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Vienna, città pilota per l'uguaglianza di genere
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Articolo di Redazione
7 maggio 2018 15:55
 
 Franziska Ullmann ha costruito il primo quartiere femminista di Vienna? “In realta’, ho soprattutto dato prova di buon senso, per migliorare la qualita’ della vita di tutte e di tutti”, risponde l’architetto austriaco mentre passeggia nei corridoi del Frauen Werk Stadt (“donne, lavoro, città”). Completato nel 1997, questo insieme di palazzi di habitat sociale, costruito da quattro donne architetto, e’ diventato un riferimento internazionale in materia di alloggio pensato per l’uguaglianza tra uomo e donna.
Al centro del progetto: la volonta’ di facilitare al massimo la vita quotidiana, che rimane essenzialmente, in Austria come altrove, garantita dalle donne: si occupano di bambini, di persone anziane, cucinare, fare la spesa, le pulizie… “L’idea -spiega Giulia Custodi, ricercatrice e architetto in politiche urbane di genere- e’ di considerare la case come un luogo di lavoro, e rendere piu’ facile la loro routine”. In modo che le incombenze casalinghe possano, infine, essere meglio ripartite tra i sessi.
Prima iniziativa forte, un asilo pubblico e un centro medico sono stati realizzati nel cuore della residenza Frauen Werk Stadt. Ma quello che colpisce visitando questo complesso di palazzi moderni, e’ l’attenzione dedicata agli spazi comuni. Spazi protetti e pedonali che condividono i 357 appartamenti: corridoi, giochi per i bimbi e i ragazzi, banchi, giardini, garage per biciclette… “L’idea e’ stata di creare dei vasti spazi in sicurezza dove le persone si sentono responsabili -spiega Ullmann-. I palazzi sono di sei piani ed hanno tutti delle finestre larghe e dei balconi, per avere un forte legame con cio’ che accade in basso. Dalla propria cucina, si ha una vista diretta sulla zona pedonale e sull’area giochi”.
A Frauen Werk Stadt tutto e’ stato fatto per stimolare degli incontri, e creare quella confidenza tra vicini che rende la vita piu’ facile: scambio di servizi, guardarsi i bambini gli uni con gli altri. I colori e le scale sono larghe e illuminate dalla luce esterna, “perche’ quando non c’e’ luce naturale, non si e’ stimolati a fermarsi per discutere”. Ogni piano ha solo quattro appartamenti, onde evitare l’anonimato. La sala comune con le lavatrici non e’ stata relegata nel sottosuolo, ma installata all’ultimo piano, e si apre su un tetto in una terrazza che puo’ essere utilizzata alla bisogna. “Un’idea semplice che nessuno aveva mai avuto”, prosegue l’architetto. Per creare una sensazione di sicurezza, il parcheggio e’ illuminato dalla luce del giorno, meno angosciante dei neon dei sotterranei. E cosi’ di seguito.
Dopo il progetto pilota di Frauen Werk Stadt, la capitale austriaca ha intrapreso una cinquantina di progetti di sviluppo urbano sensibili al genere ”gender mainstreaming”, secondo il vocabolario dell’Unione europea, che promuove questa politica. Una filosofia ugualmente applicata in Germania, in Danimarca e in Svezia da diversi anni, ma ancora poco conosciuta in altri Paesi.
A Vienna, questa politica ha assunto una dimensione notevole. Occorre dire che in termini di urbanismo, la capitale dell’Austria ha una particolarita’: il 60% degli appartamenti della citta’ sono abitazioni sociali sovvenzionate dall’amministrazione comunale -a Vienna, le case popolari danno alloggio a buona parte della classe media. La gran parte delle nuove costruzioni sono avviate dalla citta’.
Considerazione di tutte le eta’ della vita
Pioniere in materia, la capitale austriaca l’ha anche teorizzata, producendo guide, check-list e articoli sul tema che si intendono, al di la’ della questione sull’eguaglianza uomo-donna, come importanti per la considerazione di tutte le eta’ della vita. Alcuni palazzi di habitat sociale sono stati, per esempio, concepiti per permettere il raggruppamento tra persone anziane, che abitano in appartamenti adattati alla bisogna, e i loro bambini. Altri palazzi sono stati costruiti con dei piani flessibili, in cui si possono cambiare facilmente il numero di pezzi in base alle tappe della vita.
