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Ci vediamo l’anno prossimo a Gerusalemme. Come paghiamo il deficit europeo di democrazia e politica
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
6 dicembre 2017 14:05
 
 “Ci vediamo l‘anno prossimo a Gerusalemme”. Il saluto degli ebrei tra loro in diaspora nel secolo scorso, ha anche significato piu’ ampio per chi usandola -non ebreo-, oltre a solidarizzare con le persone di questa religione, auspica affermazione delle identita’. E questo auspicio lo vogliamo proporre proprio nei giorni in cui gli Stati Uniti d’America hanno deciso di cambiare citta’ alla loro ambasciata in Israele, da Tel Aviv a Gerusalemme. Il mondo e’ in allarme perche’ tutti reputano che una decisione del genere rinfocolera’ gli odi, le passioni, gli ostracismi, le lotte, le azioni disperate contro Israele... la cui capitale e’ gia’ Gerusalemme. In teoria, chi meglio di se stessi puo’ decidere qual e’ la propria capitale, dove e’ logico che abbiano sede le rappresentanze diplomatiche dei Paesi esteri… in teoria… perche’ per Israele e’ tutto diverso: figlia di tutto il mondo, espressione geografica come riscatto alle violenze delle ideologie del mondo, tutto quello che li’ accade ci riguarda sempre, perche’ un po’ di Israele ce l’abbiamo tutti, ognuno a casa propria. Comunque, sulla simbologia e relative conseguenze politiche della funzione di Gerusalemme piuttosto che Tel Aviv, ne sono piene le cronache, di tutti i tipi -amore, odio, raziocinio- e invitiamo a fruirne cercando di leggere tutte le fazioni e le non-fazioni.
Noi ci limitiamo a “Ci vediamo l’anno prossimo a Gerusalemme”, magari ospiti dell’ambasciata italiana, in un clima molto diverso da quello di questi giorni.
E cogliamo l’occasione per ribadire alcune riflessioni storiche, politiche, culturali ed economiche. Da alcuni secoli a questa parte in modo particolare, e’ convinzione diffusa che sia l’economia il motore di tutto. Economia che, portata al livello di essere umano viene semplificata con assiomi tipo “forza-lavoro”, “l’uomo e’ cio’ che produce e consuma”; assiomi in base ai quali alcune delle piu’ cruenti carneficine del secolo scorso sono state compiute, edificando nuovi assetti sociali che poi sono anche finiti (l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche -URSS- valga per tutti). Dopo secoli che le carneficine avvenivano in nome di fedi religiose (con il dominio di quella cristiana), sembrava che la comprensione delle dinamiche umane ci avesse portato al primato dell’economia. Sembrava. Visto che, in particolare dagli albori di questo millennio, si sono ripresentate le ideologie non-economiche a far da traino (prima fra tutte l’islamismo). La buriana che ha scatenato la vicenda dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, ce lo conferma. L’uomo non ideologico (noi) si domanda: ma se gli israeliani a casa loro vogliono Gerusalemme capitale, perche’ chi riconosce quello Stato non deve avere l’ambasciata in quella citta’? In parte abbiamo gia’ risposto prima a questa domanda rilevando la peculiarita’ di Israele che e’ dentro ognuno di noi. L’altra parte della risposta la possiamo cercare nella ricomparsa violenta e irruenta dei primati ideologici su quelli economici. Noi non sappiamo quale sia giusta e schierarsi e’ un gioco d’azzardo, anche con se stessi. Ma, siccome dobbiamo vivere tutti (e noi siamo tra coloro che prediligono questo “tutti” -la chiamiamo “transcienza”), la cosa migliore e’ cercare di capire come; soprattutto come combattere chi reputa di annientare il diverso, combattendolo con mezzi all’opposto di quelli usati da questi annientatori.
Al di la’ delle opzioni individuali, quelle collettive sono problematiche. Il principale condottiero in materia -gli USA- sembra che abbia scelto lo scontro frontale e, al momento, presidente Trump in carica, sembra che dobbiamo e possiamo solo registrare lo stato dei fatti. E quindi? Scartata, al momento, la Cina, che meno viene tirata in ballo meglio e’ (fino a quando?), ci resterebbe l’Europa. Gia’ l’Europa, quella che in materia dovrebbe avere come “ministro” Federica Mogherini (Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza) che, indipendentemente dagli apprezzamenti che si possono fare sul suo operato, non potrebbe essere niente di piu’ di quello che e’, anche se al suo posto ci fosse un pezzo -in materia- da “90” come Emma Bonino. E’ un problema di deficit strutturale che, proprio in momenti come questi, ci rendiamo conto di avere. L’Europa, il Continente che rappresenta i popoli che hanno fatto la storia, oggi e’ in grado di parlare solo attraverso la propria debolezza (alto commissario) e il proprio essere non-Europa (Stati nazionali). E forse l’Europa, al pari e meglio degli Usa, ne avrebbe da dire e fare tante e diverse su Israele e le politiche regionali ad essa connesse. Forse perche’ gli europei sono migliori degli americani in cose del genere? No, ma semplicemente perche’ ne siamo piu’ direttamente coinvolti, soprattutto geograficamente. E in politica, anche in un mondo in cui i missili in teoria poterebbero andare da una parte all’altro del Pianeta, la territorialita’ e’ ancora una grande opzione: i disperati del mondo -per capire meglio di cosa stiamo parlando- che vengono da quelle zone martoriate in Medio Oriente, e’ piu’ facile che arrivino a nuoto a Lampedusa o a piedi dalle frontiere rumene ed ungheresi, che non scendendo da un aereo a New York.
 
 
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