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Lo scandalo del 'SuperBollo' sui dossier titoli
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Articolo di Alessandro Pedone
29 settembre 2011 13:12
 
Nel marasma di tutto quello che è accaduto ad Agosto, è passato ormai nel “dimenticatoio” la questione del “SuperBollo” introdotto dal Governo con la manovra di Luglio (Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2011, n. 111).
Ne abbiamo già parlato in questo articolo del 25 luglio con aggiornamenti del 4 Agosto: Il nuovo bollo sul dossier titoli: siamo ancora nella confusione più totale.

Una vera e propria patrimoniale sui titoli
Prima della riforma, l'imposta di bollo aveva un costo relativamente contenuto, pari a 34,20 euro sul dossier titoli a prescindere dal contenuto.
Con la riforma, l'imposta di bollo è diventata una sorta di patrimoniale “mascherata” poiché l'imposta è drammaticamente più elevata in funzione della consistenza del dossier titoli.
Non si parla di un “ritocco del 5 o 10 per cento” ma di aumenti che variano (dopo il 2012) dal minimo del 672% al massimo di oltre il 3200%! Si sta parlando di cifre molto rilevanti che a regime arrivano ad incidere per circa lo 0,5% all'anno!
Si tratta, quindi, di una vera e propria patrimoniale mascherata profondamente ingiusta per le modalità di prelievo.

I punti di criticità
L'art. 53 della costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”
La progressività è la caratteristica dell'imposta la cui aliquota si incrementa con l'incrementarsi della base imponibile. Nel caso della nuova imposta di bollo, paradossalmente, chi ha di più paga un'aliquota inferiore! Si tratta, in pratica, di una patrimoniale inversa.
Vediamo i numeri. A partire dal 2013 un dossier titoli con una consistenza di 150.000 euro pagherà un bollo pari a 780 euro, ovvero lo 0,52%. Chi avrà un dossier titoli con una consistenza di 500.000 euro pagherà un'aliquota dello 0,22%! Alla faccia della progressività.
Dal momento che oltre la consistenza di 500.000 euro il bollo è sempre lo stesso, è facile calcolare che chi ha dossier pari a 1.000.000 di euro pagherà un'aliquota pari alla metà dello 0,22% (quindi 0,11%) e chi ha un dossier di 2.000.000 pagherà un quarto! Per dossier ancora più consistenti, il bollo diventa quasi trascurabile.
Quindi: chi ha moltissimo, in sostanza si evita la patrimoniale, chi ha dossier fra i 50 ed i 200 mila euro si becca una tassazione molto pesante. Questo è intollerabile!
Ma non è tutto, purtroppo ci sono ingiustizie ancora più gravi.
I criteri di calcolo per determinare la consistenza dei dossier titoli (in base al quale si determina la tassa da applicare) implicano conseguenze assolutamente folli.
La norma dice che la consistenza si calcola in base al valore nominale dei titoli, quando non è presente si applica il valore di rimborso e solo se questi due criteri non ci sono si applica (finalmente!) il prezzo di mercato.
Il primo problema riguarda i risparmiatori che hanno avuto la sventura di investire in obbligazioni cadute in default. Questi risparmiatori pagano una tassa su un patrimonio sostanzialmente inesistente (oppure nel migliore dei casi in patrimoni infinitamente più bassi del valore nominale).
E' una ingiustizia che grida allo scandalo il fatto di tassare un risparmiatore che ha già subito una perdita estremamente consistente col suo investimento.
Non si può parlare di tassazione, ma solo di incredibile vessazione!
Il criterio del valore di nominale per alcune tipologie di strumenti finanziari è del tutto priva di senso, è il caso –ad esempio– della azioni. Il valore nominale, nelle azioni no ha alcun collegamento con il valore di mercato. Due investitori che investono la stessa medesima cifra in due azioni diverse si possono trovare a pagare una tassazione totalmente diversa. Un milione di euro in azioni Tods paga un bollo di circa 35 euro, la stessa cifra in azioni Unicredit paga un bollo di 680 euro (dopo il 2013 di 1.100 euro). La medesima manifestazione di capacità contributiva viene tassata circa 20 volte di più solo perché il contribuente ha scelto di investire in un'azienda al posto di un'altra. E' palese come questo sia profondamente ingiusto.
C'è, infine, il problema delle obbligazioni così dette zero coupon. Senza entrare troppo in tecnicismi, si tratta di una questione simile alla precedente. Per la maggioranza delle obbligazioni, il valore nominale costituisce un'approssimazione accettabile del valore di mercato del titolo. Ci sono però alcune obbligazioni –come le zero coupon con scadenze molto lunghe- per le quali il valore nominale è molto più elevato (anche del 300 o 400 per cento) del valore di mercato. Ancora una volta, è profondamente ingiusto che due investitori con un patrimonio identico debbano pagare tasse diverse solo perché hanno scelto una diversa tipologia di obbligazioni.

Cosa si può fare?
Il sistema fiscale italiano è un guazzabuglio di ingiustizie e di illogicità. Non è affatto semplice contestare una tassa, per quanto assurda possa essere come in questo caso. Non vogliamo creare false illusioni. Ciò nonostante crediamo che questa tassa sia particolarmente inaccettabile e sentiamo il dovere di contestarla in ogni sede.
I professionisti che collaborano con l'Aduc stanno studiando le varie modalità che potranno tecnicamente essere utilizzate per massimizzare le probabilità di ottenere giustizia, almeno parzialmente. La strada sarà molto lunga, ma –come per tutte le altre battaglie nelle quali abbiamo creduto– andremo fino in fondo.
Per il momento invito chiunque desideri esprimere il proprio sostegno ad una battaglia di questo tipo a lasciare un proprio commento al termine di questo articolo.
 
 
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