A Vienna, l’urbanismo “sensibile al genere” e’ il momento culminante di una lunga riflessione, avviata nel 1991. In quell’anno, Eva Kail, che lavora come urbanista al Comune, organizzava una mostra sul ruolo delle donne nella citta’. “Si mostravano cose di cui le persone non avevano consapevolezza, come il fatto che la maggior parte degli automobilisti sono uomini, o che le donne, che si assumono a priori le incombenze quotidiane, hanno delle traiettorie di spostamenti molto complesse. Si e’ anche affrontata la questione della sicurezza in strada. La mostra ebbe un enorme successo”, ricorda Kail. Una dinamica e’ stata lanciata.
Un anno dopo, la citta’ si e’ dotata di un ufficio per le donne, che trattava particolarmente le questioni di violenza e di molestie, poi di un ufficio di coordinamento per la pianificazione urbana che si occupava dei bisogni delle donne, che faceva parte della direzione generale dell’urbanismo.
Oggi, se c’e’ una particolare iniziativa in merito, e’ particolarmente visibile, ed e’ la sistemazione dei parchi. Dopo un’inchiesta, il Comune si e’ concentrato su quelli che erano ignorati dalle ragazze a partire dai 10 anni. Ed ha cominciato a prendere tutta una serie di provvedimenti per invertire questa tendenza.
Costruito su un ex-sito industriale, il nuovo parco Rudolf-Bednar riflette questa volonta’. Questa vasta estensione verde ha uno spazio per il volley, delle piattaforme-isolotti che permettono di incontrarsi, delle amache nelle zone tranquille, delle toilette.. Circondato da palazzi residenziali, senza boschi, recinti o ostacoli visivi, il parco e’ stato concepito per creare una sensazione di sicurezza. Per attirare le famiglie e le persone anziane, la cui presenza e’ un fattore di confidenza, con numerosi giochi per bambini, panchine al sole o all’ombra.
A Mariahilf, altro quartiere pilota di questa politica, alcuni semafori prevedono tempi supplementari per i pedoni che devono attraversare, i marciapiedi sono piu’ larghi, l’illuminazione notturna e’ stata rafforzata in alcuni luoghi, e sono state costruite delle toilette pubbliche.
Anche la segnaletica viene adeguata
La citta’ ha intrapreso un lavoro sulla segnaletica. Nei bus, le figurine stilizzate fanno vedere una persona con un bimbo, con priorita’ per sedersi in alcuni posti, e c’e’ anche una versione femminile oltre quella maschile. “Dettagli che permettono di cambiare le rappresentazioni”, dice Ursula Bauer, incaricata alle politiche di “gender mainstreaming” al Comune di Vienna.
Rimane il fatto che questo approccio suscita delle critiche. Sforzandosi di differenziare i comportamenti e i bisogni delle donne, non si rischia di rafforzare alcuni stereotipi che assimilano le donne a vittime, a madre o badanti? “L’effetto positivo del ‘geneder mainstreaming’ ricade sulla maggior parte delle donne, ma anche su un numero crescente di uomini, che sono sempre di piu’ disponibili per questi compiti”, nota Giulia Custodi.
Al di la’ dell’urbanismo, questa considerazione del genere si e’ estesa praticamente a tutti i servizi del Comune di Vienna -sport, salute, sociale, sviluppo economico..-, con formazioni ed esperti in materia. Dal 2005, la citta’ ha anche messo a disposizione un budget sensibile al genere: tutti gli assessorati devono dimostrare di trattare uomini e donne nello stesso modo.
“Questo metodo ha obbligato i servizi ad esser tali anche verso il pubblico, a fare dei conti”, dice Bauer. Il Comune e’ anche dotato di una piattaforma online, che permette di vedere ogni tipo di informazione legata alla citta’ con le differenze di uso da parte degli uomini e delle donne. Una leva “molto efficace”, secondo Bauer, per rilevare le ineguaglianze che talvolta sono invisibili.

(articolo di Jessica Gourdon, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 07/05/2018)
 
 
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