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Facebook, Internet, comunicazione. Come leggere il mea culpa di Mark Zuckerberg
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Articolo di Vincenzo Donvito
22 marzo 2018 11:32
 
I ragazzi con la felpa, i nuovi capitalisti della Silicon Valley, tutti giovani o ex-giovani prestanti, che parlano informalmente in piedi sui palchi e, altrettanto informalmente vestiti, vendono i loro prodotti come fossero il toccasana alternativo di tutti i mali, sono arrivati al capolinea? Di quale stazione e quale percorso? Domanda bella quanto difficile e impossibile. Troppo presto per rispondere, vista anche l’importanza che rivestono nell’economia e nella comunicazione; un’importanza a cui sostanzialmente non possiamo rinunciare se non bloccando la nostra quotidianita’: ce l’immaginiamo un mondo senza Facebook, Twitter, Google, Apple, Microsoft, etc? A parte le resistenze di alcuni integralisti che riescono, abbastanza ai margini, a coniugare la loro vita senza questi supporti, allo stato dei fatti e’ un immaginare che stenta a definirsi.
Sono aziende, come erano aziende quelle prima di loro, concepite e strutturate per creare profitti ai loro fondatori ed azionisti. Solo che i prodotti che vendono sono in armonia coi tempi odierni, tempi che loro stessi hanno molto determinato a renderli come sono, funzionali al loro profitto, soprattutto perche’ funzionali ad una quotidianta’ da loro creata e da cui tutti dipendono o aspirano. Un esempio: chi non ha un figlio adolescente che, dovendo comprare un telefonino, non ha fatto piu’ che un pensierino a comprarsi un i-Phone (che costa piu’ di un migliaio di euro) che non un “banale” telefonino cinese o giapponese o coreano che costa molto meno della meta’? E quanti, pur di avere la melina che spunta dai loro tablet e pc, hanno glissato sul fatto che questi supporti costano il triplo/quadruplo rispetto ad altrettanto validi supporti sempre cinesi, giapponesi o coreani? Una sorta di status symbol del presunto intenditore. Certo, alcune performance dei prodotti del capitalismo della Silicon Valley sono impeccabili a confronto di quelle degli altri prodotti… ma siamo sicuri che e’ proprio queste performance che servono e non la melina che spunta dalla propria tasca o si distingue sulla propria scrivania o sulle proprie gambe mentre siamo in fila all’universita’ o seduti in un giardino dove non e’ possibile non farsi vedere? E’ cosi’. Ne prendiamo atto. Speriamo solo che sempre piu’ persone ne siano consapevoli.
Andando a Facebook e al suo “pentito” padrone, Mark Zuckerberg, in questi giorni nell’occhio del ciclone mediatico (e giudiziario) per la vicenda Cambridge Analytica, i ragazzi con la felpa assumono anche un’altra dimensione (nota a molti da tempo, ma ora decisamente di massa): quella del potere politico.
In Italia non siamo verginelli in materia, ovviamente con le nostre limitate dimensioni rispetto al contesto internazionale: il partito di maggioranza relativa presente in Parlamento (M5S) e’ frutto di nostrani ragazzi con la felpa, la ditta Casaleggio, e vedremo nei prossimi mesi ed anni cosa questo potra’ comportare sul nostro assetto politico ed economico.
Le dimensioni e i condizionamenti di Facebook, pero’ e nello specifico, sono ben altri e gia’ abbastanza navigati rispetto a quelli italiani. Vedremo come andra’ avanti, soprattutto se le varie istituzioni saranno in grado di far loro pagare il prezzo dell’essere selvaggi e col delirio di onnipotenza, senza compromettere le innegabili innovazioni che hanno portato nella nostra quotidianita’. Innovazioni che dobbiamo cominciare a pensare e usare in modo diverso, soprattutto come strumenti delle nostre scelte e non viceversa: essere su Facebook, per esempio, non dovrebbe essere di per se’ un fine che qualifica la nostra vita, ma uno strumento di arricchimento comunicativo, per scelte che dobbiamo maturare e decidere facendo tesoro di tutte le nostre relazioni; cioe’ non dobbiamo sottometterci a qualcosa tipo “lo abbiamo letto su Facebook o su Internet” (come una volta si diceva “lo ha detto la tv”) per avvalorare cose e argomenti che altrimenti non sapremmo giustificare.
Infine, oltre il nostro vissuto di utenti di questi servizi, come cittadini dobbiamo far tesoro di quanto sta accadendo per capire se questi strumenti, manipolabili e manipolati da pochi a fini di lucro economico e politico, siano l’alternativa alle nostre attuali democrazie rappresentative. A noi sembra di no.
 
 
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