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Caro voli. I danni del presenzialismo e la mancanza di concorrenza
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19 dicembre 2023 9:38
 

Ha chiamato i cittadini alla mobilitazione contro il caro voli, dopo che ha deciso che i soldi pubblici dovessero servire per aiutare i residenti a volare da e per la propria isola, ma poi ha anche lasciato uno spiraglio per finanziare i non-residenti (immaginiamo conti la nascita, forse diretta o generazionale), ha poi valutato come irrituale che Antitrust non abbia rilevato un cartello tra Ita e Ryanair, e continua ad affidarsi alla denuncia del ministero che vorrebbe bloccare gli algoritmi per la definizione delle tariffe…. è la reazione del presidente della Regione Sicilia al fatto che in alta stagione (feste di fine anno) i voli per la sua isola costino di più della media stagionale.

Un attivismo da osservare con attenzione per risultati, metodi e prospettive.

I risultati, al momento, sono diverse migliaia di viaggiatori che hanno fruito dei soldi della Regione per spendere meno… e a questi presumiamo se ne aggiungeranno altri, non-residenti inclusi.

Il metodo è di tentarle tutte, con parole e fatti, per cercare di condizionare/limitare/penalizzare le compagnie aeree, e nel contempo utilizzare i soldi pubblici (che sono siciliani/italiani/europei… è bene ricordarlo) per far spendere meno i siciliani, distraendo i fondi, per esempio, da altre voci tipo asili nido che, in Sicilia, sono tra le percentuali più basse d’Italia (15%).

Le prospettive di questo attivismo sono zero e sottozero.

Finite le feste di fine anno, crediamo che se ne tornerà a parlare un po’ per le feste di Pasqua e quasi per niente per la prossima alta stagione (estate) quando a volare non saranno molti siciliani ma tanti turisti che, voli cari o meno, è bene che portino tanti soldi nell’isola. 
Situazione che sarà anche sottozero perché, dopo tanti soldi spesi per risultati zero, questi ultimi graveranno per essere usciti non in forma di investimento ma di assistenzialismo.

L’amara constatazione è che queste sono le classiche iniziative di chi non considera il mercato come fonte di reddito diffuso ed individuale, e che per ostacolarlo spende e spande i soldi pubblici con l’auspicato (per chi lo fa) risultato di essere una sorta di Robin Hood dei vessati dai cattivi capitalisti (compagnie aeree nel nostro caso).

 Crediamo che il presidente della Sicilia ci stupirà ancora, sempre nella stessa direzione e - crediamo - sempre con risultati zero e sottozero.
Non se ne parla, ovviamente,di prendere in considerazione che i prezzi alti, oltre ad essere un fatto endemico tipico di mercato in certi contesti temporali, per essere mitigati hanno solo bisogno di un mercato più libero, invitante ed attraente per chi offre certi servizi.

Il nostro presidente cosa ha fatto? Per ora ha solo cercato di punire, col supporto del governo nazionale, chi cercava di guadagnare avendo un’impresa alla bisogna… tasse più basse (non agevolazioni o assistenzialismo), aeroporti più funzionali, etc. si da moltiplicare l’offerta? Nulla! Tanto paga Pantalone.

Sia chiaro che la concorrenza e il mercato diffuso non sono una bacchetta magica, su di essi occorre investire e ci vuole tempo, ma non avendolo fatto, quello che accade oggi sono i risultati: continua emergenza.

Abbiamo considerato il caso Sicilia ché ha fatto più clamore per il presenzialismo delle iniziative, ma si potrebbe  dire altrettanto per la Sardegna e, anche se è una novità per questo tipo di “agitazioni”, la Puglia.

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