testata ADUC
OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO
Scarica e stampa il PDF
La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
15 aprile 2001 0:00
 
Primavera bislacca. Con qualche brivido che ti corre per la schiena. Non solo per la temperatura a volte piu' bassa di quella di febbraio, ne' al pensiero del dilemma pasquale "mangio l'uovo di cioccolata o non lo mangio", perche', a dispetto del film, la cioccolata, in francese o in italiano che sia, ti fa male lo stesso, ma soprattutto perche' e' tempo di cominciare a compilare il "730" o comunque a ordinare le carte per il "740", pardon, l'"UNICO", che sara' anche unico, ma intanto tutti gli anni e' li' che ti aspetta al varco.
E a tutto cio' si lega anche la domanda: l'otto per mille a chi lo do'? Perche', se non esprimo la mia preferenza, nei fatti la esprimo .... per lo Stato e la Chiesa cattolica, perche' cosi' vuole la legge. E l'altra, che credo attraversi la mente di tutti, almeno per un istante: ma di questi soldi che se ne fanno?
Cosi', mi e' venuto in mente di andare a curiosare sull'argomento, partendo dalla quota attribuita allo Stato. L'unico rendiconto preciso che ho trovato e' stato quello del 1999; di quello del 2000 ho rinvenuto solo una traccia nelle osservazioni di una commissione parlamentare.
Prima, pero', un sia pur breve riassunto "delle puntate precedenti", cioe' del perche' e per come esiste questa cosa che si chiama "Otto per mille". Per chi se lo sia dimenticato o, forse per ragioni anagrafiche, se lo sia ritrovato fra i piedi senza sapere chi ringraziare.

La nascita dell'OTTO PER MILLE va ricercata nella L.222/1985 che si intitola "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi" (vedi allegato) . Questa e' una legge scaturita dalla revisione del Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, che fu firmata da Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984.
L'art.47, secondo comma, di questa legge recita, infatti: "A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica", mentre il terzo comma stabilisce che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse". L'art.48 precisa meglio i binari su cui dovra' muoversi la gestione dell'otto per mille, affermando che: "Le quote di cui all'articolo 47, secondo comma, sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettivita' nazionale o di Paesi del terzo mondo".
Per completezza di informazione, va detto che, con la firma delle INTESE scaturenti dall'art.8 della Costituzione, avvenuta fra il 1984 e il 1993, la possibilita' di fruire dell'otto per mille e' stata estesa alla Chiesa valdo-metodista, all'Unione delle chiese cristiane avveniste del 7° giorno, alle Assemblee di Dio in Italia, all'Unione delle comunita' ebraiche, all'Unione cristiana evangelica battista in Italia e alla Chiesa evangelica luterana in Italia; e resta aperta per ogni altra religione o confessione religiosa che firmi, in futuro, un'Intesa con lo Stato italiano.

Resta pero' poco comprensibile come mai lo Stato si sia messo su questo piano concorrenziale con religioni e confessioni religiose, come mai sia ricorso a questo artificio che lo caccia in molte difficolta' e contraddizioni.

Attualmente la gestione dell'otto per mille devoluto allo Stato e' regolata dal D.P.R. 10 marzo 1998, n.76 (vedi allegato), in cui, all'art.2 si precisa che: "Sono ammessi alla ripartizione della quota dell'otto per mille a diretta gestione statale gli INTERVENTI STRAORDINARI per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali" (comma 1). Che cosa si considera per STRAORDINARIO a proposito di fame nel mondo e conservazione dei beni culturali cerca di dirlo (a me pare con modesti risultati per la mente del normale cittadino) l'art.2 (comma 6), quando afferma che: "gli interventi ..... sono considerati straordinari ...... quando esulano effettivamente dall'attivita' di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse finanziarie".

Un'ulteriore sosta su questo articolo. Il comma 2 prevede che "gli interventi per fame nel mondo sono diretti alla realizzazione di progetti finalizzati all'obiettivo dell'autosufficienza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, nonche' alla qualificazione di PERSONALE ENDOGENO da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di sottosviluppo e denutrizione che minacciano la sopravvivenza delle popolazioni ivi residenti". A parte la curiosita' di sapere cosa ha voluto dire il legislatore con "ENDOGENO" al posto di autoctono (che per le persone sembrerebbe, vocabolario alla mano, il termine corretto), cio' che colpisce e' il fatto che, a fronte di queste parole, nel 1999, ad esempio, per questo scopo e' stato stanziato lo 0,44% della cifra disponibile (e cioe' 154 milioni e mezzo su 34 miliardi e 740 milioni). L'impressione e' che qualcosa in questo settore non funzioni un gran che.

Il DPR 76/98 prevede inoltre che possano "accedere alla ripartizione ...... le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti pubblici e privati", escludendo ogni fine di lucro e dettando i requisiti soggettivi (art.3) e oggettivi (art.4) per poter usufruire del finanziamento.

Riportando le cifre dello stanziamento del 1999 per il settore "fame nel mondo", eccoci arrivati al nocciolo della questione. Come spende lo Stato i soldi dell'otto per mille?

Possiamo vederlo con precisione per il 1999, grazie al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 novembre 1999 .
Intanto va detto che lo stanziamento iniziale era stato di 198 miliardi. Com'e' che si e' arrivati, invece, ai 34 miliardi e 740 milioni che ho menzionato prima?

