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George Soros, 'venduto a Giuda'?
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Articolo di Redazione
14 aprile 2017 12:53
 
 E’ diventato la bestia nera di Viktor Orban. Il primo ministro ungherese ha moltiplicato gli attacchi contro il miliardario americano di origine ungherese, George Soros. Il 4 aprile, il Parlamento ha promulgato una legge che prevede che le universita’ non europee non possano concedere diplomi ungheresi senza aver prima stipulato un accordo con il governo ungherese. Questi istituti dovranno inoltre dimostrare che hanno un’attivita’ sul loro territorio d’origine. Una legislazione che prende di mira direttamente l’Universita’ dell’Europa centrale (CEU), fondata nel 1991 da Soros e con base a Budapest. “La CEU ha truffato coi suoi diplomi. Non e’ che essendo miliardari si e’ al di sopra della legge”, si e’ giustificato il capo del governo, dovendo affrontare una serie di manifestazioni senza precedenti contro la sua decisione.
Tre giorni dopo, il Fidesz, il partito di Orban, ha depositato un nuovo progetto i legge, che obblighera’ questa volta le ONG a dichiarare i loro finanziamenti stranieri di piu’ di 23.000 euro l’anno. I nomi dei donatori saranno messi in una lista pubblicata su un sito pubblico. Una legge che non puo’ non ricordare quella degli “agenti stranieri”, adottata in Russia nel 2012 o la nuova legge di Pechino che regolamenta le “attivita’ delle organizzazioni non governative straniere”, entrata in vigore il 1 gennaio. “Putin e’ stato il pioniere, Orban ha seguito i suoi passi e riproduce uno schema molto simile”, dice Jacques Rupnik, direttore delle ricerche a Sciences-Po e specialista dell’Europa centrale. Inoltre, la Open Society Foundation (OSF), creata da Soros e che dispone di un budget nel 2017 di 940,7 milioni di dollari, figura in testa a questa lista nera. Nel 2016, essa ha distribuito 3,6 milioni di dollari (3,4 milioni di euro) alle ONG ungheresi.
Orban non nasconde piu’ la sua avversione per il filantropo di 86 anni. In un discorso sullo “stato dell’Ungheria” lo scorso 10 febbraio, il primo ministro ha denunciato “l’impero transfrontalierio di George Soros con la sua fortuna colossale e la sua sporca artiglieria internazionale” e accusa le sue organizzazioni di “lavorare instancabilmente per trasportare i migranti in Europa a centinaia di migliaia”.
“Societa’ aperta”
Ma chi e’ George Soros? “L’architetto del caos”, titola il sito pro-Cremlino, Sputnik, in un lungo ritratto datato 2015, “Lo psicopatico degli psicopatici”, rincara Russia Today nel 2016. Se si e’ attirato le ire dei siti filo-russi, non e’ una cosa campata in aria. Il suo profilo ha tutto per poter dispiacere: multimiliardario -Forbes stima la sua fortuna in 25,2 miliardi di euro-, ebreo e finanziere mondializzato conosciuto per le sue iniziative acrobatiche. Nel 1992, diviene “l'uomo ch fece saltare la Banca d’Inghilterra” speculando contro la sterlina, Operazione nel corso della quale aveva intascato piu’ di un miliardo di dollari in meno di ventiquattro ore.
Oggi, e’ soprattutto la sua attivita’ filantropica quella per cui Soros e’ riconosciuto sulla scena internazionale. Nel 1984, ha creato la Open Society Foundation, basata sulle idee del suo modello, il filosofo austriaco Karl Popper. Che difende il concetto di “societa’ aperta”, basata sulla liberta’ e i diritti dell’uomo, in opposizione alle societa’ autoritarie. “C’e’, ed e’ quello che in realta’ e’, un finanziere ebreo, e ci si ritrova dietro un immaginario, ma anche cio’ che fa: sostenere tutti i movimenti in Europa dell’est per la democrazia, attraverso la propria struttura, Open Society, che lotta contro queste tendenze autoritarie”, dice a Libération Loic Tregourès, dottore in Scienze politiche all’Universita’ di Lille-2 e specialista dei Balcani.
Diversi dirigenti dell’Europa centrale e dei Balcani lo hanno anche eretto come nemico pubblico numero 1. Lo accusano di interferire nelle questioni dei loro Paesi attraverso le ONG che finanzia. “Trattare qualcuno come ‘sorosoide’, e’ un modo di poterlo squalificare nei confronti dei loro oppositori, dicendogli che sono traditori e persone manipolate da Soros e dalla Cia”, spiega Tregourès.
In Macedonia, l’ex-primo ministro e attuale capo del partito nazionalista VMRO-DPMNE, Nikola Gruevski, ha fatto appello ad una “de-sorosizzazione” della societa’ ed ha avviato lo “Stop Operation Soros Movement (SOS). Un’organizzazione realizzata per mettere in evidenza le “attivita’ sovversive di tutte le organizzazioni di George Soros”, secondo i suoi fondatori.
Anche in Polonia, il fondatore del partito al potere Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, ritiene che le ONG finanziate da Soros vogliano delle “societa’ senza identita’”. La fondazione Stefan-Batory, fondata nel 1988 da Soros, ne fa le spese anche se in misura minore. “Siamo attaccati verbalmente, essenzialmente dai giornali vicini alle autorita’, per cio’ che facciamo, rappresentando la cultura democratica, liberale, ma anche per i nostri legami con Soros -spiega Aleksander Smolar, presidente della fondazione-. Ma niente, al momento, che sia pericoloso o che possa minacciare l’esistenza legale dell'istituzione. Non e’ paragonabile con quanto accade in Ungheria, perche’ Soros, di origine ungherese, non svolge un ruolo molto importante in Polonia”.
“Venduto a Giuda”
Lungi dall’essere nuovo, questo movimento anti-Soros si e’ cristallizzato alla meta' degli anni 2000, nel contesto delle rivoluzioni colorate, “che sono, secondo i suoi dirigenti, fomentate da Soros e dalla Cia”, dice Tregourès. “Si puo’ anche andare piu’ lontano: negli anni 1990, il presidente croato Tudjman trattava i suoi oppositori come ‘venduti a Giuda’. Il Giuda in questione era gia’ Soros che, secondo Tudjman, finanziava la sovversione”.
Oltre Atlantico, la figura di Soros divide anche li’. Fervente sostenitore di Hillary Clinton, Soros ha moltiplicato, nell’ambito del Forum economico mondiale di Davos a fine gennaio, le ripicche contro Donald Trump, un “apprendista dittatore" che “fallira’”. “Orban e gli altri nazionalisti autoritari dell’Europa dell’est che sono al potere o in gestazione, hanno in comune con Trump la loro opposizione a Soros”, spiega Jacques Rupnik. “Trump rappresenta l’opposizione alla ‘societa’ aperta’ e il suo arrivo alla Casa Bianca legittima le loro derive autoritarie. Essi sentono che il vento e’ girato, non solo all’est con la Russia e la Turchia, ma anche all’ovest con la Brexit e Trump, entrambi vincitori della ‘chiusura’”.
“Essi considerano che non c’e’ piu’ pressione e che la via e’ aperta -aggiunge Tregourès-. E non c'e' l’Ue che ponga loro dei problemi: il loro unico interesse e’ che la regione sia stabile”. Il 12 aprile, la Commissione europea si e’ detta “preoccupata” delle leggi adottate in Ungheria e potrebbe lanciare delle procedure di infrazione al diritto europeo.

(articolo di Estelle Pattée, pubblicato sul quotidiano Libération del 13/04/2017)
 
 
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