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Giuseppe Conte - Italia stato di diritto. Ora i fatti
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
29 luglio 2019 11:42
 
Se qualcuno, non solo un anno fa, ma anche appena cinque giorni fa, mi avesse detto che avrei potuto dire due parole positive per Giuseppe Conte, gli avrei riso in faccia.
 E invece stamani mi sono dovuta ricredere, dopo aver letto la sua presa di posizione sulla gravissima scorrettezza accaduta nella caserma dei carabinieri, dove uno degli indagati per il barbaro omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega è stato bendato (e la fotografia è uscita da quella stanza e rimbalzata sui social).
Infatti il presidente del Consiglio, liberandosi dalla consueta sottomissione nei confronti del suo vice, lo sfrenato ministro dell’Interno che ha minimizzato l’episodio, rilascia una dichiarazione che almeno a me appare pienamente condivisibile per la sua elevata tensione morale e giuridica. Tra l’altro, su Facebook, egli afferma:

Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento. Chiariamolo bene: ferme restando le verifiche di competenza della magistratura, riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati. Parimenti censurabile è il comportamento di chi ha diffuso la foto via social in spregio delle più elementari regole sulla tutela della privacy”.
E poi prosegue:
“L’Italia è uno Stato di diritto. È la culla della civiltà giuridica dai tempi dell’antico diritto romano. Abbiamo princìpi e valori consolidati: evitiamo di cavalcare l’onda delle reazioni emotive tenuto anche conto che la nostra legislazione, in caso di omicidio volontario, contempla già l’ergastolo e non consente più sconti di pena. Tutto questo anche per merito di norme più severe introdotte da questo Governo. Piuttosto dobbiamo ora vigilare affinché tutti coloro che hanno compiti di responsabilità facciano in modo che le norme siano rigorosamente applicate”.
 
Bene, quindi, Giuseppe Conte! Anche se avrebbe potuto pure dire due parole sul pericolo che quel fatto si dimostri un tremendo autogol che si può ritorcere sull’andamento delle indagini e sull’auspicabile veloce processo. Infatti, i difensori degli indiziati ringraziano e sono già al lavoro.
Comunque, bene che prenda finalmente le distanze da questa pericolosissima scheggia impazzita del suo governo, che semina odio a piene mani (ignorando, è vero, che chi semina vento raccoglie tempesta – ma intanto lanciando di continuo dei veri e propri tornado).
 
Ma ora voglio vedere se il presidente del Consiglio farà seguire fatti concreti a queste sacrosante parole – perché purtroppo so che le parole le sa usare fin troppo bene e in molti casi è stato per non dire alcunché!
E lo aspetto all’irrinunciabile banco di prova della liberazione della Motovedetta della Guardia Costiera “Bruno Gregoretti” con 131 naufraghi – naufraghi, non migranti! – a bordo, di cui 50 raccolti in prima battuta giorni fa dal peschereccio “Accursio Giarratano” , la cui storia è bene leggere e meditare.
Dunque, liberare la nave dal sequestro che il suo vice leghista reitera in continuazione, e che, sempre intollerabile, lo è a maggior ragione verso una nave della Guardia Costiera, che, pur essendo della nostra stessa Marina militare, è però inquadrata nell’ambito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il cui titolare, sempre pronto a dire NO a tante iniziative affermate dal solito vicepresidente del Consiglio, gli si prostra servilmente ai piedi, quando invece si tratterebbe di dirgli un bel NO sul sequestro delle nostre Motovedette e sulla presunta chiusura dei porti allo sbarco dei naufraghi.
Non c’è altro modo per tutti e due, e gli altri del Movimento che salvarono il loro amato/odiato collega dal doversi presentare in tribunale nel caso della nave “Diciotti”, per riscattarsi da quella vergogna che ha reso certo dell’impunità il suddetto ministro dell’Interno che sta venendo meno al suo giuramento di fedeltà alla Costituzione e calpestando con irrisione il nostro Stato di diritto, garanzia di uguaglianza e di salvaguardia della dignità di fronte alle leggi per ogni persona che si trova in Italia (cittadini italiani o no, senza distinzioni).
Staremo a vedere. E spero che sia un vedere cose finalmente in linea con uno Stato di diritto quale io desidero resti il mio Paese.
 
 
 
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