Ben 166 miliardi e mezzo sono stati spesi dal Governo con lo strumento del decreto-legge quindi saltando a pie' pari la disposizioni dell'art.7 (commi 1 e 2) del DPR 76/98, in cui si stabilisce che "entro il 30 settembre di ogni anno" il Presidente del Consiglio deve sottoporre lo schema del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille alle competenti commissioni parlamentari.
Di questi, mentre 26 miliardi sono stati attributi alla protezione civile per la ricostruzione nei comuni messinesi a seguito del terremoto del 14 febbraio 1999 (6 miliardi e mezzo) e per interventi straordinari dei Vigili del Fuoco relativi agli incendi boschivi (20 miliardi), e quindi destinati a uno scopo in linea con quanto richiesto dalla normativa, gli altri 140 miliardi sono stati spesi per missioni di pace. E qui la rispondenza alla normativa e' dubbia. Lo e' di certo nel primo, in cui 40 miliardi sono serviti a coprire le spesa della destinazione di 150 osservatori dell'OCSE in Kossovo e di 250 militari in Macedonia, perche' questo personale risulta dipendente da organismi e ministeri ben individuati che hanno un proprio bilancio con cui coprire le spese, e lo e' anche nel secondo caso in cui sono stati attribuiti 100 miliardi per l'assistenza ai rifugiati in Kossovo, perche' nella normativa si parla, si', di assistenza ai rifugiati, ma a quelli che sono in Italia. E per questi ultimi, nel 1999, la spesa a carico dell'otto per mille è stata di 829 milioni scarsi.
Cio' che e' rimasto (31 miliardi e mezzo) e' stato integrato da una successiva legge con altri 3 miliardi e 200 milioni e la ripartizione e' quella presentata nella tabella che segue, in cui le cifre sono espresse in milioni:

ANNO 1999 (IN MILIONI DI LIRE)

Fame nel mondo 154,46 - 0,44% - int. N.2;
Calamita' naturali 2.798 - 8,05% - int.n.7;
Assistenza a rifugiati - 828,714 - 2,4% - int. n.1;
CONSERVAZIONE BENI CULTURALI:
Interventi per la Chiesa cattolica 16.104,148 - 46,35% -int. n.26;
Interventi per opere civili 14.854,692 - 42,76% - int.n.29 .
TOTALI Soldi erogati: 34.740, interventi n. 65
NOTA BENE: Domande pervenute: 332, valide: 256; finanziate: 65.

Cio' che salta agli occhi in questa tabella e' che per la conservazione e il restauro di edifici religiosi cattolici e' stato speso il 46,35% del totale.
Perche' di questi edifici di culto non si e' presa cura, in primo luogo, la Chiesa cattolica con i proventi che le arrivano grazie agli articoli 46 e 47 della L.222/1985?
Perche' lo Stato, con i soldi dell'otto per mille, non favorisce il recupero di edifici civili che sicuramente ci sono, e che potrebbero rispondere anche ai bisogni di aggregazione della popolazione (penso ai giovani o comunque a chi ha ama fare musica, teatro o altro ancora, e ha difficolta' a trovare spazi dignitosi e a buon mercato)?
E anche: perche' lo Stato si e' arrogato il diritto di devolvere, nei fatti, alla chiesa cattolica del denaro che esplicitamente e' stato devoluto a esso Stato e altrettanto esplicitamente negato alla chiesa cattolica (e alle altre confessioni e religioni a cui e' possibile attribuirlo)? Non si configura questo fatto come un aperto dispregio della volonta' dei cittadini?

Per quanto riguarda la gestione dei fondi del 2000, come ho gia' accennato, l'unica fonte che ho trovato e' il resoconto della Commissione Istruzione della Camera (12.10.2000) , che fornisce comunque dati interessanti. Si viene infatti a sapere che anche l'anno scorso il Governo ha "sottratto" 110 miliardi (dagli originari 200) per prorogare missioni internazionali di pace, "che" -osserva questa Commissione- "potrebbero .... essere piu' opportunamente finanziate a carico di altri capitoli del bilancio". Dei restanti 90 miliardi, 11 sono destinati a interventi per calamita' naturali, 21 per l'assistenza ai rifugiati e 51 per la tutela dei beni culturali. Sarebbe importante sapere se, anche nel 2000, sono stati privilegiati di nuovo i luoghi di culto cattolici.

Dalla lettura di questo resoconto, cosi' come dei pareri della Commissione Bilancio del Senato del 1997 e del 1999, si nota l'esistenza di molti problemi inerenti alla gestione dell'otto per mille: dalla contestabilità dell'uso di ingenti somme con lo strumento del decreto legge alla ricerca di una "giustizia" nella distribuzione dei fondi non solo fra i vari settori (umanitario, ambientale e culturale), ma anche, e forse soprattutto, fra le varie regioni. Insomma, un bel motivo di ulteriori rammarichi, divisioni, polemiche.
Ed emerge così con forza il problema che sta alla radice: ma ha davvero un senso che lo Stato si metta in concorrenza con le religioni e si faccia assegnare un contributo da gestire "a scopi di interesse sociale, ambientale o umanitario", quando perseguire questi scopi fa parte integrante della sua ragion d'essere?
Lascio aperta la questione. Forse l'argomento e' capace di appassionare e c'e' caso che qualche lettrice o lettore abbia voglia di dire la sua.
Intanto BUONA PASQUA. Comunque sia intesa.
 
 
LA PULCE NELL'ORECCHIO IN EVIDENZA
 
AVVERTENZE. Quotidiano dell'Aduc registrato al Tribunale di Firenze n. 5761/10.
Direttore Domenico Murrone
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori