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Non e' piu' online il vocabolario De Mauro. La miopia dell’editoria italiana
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Articolo di Alessandro Gallucci
12 ottobre 2009 11:12
 
Dalla scorsa settimana il dizionario "De Mauro" della casa editrice Paravia non è più online.
La notizia non è stata accolta con favore dagli utenti; dopo qualche ora, infatti, tante persone, per lo più incredule, hanno iniziato a commentare il fatto, rammaricandosi, protestando fino al punto –secondo quanto si legge– di essere censurate. Il tutto per chiedere alla Paravia di tornare sui propri passi, riattivando il servizio.
La casa editrice non è fallita, il sito non è sotto l’attacco di qualche hacker; la motivazione alla base dell’interruzione del servizio è molto più scarna e, quanto meno, originale: "Siamo rammaricati ma dobbiamo porre termine al servizio, essendo l’opera fuori catalogo". Solitamente gli scarti e le rimanenze di magazzino si regalano o si vendono a prezzi stracciati, non per la Paravia le cui edizioni fuori catalogo, evidentemente, diventano pezzi da collezione!
Niente di illegale, per carità; la consultazione era gratuita e non è stato leso il diritto di nessuno. Una decisione legittima, ma criticabile; l’ennesima dimostrazione dell’incapacità e dell’imbarazzo delle nostre case editrici nell’utilizzo di Internet. La riprova di una strategia commerciale che non vede al di là di un palmo dal proprio naso. Internet non è il futuro, Internet è già il presente. Investire oggi sulla Rete significa ottenere dei profitti già nell’immediato, e per il futuro avere una posizione di vantaggio rispetto agli altri.
Nei scorsi giorni, Steve Ballmer, presidente della Microsoft, in viaggio in Italia, annunciava, sventolando un foglio di carta pieno d’appunti, che tra pochi anni la tecnologia permetterà di mettere in soffitta carta e penna. Sempre la scorsa settimana, Amazon ha annunciato che lancerà sul mercato internazionale Kindle, lettore e-book di ultima generazione che grazie ad un sistema di connessione wireless permetterà di leggere ogni genere di prodotto editoriale in ogni luogo.
E’ assodata l’idea che l’avvento di Internet ha cambiato il modo di fare comunicazione; ognuno, nel proprio browser, sotto la voce preferiti, ha una piccola biblioteca virtuale che sta superando e soppianterà definitivamente il classico cartaceo. La diffusione dell’informazione, del sapere, della cultura in genere, sta cambiando mezzo, se ne sono accorti tutti; quasi tutti. Insomma, è sufficiente parlare per luoghi comuni per capire l’harakiri commerciale della Paravia. Sparire da Internet, ignorare questo mezzo di comunicazione, significa, oltre che non capire le esigenze della propria utenza, voler ridimensionare la propria presenza sul mercato. Quante persone, oggi, spendono soldi per una scheda telefonica? Quante per una ricarica per il cellulare. Di qua a breve sarà lo stesso per editoria tradizionale ed editoria elettronica.
Si è persa la bussola, preferendo rimanere ancorati ad un pezzo d’antiquariato: il materiale cartaceo. Per una casa editrice che vanta una storia editoriale bi-centenaria, tanto sbandierata sul proprio sito Internet, un simile comportamento è la conferma a questo pensiero.
La scelta, inoltre, non può vantare improbabili motivazioni di carattere economico. Non si tratta di un quotidiano on-line o di un portale che, per il contenuto, necessita di costante manutenzione ed aggiornamento; quand’anche fosse così, nell’ottica del mantenimento di un servizio, non sarebbe assurdo introdurre spazi commerciali o, meglio ancora, chiedere il contributo economico dei propri utenti. Wikipedia, per citare l’esempio più eclatante, noi dell’Aduc e tanti altri esempi sul web, fondano la propria esistenza sul supporto dei propri utenti e sostenitori. Probabilmente, lo snobismo culturale che invale in una certa intellighenzia editoriale non fa comprendere che il sostegno dei propri utenti non è una forma di carità ma, semplicemente, la nuova forma di corrispettivo per i servizi offerti. E’ più che probabile che prima di sospendere il servizio la Paravia non abbia nemmeno sondato l’ipotesi di chiedere un sostegno ai propri utenti.
Il nostro auspicio è quello di vedere ripristinato il servizio in favore di quegli utenti"traditi" da tanto estemporanee quanto immotivate.
 
 
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