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Fortunati come cani in chiesa. Sul serio
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
21 giugno 2019 12:40
 
Avevo anche altro da scrivere, ma siccome sono cose di una certa qual durezza, preferisco dedicarmi a una notizia apparsa ieri su “La Stampa” che dà conforto e fiducia.
La quale mi ha spinto a fare altre ricerche in rete e a scoprire che, finalmente, il detto “Fortunato come un cane in chiesa” non deve più suonare sarcastico, come una volta, quando i cani venivano scacciati dalle chiese, bensì molto serio e veritiero.
Anche se ci sono ancora dei casi di cuori chiusi, come quello del parroco di una chiesa del torinese, che ha preteso che il labrador del defunto restasse fuori della chiesa, piangendo e ululando, per tutto il tempo della sosta in chiesa del feretro, i cani sono sempre più spesso i benvenuti in chiesa anche durante le celebrazioni religiose.
 
Ma andiamo per ordine.
Ieri, appunto, mi sono imbattuta in una notizia fresca che viene dal lontano Brasile
In una parrocchia cattolica, mentre si stava celebrando la messa, è entrato un cane che evidentemente si è diretto fino all’altare, trovando un’ottima accoglienza. Il celebrante, che in quel momento era seduto durante l’esecuzione di un canto, lo ha lasciato accucciarsi ai suoi piedi e perfino giocare con veste e stola, usando molta dolcezza per “salvarle” dalla gioia del quattrozampe.  Vale la pena guardare il breve video.
Nella ricerca di ulteriori testimonianze in questo senso, ho trovato un’immagine toccante e un breve articolo che viene dal Comune di Santopadre, in provincia di Frosinone. Qui un cagnolone randagio usa assistere da parecchi mesi alla celebrazione della messa, stando buono buono alle spalle del celebrante. La notizia si è diffusa anche oltre i confini del Comune laziale da quando la fotografia è stata pubblicata su Facebook, ai primi di giugno, ottenendo molti consensi.
Anche qui parroco e comunità hanno bene accolto il singolare “chierichetto” che ha un aspetto molto serio e compreso della sacralità del luogo e dell’azione liturgica.
Una terza notizia, sempre nel senso dell’accoglienza in chiesa degli amici a quattro zampe, e la più commovente delle tre, risale al 2013 e viene da San Dònaci, in Provincia di Brindisi. Qui l’anziano pastore tedesco, Ciccio, assiste quotidianamente alla messa sotto gli scalini che portano all’altare, e attende la sua umana Maria, che non c’è più, ma che lo portava sempre con sé alla messa. Ciccio, si legge nell'articolo, è stato adottato dal parroco e dall’intera comunità, che provvedono al suo vitto e alloggio.
 
Io stessa ho avuto la fortuna e la gioia di essere testimone di fatti analoghi qui nelle vicinanze di Firenze, che risalgono già a diversi anni fa.
In una chiesa della provincia, al limite tra città e campagna, di cui conoscevo bene il parroco, c’era una canina che usava recarsi a messa la domenica con una signora parecchio anziana, che lei aveva eletto a sua amica, anche se i suoi padroni erano altre persone. Il parroco, che conosceva bene questa situazione, mi diceva che la bestiola era la consolazione più grande per questa signora; le faceva compagnia giorno e notte con molto rispetto e tenerezza.
Infine, mi piace citare il caso di un piccolo gruppo di monaci, in un eremo del Chianti, che avevano adottato un quattrozampe, di nome Simba, il quale stava con loro anche durante la celebrazione della messa, compunto e silenzioso, seduto sulla stessa panca di pietra dietro l’altare.

Sono belle immagini, bei messaggi che mi porto nel cuore e negli occhi, e mi rallegro nel constatare che si può essere finalmente sempre più  fortunati come i cani in chiesa. Proprio nel senso letterale della frase.
 
 
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