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L’irriverente dotto. La casalinga di Voghera e l’insegnante di Novara… vivere sui modi di dire
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L'irriverente di Vincenzo Donvito
27 luglio 2019 19:17
 
  In politica, ma non solo, i modi di dire, le allocuzioni che sintetizzano un pensiero, la versione “non dotta” delle citazioni letterarie e storiche, servono a dare sostanza e forza al proprio pensiero quando si interloquisce. Esempi ce ne sono a iosa, anche divertenti. A mo’ di freddura inglese, quando le ascolti ti fanno fermare un attimo, rifletti per creare i necessari collegamenti e poi prosegui nel comprendere e interloquire; anche stimolato, per sentirti all’altezza della situazione colloquiale che si è determinata, ad utilizzare altrettanti modi di dire, meglio se con espliciti riferimenti a propri parenti (“mia nonna mi diceva...”) o genealogie territoriali (“dalle mie parti si dice...”).
Oggi è nata una stella! Un nuovo modo di dire si è affacciato nell’agorà politica. “L’insegnate di Novara”. Trattasi di una signora della provincia di questa città, nota nel suo territorio, che, parafrasando un bieco altrettanto modo di dire delle “estreme sinistre che furono” nel nostro Paese, riferendosi al carabiniere ucciso nei giorni scorsi a Roma da un balordo, non ha trovato di meglio che apostrofare l’avvenimento con “uno in meno e chiaramente con sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza”. Sembra si sia scusata.
La nostra insegnante non si è resa conto che, al pari della mitica casalinga di Voghera, è entrata nel lessico politico, e crediamo ci resterà per tanto tempo. Entrambe donne, casalinga ed insegnante, in una società e cultura maschile e maschilista, sono l’archetipo giusto della debolezza e inferiorità umana di fronte ai fatti e alle avversità. “Poverine”, la loro gracilità di genere le fa assurgere a simbolo delle debolezze umane, maschili e femminili. La casalinga di Voghera, evocata a simbolo della semplicità che necessitano i fatti e le soluzioni di ogni tipo per essere da lei compresi (donna e casalinga… n’est pas?)… l’insegnante di Novara, oggi evocata a simbolo di quanto si possa essere stupidi (le cose che ha detto) e nel contempo dotte (è pur sempre un’insegnante), ma mosse dal cieco schieramento preconcetto di parte (“uno di meno”… tra i presunti nemici di qualcosa che a lei non sembra giusta).
Credo che ne sentiremo delle belle in materia. Fortunato (suo malgrado) il Piemonte (Novara è nella regione piemontese), che ha trovato il suo posto accanto alla Lombardia (Voghera, in provincia di Pavia è in questa regione). Aspettiamo ora l’imprimatur della Treccani!!

ps
Sempre nel lessico politico è spuntato fuori di recente anche un “parliamo di Bibbiano” (contenta Reggio Emilia e contenta l’Emilia Romagna…): espressione diffusa nelle allocuzioni di alcune destre contro il Partito Democratico, evocando un tutto da dimostrare coinvolgimento di questo partito in fatti di presunta violenza istituzionale ed educativa su bimbi. Espressione in genere usata quando si sta parlando di altro e, volendo l’oratore sminuire il valore dell’avversario (in genere del Pd), pronuncia il fatidico “parliamo di Bibbiano” per alludere ad una “macchia” (ancor più tale visto che sono coinvolti dei bimbi) che di per sé svalorizza ogni posizione dell’interlocutore.
 
 
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