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Quel pasticciaccio brutto della Consob
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Editoriale di Alessandro Pedone
18 settembre 2018 17:04
 
 Non c'è verso. Alla Consob non c'è pace. Ormai da troppi lustri, sebbene vi siano anche professionalità molto importanti, la guida della Consob – autorità che dovrebbe essere indipendente dalla politica – è sempre più un fatto di bassa politica che una questione di competenze volte alla tutela degli investitori e per la trasparenza dei mercati.

A suo tempo, salutammo con molto interesse la nomina di Mario Nava alla guida della Consob (“Possiamo sperare in una Consob migliore?”) e, sebbene con la lentezza tipica di un'organizzazione para-ministeriale come la Consob, l'attività di Nava sembrava improntata ad un “new deal” dell'Autorità di vigilanza. Lo si era capito abbastanza chiaramente in occasione della prima relazione annuale al mercato dell'allora neo-presidente.

Con i primi di agosto le cose hanno iniziato a precipitare. Il nuovo Governo era chiaramente ostile al vertice della Consob probabilmente a causa delle sue convinzioni fortemente europeiste.
Sulla base di una questione assolutamente secondaria ed irrilevante come la forma giuridica di separazione dal suo precedente lavoro (aspettativa o distacco) l'attuale maggioranza ha spinto Nava alle dimissioni. Avevamo una persona certamente competente (probabilmente la più competente che potevamo avere in Italia) alla guida di un'autorità così importante per gli investitori e adesso siamo di nuovo in alto mare.
Si tratta proprio di un brutto pasticcio. Speriamo che tutto questo non sia servito a piazzare qualche persona gradita all'attuale Governo.

Probabilmente lo vedremo a breve. Il ministro Di Maio ha detto che la nuova nomina sarà annunciata a breve, nel frammento ci sono adempimenti molto importanti della Commissione che probabilmente verranno fortemente rallentati.
Fra i nomi dei papabili che si fanno, uno dei più interessanti è senza dubbio Marcello Minenna, personaggio molto meno “felpato” di Nava e forse più “mediatico”, nel bene e nel male.
Sicuramente a Minenna non difettano le competenze sul funzionamento interno della Consob e sarebbe una nomina che diventerebbe operativa, sul piano sostanziale, in tempi molto brevi, diversamente da altri nomi fatti che richiederebbero un periodo di “apprendistato” del nuovo presidente non breve.
Molte delle tesi che Minenna ha sostenuto in questi anni ci vedono pienamente d'accordo. Erano tesi scomode che spesso hanno creato anche un po' di malumori e tensioni all'interno della Consob.
Se questo pasticciaccio terminasse con la nomina di Minenna si potrebbe usare il vecchio adagio in base al quale “non tutto il male viene per nuocere...”.

Al contrario se queste dimissioni “spontanee” fossero servite solo a piazzare qualche nome vicino a questo o quel politico, magari senza alcuna esperienza specifica, si potrebbe solo dire che “oltre al danno, ci sarebbe anche la beffa".
 
 
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