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Droghe illegali. El Chapo, Usa, Europa, Italia, Mondo, la scuola del figliolo….
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Articolo di Vincenzo Donvito
13 febbraio 2019 11:53
 
 I giudici del tribunale di Brooklyn/New York si sono pronunciati: il narcoboss messicano El Chapo intanto è colpevole, a giugno sapremo se andrà in carcere a vita (di pena di morte – meno male, secondo noi e non solo - non se ne parla, perché era la condizione posta dal Messico per estradarlo in Usa). Il processo giocoforza spettacolo, dove abbiamo ascoltato la realtà delle fiction che impazzano essenzialmente su Netflix, è andato come grossomodo tutti si aspettavano (1), con dichiarazioni più o meno epocali da parte di autorità e giudici Usa su forza e potenza della legge e della legalità, che vincono sempre sui “cattivi”.

Ma lo sanno loro, lo sappiamo noi, e lo sa ogni persona di buon senso che non sia confusa dal fervore ideologico: non è così. Non tanto perché l’essere umano è di per sé il soggetto naturale più inaffidabile per azioni, reazioni e desideri… e su questo ci sarebbe ampio dibattito in tutto lo scibile umano, ma perché, come accade anche per chi mangia tanti zuccheri (per fare l’esempio più comune ed estremo), se non gli si fa capire che si sta facendo male e, indirettamente, fa male anche alla sua cerchia famigliare e sociale e civica, arriverà ad ammazzarsi. E qui qualcuno dirà: certo, è quello che facciamo, perciò vietiamo alcune droghe che crediamo più dannose, così le persone non si facciano male, ma…. questo nobile intento va calibrato con quella inaffidabilità che abbiamo ricordato prima, altrimenti è facile che volendo fare del bene si finisca per acuire il male che si vorrebbe combattere, che sembra che è proprio quello che è accaduto e che continua ad imperversare. Questa calibratura si chiama: governo.

Ripartiamo da El Chapo e da New York. Qualcuno crede che le tonnellate di droghe illegali che il narcocartello messicano di Sinaloa, guidato dal nostro condannato, non entreranno più in Usa, magari considerando che in alcuni Stati di quel Paese è stata legalizzata la cannabis? Non solo. Ma c’é anche qualcuno che non sa che, visto che il mercato illegale Usa è saturo, queste tonnellate non si spostano, via Africa e non solo, verso l’Europa? E c’e’ sempre qualcuno che non sa che gli alleati di questi cartelli messicani (e non solo) sono le mafie italiane per eccellenza, in combutta con le altre mafie che imperversano nel nostro continente? E c’è sempre qualcuno che non sa che oltre ai narcocartelli centro e sudamericani, le tonnellate di droghe illegali arrivano (via Africa e via Turchia e via Russia) anche dai produttori afghani (eroina), cinesi (metamfetamine), oltre ad altri produttori più prossimi tipo i marocchini e gli albanesi per la marijuana, fino agli indigeni italiani con campi di coltivazione ben occultate in varie montagne “presumibilmente” impenetrabili (c’é ancora qualcuno che creda che possano esistere in Italia ed Europa queste impenetrabilità…)? Ci fermiamo con le domande pleonastiche: crediamo di aver esplicitato il concetto.

Ma ora, questo concetto, lo attualizziamo nella vita che muove dalle nostre mura domestiche alle aule delle scuole dei nostri figli, alle strade che loro e noi attraversiamo. Sempre con il concetto-base che l’essere umano è tale perché inaffidabile, imprevedibile, curioso e desideroso. E se facciamo delle fotografie o giriamo il capo da una parte all’altra mentre camminiamo, non possiamo non vedere le migliaia di nostri simili, tra cui i nostri figli anche quando entrano ed escono da scuola, con sulle labbra uno spinello la cui materia prima di cui è composto proviene da uno di quei luoghi, e attraverso quelle vie su cui prima abbiamo fatto “il gioco delle domande”. Non solo. Ma mentre in Usa la “crisi degli oppioidi” per il sovraconsumo come antidolorifici ha fatto rigermogliare il mercato clandestino dell’eroina con numeri di morti e affetti mai visti prima, sembra che il consumo di queste droghe pesanti stia trovando nuova linfa nel mondo, Italia inclusa. E gli spinelli quanto la cocaina o l’eroina o le pasticche più o meno psichedeliche sono tutti prodotti di aziende criminali che come distributori si servono di organizzazioni come quella del nostro El Chapo di Brooklyn (2).

Dovremmo quindi stare tranquilli dopo la sentenza del processo di New York? Suvvia, quella è solo un granello di un deserto che avanza inesorabilmente e che, oltre ad ostruire le nostre (individuali) vie respiratorie ed intellettive, copre ogni istituzione ed ogni autorità con cui si confronta/scontra. Le fiction di Netflix non sono fantascienza, ma proprio fatte bene e realistiche….

La nostra dissertazione e le nostre osservazioni si fermano qui. Aspettiamo, noi società civile, che chi abbiamo eletto nei settori esecutivi e legislativi ne faccia tesoro, almeno come stimolo all’approfondimento, e poi all’azione. Partendo da un presupposto: quello fatto fino ad oggi ha solo acuito il problema che si voleva combattere (individualmente, civicamente, socialmente, sanitariamente ed economicamente), per cui occorre sperimentare strade diverse, magari a partire da dove (Uruguay, Canada, California, Colorado, etc) hanno già cominciato e - sembra – che stiano raccogliendo i primi risultati positivi perché l’inaffidabilità e curiosità di cui abbiamo scritto prima non continui solo ad essere negativa (sempre per individui e società).
Intanto. Oggi El Chapo a New York. Domani un suo neofita a Roma o Pechino o Mosca o Ankara… una girandola che occorre fermare. E forse quello che abbiamo cercato di ricordare può servire per la l’elaborazione di nuove politiche.


NOTE
1 – Qui l’ultimo dei nostri articoli in materia: https://www.aduc.it/articolo/processo+narco+el+capo+new+york+giuria+colpevole_29173.php
2 – ci sono anche, per quanto riguarda la cannabis, le autoproduzioni clandestine o le produzioni in quel pugnetto di Stati in cui la sostanza è legale…. ma stiamo parlando di zero virgola…  
 
 
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