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Truffe broker Forex e simili: siamo in stato di 'allarme rosso'. Tutti devono comprenderlo, ed agire!
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Editoriale di Giuseppe D'Orta
21 agosto 2018 9:12
 
Nell'ultimo articolo sul tema dei broker truffaldini sul Forex, in cui abbiamo mostrato un clamoroso falso che tira in ballo addirittura l'Esma, l'Autorità di Vigilanza dell'Unione Europea, concludevamo affermando che non si può più andare avanti in questa maniera.

Aduc è sin dall'inizio in prima linea riguardo il fenomeno, anche tramite un'apposita rubrica del proprio canale web Investire Informati, e riceve un sempre crescente numero di richieste di assistenza da parte di clienti truffati.

La vigilanza non è inattiva: sempre più nutrito è il numero di segnalazioni della Consob e delle altre Autorità riguardo soggetti che offrono servizi di investimento senza autorizzazioni. Inoltre, la Direttiva Mifid II ha dotato la Consob di maggiori poteri anche riguardo l'abusivismo finanziario, poteri che la Commissione immediatamente ha iniziato ad usare emanando numerose Delibere in cui vieta di proseguire l'offerta abusiva posta in essere tramite siti internet riconducibili a soggetti privi di licenza di un paese dell'Unione Europea, oppure a società con licenza di un paese UE ma che hanno iniziato a lavorare in Italia senza comunicarlo o anche, peggio ancora, offrendo servizi per cui non sono autorizzate.
Riguardo l'oscuramento dei siti internet, invece, la Consob non ha poteri perché occorre una decisione della Magistratura, cui la Consob trasmette gli atti.

In ambo i casi, il vero problema consiste nel fatto che i tempi della Vigilanza non riescono a tenere il passo di quelli dei truffatori, specie sul web dove si viaggia a tutta velocità. Non solo: non appena viene bloccata una società, i truffatori ne aprono immediatamente un'altra e proseguono sotto altro nome. E qui la questione si allarga alla cooperazione internazionale, che però non funziona con quei paesi che vivono proprio favorendo il domicilio di aziende di qualsiasi genere. E sono i paesi dove si concentra la quasi totalità dei truffatori.
Discorso a parte sono i paesi della UE dove l'attività di vigilanza è molto scarsa, se non quasi assente: parliamo di Cipro in primis, ma anche altrove -vedi Malta- non scherzano. In questi casi sono possibili, e doverosi, interventi da parte delle più alte Funzioni dell'Unione Europea.

Ancora peggiore è lo stato in cui si trova l'attività giudiziaria. Le centoquaranta Procure della Repubblica, ma anche la Polizia Giudiziaria, non dispongono di un archivio comune in cui inserire i propri dati e consultare quelli altrui. Per tale motivo, una denuncia non riesce ad essere valutata nella giusta maniera, ossia come indicatore di un enorme meccanismo truffaldino con anche notevoli implicazioni riguardo il riciclaggio di danaro. Il Pubblico Ministero cui è assegnata è pertanto spinto a non prenderla in grande considerazione, ancora di più se si pensa che deve decidere dove indirizzare i mai troppo notevoli mezzi, anche economici, e il personale di cui dispone.

Occorrono nuovi e più validi strumenti di intervento, che necessitano del coinvolgimento di tutti gli attori delle Istituzioni e del mercato, i quali devono rendersi conto appieno dello stato di "allarme rosso" in cui ci si trova.

Aduc ha predisposto alcune iniziative concrete che prenderanno avvio a breve.

Fermo restando che la prima, e migliore, arma è sempre la prevenzione: nessun serio intermediario telefona proponendo di aprire un conto con duecento o trecento euro per poter arrivare ad integrare il proprio reddito mensile, nessun serio intermediario propone "sistemi sicuri" e software "miracolosi". Abbiamo evidenziato in questo articolo una serie di tipici strumenti "accalappia-clienti" via internet oppure telefonicamente, come il poter raggiungere la "libertà finanziaria", creare "rendite passive" tramite "piattaforme evolute di ultima generazione", e altre analoghe baggianate.
 
 
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