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Le foto del New York Times sui bimbi che muoiono di fame. Il nostro schifo verso i responsabili istituzionali
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Articolo di Vincenzo Donvito
1 novembre 2018 11:04
 
La foto sulla prima pagina del quotidiano The New York Times di sabato 27 ottobre è esplicita. Lo sguardo assente, quasi rassegnato di una bimba scheletrica distesa su un letto d’ospedale. La testa di dimensioni smisurate rispetto al corpo rachitico da dove emergono le vertebre. Amal Hussain, 7 anni, è, secondo la ONG “Save the Children”, uno dei 5 milioni di bambini yemeniti vittime della fame provocata dalla guerra che, dal 2015, è combattuta dai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran e la colazione a sua volta sostenuta dall’Arabia Saudita.
Difficile da accettare, questa immagine fa parte di un reportage attraverso alcuni ospedali dello Yemen del Nord, dove i click del fotografo entrano negli occhi del lettore per documentare la crisi umanitaria che sta colpendo il Paese.
Sul sito del quotidiano di New York, le foto, oltre quella della piccola Amal, si susseguono una dopo l’altra. Dopo alcuni problemi tecnici sul sito social per eccellenza, Facebook, queste immagini stanno dilagando in Rete. Anche i commenti allo stesso articolo sono lo specchio di reazioni che ci fanno venire spontanea una domanda e una riflessione – diciamo - sdegnata:
ma cosa si aspettavano da una guerra tutti coloro che si stupiscono? Sono secoli che queste cose si sanno. Certo le immagini rendono meglio quello che si legge tutti i giorni sui media e, magari, spesso si vede anche nella strada accanto alla nostra. Quello che più preoccupa, al di là dei singoli esseri umani responsabili di queste situazioni (ognuno si gestisca le proprie fiamme o vergini del paradiso che siano) sono le istituzioni che ne sono coinvolte. Due Paesi sovrani, Iran e Arabia Saudita che - finanziando le fazioni in lotta, fazioni che altrimenti non avrebbero neanche gli occhi per piangere, altroché bombe e proiettili – sono responsabili di quello che vediamo in queste immagini del quotidiano di New York, consapevoli che si tratta solo della punta di un iceberg. A noi, istituzioni iraniane e saudite fanno schifo, così come fanno schifo tutte le altre istituzioni che hanno anche un briciolo di responsabilità in situazioni come quella yemenita (incluse le istituzioni italiane che non fanno nulla per impedire la vendita di armi a Paesi e fazioni belligeranti).
Questi bimbi servono solo a ricordarcelo e, auspichiamo, ad agire di conseguenza a partire dal nostro quotidiano.
Qui l’articolo e le immagini del NYT
 
 
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