peggiora. Serve una soluzione sistemica con o senza l'assenso della burocrazia europea. Sistemare definitivamente il sistema bancario italiano è il singolo provvedimento più efficace per rilanciare l'economia Italia.
Dire, come ha detto il nuove Presidente del Consiglio Gentiloni, che il sistema bancario italiano è solido e contribuisce alla ripresa economica dell'Italia, è esattamente l'opposto di ciò che serve, oltreché una frase che fa evidentemente a pugni con la realtà.
 
 
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