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Australia. Una sentenza per la liberta' di espressione...anche contro il Papa
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Articolo di Marco Bazzichi
17 luglio 2008 0:00
 
Una sentenza di un tribunale di Sydney apre un varco nel clericalismo scatenato dalla visita del Papa in Australia. Arriva il Papa per la sfarzosa Giornata Mondiale della Gioventù (che vanta un budget di quasi 50 milioni di dollari americani) e viene rispolverata una legge del New South Wales che vieta qualsiasi "disturbo" o "mancanza di rispetto" nei confronti dei pellegrini e che prevede multe pari fino a 2.680 dollari americani persino per magliette irrisorie verso il pontefice. Il tribunale di Sydney l'ha invece dichiarata anticostituzionale, facendo arrabbiare le gerarchie cattoliche.

"Non è altro che un papa che ce l'ha con gli omosessuali", ritiene Rachel Evans della "coalition" che mette insieme gli atei di Sydney e il movimento dei gay (CAAH): "Benedetto XVI ha condannato milioni di esseri umani all'Aids con la sua crociata contro i profilattici". "Feramo avere i profilattici ai giovani cattolici", promette Anthony England: "anche i giovani cattolici sanno benissimo distinguere quello che vogliono, nel rispetto della propria fede, e qullo che non vogliono".

Oltre 25 milioni di persone sono morte di Aids dal 1981, e oltre 2 milioni nel 2007. Quasi il 70% della popolazione del Terzo Mondo che abbia contratto l'Aids vi è finito per problemi di droga, secondo quanto stima Soubhi Iskander, portavoce dell'Associazione del Sudan, uno dei paesi più interessati dal fenomeno, per i Diritti Umani. La mancanza di profilattici è una condanna morte per tutte queste persone. In reazione alla sentenza, l'arcivescovo di Sydney George Pell ha dichiarato che la chiesa non ha bisogno di leggi speciali, e che non vi è problema alcuno con una protesta che rientri nei limiti delle leggi che valgono per tutti.

L'opinione pubblica non ha peso, conta molto di più quella della Chiesa anche per le questioni di bioetica: nel 1997 fu introdotta una legge federale che impedisce l'eutanasia nel Northern Territory, contro il pensiero del'80% degli australiani.

 
 
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