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 USA - USA - Tutti i dazi annunciati da Trump
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Notizia 
3 aprile 2025 9:03
 
Nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, dove solitamente i presidenti annunciano trattati, nominano giudici della Corte Suprema o ricevono capi di Stato in visita, Donald Trump ha dichiarato al mondo la sua guerra commerciale, cancellando ottant’anni di ordine economico multilaterale. Come in una televendita anni Ottanta, il presidente degli Stati Uniti ha mostrato ai fotografi un gigantesco cartellone nero con caselle bianche e azzurre in cui sono elencati tutti i principali partner commerciali. 

L’ultima colonna è gialla con tutti i dazi imposti a partire da oggi: una tassa generale del dieci per cento su tutte le importazioni verso gli Stati Uniti e un ulteriore sistema di dazi reciproci fino al quarantanove per cento per i Paesi accusati di pratiche scorrette: trentaquattro per cento alla Cina, ventiquattro per cento al Giappone, venticinque per cento alla Corea del Sud, venti per cento all’Unione Europea. «Ci hanno saccheggiato per decenni. Ora si cambia», ha detto Trump. 

Il presidente degli Stati Uniti ha confermato i dazi del venticinque per cento su auto straniere e la loro componentistica, annunciato la scorsa settimana. Trump ha annunciato anche l’eliminazione dell’eccezione de minimis per spedizioni sotto gli ottocento dollari, usata soprattutto dalla Cina. Si tratta di uno dei pilastri della globalizzazione: una regola doganale che consente di importare beni di basso valore senza pagare dazi o tasse. Una misura pensata in passato per snellire le procedure di import export e favorire il commercio al dettaglio, in particolare l’e-commerce. 

Secondo Trump, questi dazi sono «un atto di liberazione economica» destinato a riportare la manifattura negli Stati Uniti. Secondo la Casa Bianca, il nuovo sistema porterà l’aliquota media sulle importazioni dal 2,5 per cento del 2024 al ventidue per cento, un livello che non si vedeva da oltre un secolo. Ci saranno delle esenzioni parziali su settori strategici come energia, minerali critici, farmaci e semiconduttori, ma solo dove gli Stati Uniti non hanno produzioni interne.
 
Nel mirino dell’Amministrazione Trump ci sono soprattutto le barriere non tariffarie europee, come la regolamentazione dei dati, l’iva, e le norme ambientali, viste come ostacoli mascherati alla concorrenza americana. Ma secondo l’Organizzazione mondiale del Commercio, oltre il settanta per cento delle merci importate in Europa è esente da dazi e la tariffa media ponderata è del 2,7 per cento.

La presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha definito la decisione «sbagliata e non nell’interesse di nessuna delle due parti», aggiungendo che l’Italia «farà tutto il possibile per evitare una guerra commerciale che indebolirebbe l’Occidente», senza spiegare come.

«È un colpo all’economia mondiale. Le conseguenze saranno drammatiche», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Consumatori e imprese pagheranno il prezzo, l’inflazione salirà, le catene di approvvigionamento saranno stravolte». L’Unione europea ha preparato una serie di contromisure, inizialmente su acciaio e automobili, e successivamente su altri beni americani, colpendo dove gli Stati Uniti hanno un forte surplus commerciale con i Paesi europei: Big Tech, banche sistemiche, diritti digitali. 

Secondo il Fondo monetario internazionale non si è ancora al livello di recessione globale, ma la previsione di crescita per il 2025 subirà una revisione al ribasso. Gli effetti si faranno sentire ovunque: dai supermercati americani, dove i prezzi saliranno a causa dei rincari sulle importazioni, alle fabbriche asiatiche che vedranno calare la domanda estera. Le borse hanno reagito male: Tokyo ha chiuso ai minimi da otto mesi, l’Europa ha aperto in rosso, e gli investitori si sono rifugiati in oro, yen e titoli di Stato.


La mossa di Trump rompe così l’ordine economico multilaterale costruito nel secondo dopoguerra con gli accordi di Bretton Woods del 1944, di cui proprio gli Stati Uniti erano stati gli architetti. «Tutti abbiamo beneficiato di un’America garante del sistema commerciale globale. Ora ci troviamo davanti a un mondo invertito», ha detto la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde.

Il vero interrogativo è se questa mossa porterà davvero nuovi investimenti negli Stati Uniti. Il mercato del lavoro americano è già saturo e la domanda interna non può sostenere tutto. Trump potrebbe allora spingere anche per una manipolazione valutaria, chiedendo agli altri di svalutare per favorire l’export americano, minando la stabilità del dollaro come moneta di riserva globale. 

(Linkiesta del 03/04/2025)


 
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